ZIMBABWE – Ad Harare i militari hanno preso il potere, ma non vi sono scontri

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Harare – “I militari hanno preso il controllo dei punti chiave della capitale: il palazzo presidenziale, il parlamento, l’aeroporto, la stazione dei bus, e le sedi di radio e televisione”, dicono all’Agenzia Fides fonti della Commissione delle Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Harare, la capitale dello Zimbabwe. Ad Harare nella notte del 15 novembre i militari hanno annunciato di “aver messo al sicuro” il Presidente Robert Mugabe. “Mugabe e la sua famiglia sono al sicuro e la loro sicurezza è garantita. Si stanno solamente prendendo di mira i criminali che lo circondano e che stanno provocando sofferenze economiche e sociali” ha affermato un portavoce militare.
“La situazione è relativamente tesa, non vi sono però scontri. I militari pattugliano le strade e carri armati circondano il Palazzo Presidenziale, la sede del Parlamento e altri edifici governativi. La maggior parte della popolazione si è comunque recata al lavoro” raccontano le fonti di Fides. “I media ufficiali non danno notizie. La radio trasmette solo canzoni patriottiche”.
“Prevale in ogni caso un certo buon umore tra la popolazione, come si nota dai messaggi scambiati attraverso i social media e parlando con le persone per strada. Mugabe e la moglie stavano dividendo ancora di più il Paese, e non si curavano di risolvere i mali della nazione, in particolare la disastrosa situazione economica. Rimane l’incertezza se saremo governati dai militari o dai civili”, osserva la fonte ecclesiale di Fides, che preferisce mantenere l’anonimato. “Per il momento i militari si sono mostrati amichevoli con la popolazione e non ci sono stati episodi nei quali i soldati hanno puntato le armi contro i civili. I confini sono aperti anche se sono sotto il controllo dell’esercito”, conclude la fonte di FIdes.
La tensione in Zimbabwe si era accesa per la lotta di potere all’interno dello ZANU-PF, il partito del Presidente Mugabe, che governa da quando il Paese ha ottenuto l’indipendenza nel 1980.
Ad ottobre all’annuncio che il Vice Presidente, Emmerson Mnangagwa, era stato avvelenato, il livello dello scontro era salito. Mnangagwa che si è ammalato ad agosto, era stato ricoverato in un ospedale in Sudafrica, dove i medici hanno stabilito che è stato vittima di un avvelenamento intenzionale, e non di un’intossicazione alimentare.
Mnangagwa è il principale candidato alla successione del Presidente Robert Mugabe, che ha 93 anni. Il suo rivale all’interno del campo presidenziale è la First Lady, Grace Mugabe, che è anche la prima personalità sulla quale si sono concentrati i sospetti dell’avvelenamento (vedi Fides 6/10/2017). La scorsa settimana Mugabe aveva rimosso dall’incarico Mnangagwa, suscitando le proteste della vecchia guardia dei militari che avevano lottato per l’indipendenza nazionale. Il Capo di Stato maggiore della difesa, Constantino Chiwenga, aveva minacciato un intervento dei militari nel caso in cui le epurazioni in corso nello ZANU-PF fossero proseguite. Chiwenga, la scorsa settimana aveva effettuato una visita in Cina. Le autorità di Pechino hanno dichiarato che si è trattato solo di “un normale scambio militare tra i due Paesi”, lasciando intendere che Chiwenga non ha messo al corrente la dirigenza cinese della preparazione di un golpe militare . Il Presidente del Sudafrica, Jacob Zuma, si è pronunciato contro un “cambiamento di regime incostituzionale” nello Zimbabwe.

Agenzia Fides

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