Sri Lanka: con una falsa ideologia il nemico è stato globalizzato

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Sempre alta la tensione a Colombo dopo le stragi di Pasqua. Oltre alla Chiesa locale, spiega mons. Induil Janakaratne, sottosegretario al Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, anche altri capi religiosi sono intervenuti per cercare di invitare alla calma le diverse comunità.

Dopo la strage di Pasqua, a dominare è la paura. A Colombo le strade sono deserte e la tensione rievoca il passato: quasi trent’anni di guerra civile che lo Sri Lanka non può dimenticare.

La polizia ha identificato otto dei nove attentatori e secondo quanto riportato dal New York Times e dal Wall Street Journal, due di loro erano i figli di Mohammad Yusuf Ibrahim, un ricco e noto imprenditore premiato dall’ex presidente del Paese asiatico per i suoi “notevoli servizi alla nazione”.

Ora si trova in stato di arresto dato che gli investigatori devono verificare se fosse a conoscenza del piano dei figli. Ad affiancare la polizia locale, c’è l’Interpol e altre sei agenzie di polizia straniere tra cui Scotland Yard e l’FBI.

“La paura è un’emozione che paralizza la ragione e che genera insicurezza, pregiudizi – commenta mons. Indunil Janakaratne – può provocare violenze e altri possono strumentalizzarla per motivi politici. Però – aggiunge il sottosegretario del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso – vorrei dire che nonostante questa situazione, c’è anche la Chiesa locale, sotto la leadership del cardinale Malcom Ranjith, che invita tutti alla calma così come stanno facendo altri capi religiosi”.

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