Sud Sudan – Il Vescovo di Yei: “La gente prega perché il Papa venga”

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Forte risonanza hanno avuto le parole del Papa che ieri, alla Chiesa anglicana di Ognissanti, ha prospettato la possibilità di una sua visita in Sud Sudan, paese martoriato dalla guerra civile e dove circa 100mila persone sono praticamente alla fame.

Sono tre i vescovi sudanesi – uno anglicano, uno presbiteriano ed uno cattolico – che hanno chiesto al Papa di visitare questo martoriato Paese, anche una sola giornata, assieme all’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby. Lo racconta lo stesso Papa Francesco che parla di un viaggio, allo studio, in Sud Sudan. Sull’eco di queste parole, sentiamo mons. Erkolano Lodu Tombe, vescovo di Yei, in Sud Sudan:
“I’m delighted, I am happy to hear that the Pope may come, may come to South Sudan. …
Sono entusiasta e felice di sentire che il Papa potrebbe venire in Sud Sudan! Il Santo Padre non ha promesso: lo spera. Per questo la gente ha detto: preghiamo per la venuta del Santo Padre in Sud Sudan. La sua venuta avrebbe un grande significato per la nostra fede e per la nostra vita, perfino per i non cristiani, per tutte le popolazioni del Sud Sudan …”.

Dopo decenni di sanguinoso conflitto, il Sud Sudan, cristiano e animista, riesce a ottenere l’indipendenza nel 2011 dal Nord arabo e islamico. Ben presto però, precisamente nel 2013, il Sud Sudan ripiomba nell’incubo di una nuova guerra civile, che poi, nonostante gli accordi di pace, si riaccende nel luglio dello scorso anno. A combattersi i gruppi che sostengono il presidente Salva Kiir, di etnia Dinka, e quelli legati al suo ex-vice, Riek Machar, di etnia Nuer. Si perpetuano uccisioni di civili, stupri, torture e saccheggi, sono ormai 100mila le persone ridotte alla fame, complice anche la carestia, e sono fra i 2 e i 3 milioni i sudanesi sfollati o fuggiti nei Paesi limitrofi. Sulla drammatica situazione, ancora mons. Lodu Tombe:
“The current situation in our Country, in South Sudan, is still the situation of a civil war …
In questo momento, il Sud Sudan vive la condizione di una guerra civile. Ci sono uccisioni, ci sono persone che scappano nei Paesi vicini, aggressioni e distruzioni di chiese sono all’ordine del giorno, eppure la gente del Paese è convinta che prima o poi tutto questo finirà. Noi tutti abbiamo la speranza che questa brutta situazione finisca presto. Non so quantificare il tempo, ma finirà, perché sia la Chiesa sia la gente sia il governo vogliono porre fine a questa brutta situazione nel nostro Paese”.

Un appello per il Sud Sudan, Francesco lo aveva levato mercoledì scorso, all’udienza generale. Aveva chiesto di far arrivare alle popolazioni sofferenti gli aiuti alimentari. E ancora, in un recente messaggio pastorale, anche i vescovi sudanesi hanno lanciato un accorato appello al mondo perché le parti tornino a negoziare, e hanno ribadito la loro di disponibilità a favorire questo dialogo. Quale, dunque, l’impegno della Chiesa in questo momento?
“Our intervention first of all is to make sure that the appeal of the Holy Father Pope Francis …

Il nostro intervento, prima di tutto, mira a far sì che l’appello che Papa Francesco ha lanciato, lo scorso 22 febbraio, alla comunità internazionale, arrivi veramente anche alle popolazioni del Sud Sudan. La crisi attuale è troppo pesante e il Papa ha detto che la comunità internazionale deve guardare alle sofferenze della gente del Sud Sudan. Quindi, anche la nostra voce lancia un appello e lo stesso governo del Sud Sudan ha dichiarato che ci sono migliaia di persone che stanno soffrendo la fame nel Paese: per questo il nostro impegno è prima di tutto quello di prendere atto della sofferenza della gente. La catastrofe umanitaria richiede una risposta urgente e noi chiediamo alla comunità internazionale di venire in aiuto alla gente che in Sud Sudan sta morendo di fame”.

E tutto questo con la speranza che il Sud Sudan torni, finalmente, un giorno, a respirare la pace.

Fonte: Radio Vaticana

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