UCRAINA – È scontro aperto nell’est. La Caritas al lavoro tra i profughi

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Nel sudest dell’Ucraina, è ancora scontro aperto tra esercito e i separatisti filorussi: due gli elicotteri militari che i ribelli rivendicano di aver abbattuto, mentre Kiev comunica di aver catturato due blindati russi al confine orientale, anche se Mosca non conferma. Si combatte a Lugansk e soprattutto a Donetsk, dove il bilancio provvisorio è di 11 morti tra cui 6 civili. Via libera, intanto, sotto il controllo della Croce Rossa internazionale, al primo convoglio di aiuti umanitari inviato dalla Russia e destinato alla popolazione civile dell’Ucraina orientale da giorni fermo al confine. La crisi ha già provocato nel Paese circa 416 mila sfollati e le aree di conflitto sono praticamente isolate. In corso in queste ore, tra Sloviansk e Donestk, la missione della Caritas per valutare gli interventi possibili e visitare i campi di raccolta profughi. Tra gli inviati c’è Pasquale Ionta, di Caritas Germania. Gabriella Ceraso lo ha intervistato:

R. – Ci siamo fermati ai confini tra le due regioni, quindi fra Kharkiv e Donetsk, dove sono stati ospitati 35 mila rifugiati delle zone est dell’Ucraina. In questo momento, la situazione è abbastanza difficile e può diventare estremamente critica, perché le persone in questa zona sono ospitate nei centri estivi, che chiaramente non sono adatti per affrontare l’inverno ucraino, che dovrebbe iniziare verso metà ottobre.

D. – La gente, quindi, quando fugge ha dei centri di raccolta?

R. – Fino a questo momento sì, grazie alla solidarietà del popolo ucraino e grazie anche all’intervento della Caritas Ucraina. Stiamo parlando di almeno 35 mila persone, ufficialmente, ma il numero potrebbe essere tranquillamente raddoppiato. Di questi, sempre ufficialmente, si parla di novemila bambini. Le due regioni più colpite sono Lugansk e Donetsk.

D. – Che tipo di assistenza hanno per ora e cosa pensate quindi che si possa fare per loro?

R. – Caritas Ucraina ha già distribuito 150 mila litri di acqua a Sloviensk e stiamo valutando di aprire un ufficio di coordinamento a Kharkiv per distribuire cibo, vestiti, materiale per la cucina e per il riscaldamento. Il problema è che la situazione è molto volatile. La maggior parte dei profughi vorrebbero rientrare nelle zone di provenienza, ma non è sicuro. Anche noi abbiamo problemi di sicurezza per raggiungere Sloviansk.

D. – Infatti, si sa di colpi reciproci – da una parte l’esercito e dall’altra i ribelli – proprio in queste zone, dove siete voi. E’ questa la difficoltà maggiore?

R. – Questa è la difficoltà maggiore, anche perché dobbiamo veramente valutare con molta flessibilità e con molta attenzione i nostri interventi, che in questo momento devono essere veloci, ma devono essere anche facilmente modificabili con il variare della situazione di sicurezza. Speriamo che questa situazione migliori il più presto possibile. Abbiamo questa grossissima emergenza dell’arrivo dell’inverno e dell’inizio delle scuole. Molti rifugiati, infatti, sono stati ospitati fino a questo periodo in strutture scolastiche, che devono essere sgombrate, per dare la possibilità alle scuole di riprendere l’anno scolastico.

Fonte: Radio Vaticana

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