Se la Chiesa si ferma, si ammala: Papa Francesco ricorda missionari

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“Sono usciti a chiamare tutti, agli incroci del mondo”: così Papa Francesco ricorda mons. Francesco de Laval e la religiosa orsolina Maria dell’Incarnazione, due Santi missionari ed evangelizzatori, nati in Francia nel 17.mo secolo. Dopo la Canonizzazione equipollente che c’è stata il 3 aprile scorso, oggi Papa Francesco ha voluto per loro la Messa di ringraziamento in San Pietro. Ha ricordato l’esempio dei due missionari, considerati i fondatori della Chiesa in Quebec, sottolineando che tanti fratelli missionari continuano a vivere il Vangelo nel mondo anche a costo della propria vita, richiamando alla mente proprio i fratelli e sorelle morti in questi giorni. Il servizio di Fausta Speranza:
“Se la Chiesa si ferma e si chiude si ammala”: questo il messaggio forte di Francesco che ricorda i missionari sottolineando la loro docilità allo Spirito Santo e il coraggio di andare agli incroci del mondo, per poi dare una definizione particolare di secolarismo:
“Se la Chiesa si ferma e si chiude si ammala si può corrompere, sia con i peccati sia con la falsa scienza separata da Dio, che è il secolarismo mondano.”
I missionari sono coloro che hanno il coraggio di vivere il Vangelo. Papa Francesco parla di fiducia nel Signore che chiama, per ricordarci l’esempio dei missionari che – sottolinea – hanno avuto il coraggio di andare agli incroci del mondo. “Sono usciti a chiamare tutti”, dice, “e così hanno fatto tanto bene alla Chiesa”. E dopo aver invitato la Chiesa a non fermarsi e non chiudersi, Papa Francesco ribadisce la missione della Chiesa:
“La missione evangelizzatrice della Chiesa è essenzialmente annuncio dell’amore, della misericordia e del perdono di Dio, rivelati agli uomini mediante la vita, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo”.
I missionari hanno rivolto lo sguardo a Cristo crocifisso, hanno accolto la sua grazia e non l’hanno tenuta per sé. Come San Paolo – dice il Papa – si sono fatti tutto a tutti. Hanno saputo vivere nella povertà e nell’abbondanza, nella sazietà e nella fame, tutto potevano in Colui che dava loro la forza:
“E con questa forza di Dio hanno avuto il coraggio di ‘uscire’ per le strade del mondo con la fiducia nel Signore che chiama. Così è la vita di un missionario, di una missionaria… E poi per finire lontano da casa, lontano dalla propria patria, tante volte uccisi, assassinati. Com’è accaduto, in questi giorni, a tante sorelle e fratelli nostri.”
“La memoria dei missionari ci sostiene nel momento in cui sperimentiamo la scarsità degli operai del Vangelo”, dice Francesco, ricordando la ricchezza di missionari canadesi che la Chiesa ha avuto ed esprimendo la sua preghiera perché “il Québec torni a essere la fonte di tanti santi missionari”:
“Che questa memoria non ci porti ad abbandonare la franchezza. Non abbandonare il coraggio! Forse… No, no, forse: è vero. Il diavolo è l’invidioso e non tollera che una terra sia così feconda in missionari. La preghiera al Signore perché il Québec torni su questa strada della fecondità, di dare al mondo tanti missionari. E questi due che hanno – per così dire – fondato la Chiesa del Québec ci aiutino come intercessori: che il seme che loro hanno seminato cresca e dia frutto di nuovi uomini e donne coraggiosi, di lungimiranza, col cuore aperto alla chiamata del Signore. Oggi, si deve chiedere questo per la vostra patria! E loro dal cielo saranno i nostri intercessori. Che il Québec torni ad essere quella fonte di bravi e santi missionari.”
Poi, un invito concreto per tutti: “Rendere omaggio a chi ha sofferto per portarci il Vangelo – spiega Francesco – significa portare avanti anche noi la buona battaglia della fede, con umiltà, mitezza e misericordia, nella vita di ogni giorno”. E questo, è l’incoraggiamento del Papa, “porta frutto”.
E Papa Francesco chiude la sua omelia con la stessa certezza ricordata all’inizio delle sue parole: è la profezia di Isaia riportata nella liturgia odierna: “Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto”.

Fonte: Radio Vaticana

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