Il Papa nella terra di don Tonino Bello: con i poveri, Chiesa sintonizzata su canale di Dio

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Una visita dedicata a testimoniare il dovere e assieme la bellezza di stare accanto agli ultimi. Dopo l’atterraggio all’aeroporto di Galatina, il trasferimento in elicottero e l’arrivo di Papa Francesco attorno alle 8.45 ad Alessano, nel Leccese, paese natale di mons. Tonino Bello, a 25 anni dalla sua morte. Subito l’omaggio del Pontefice alla tomba di quello che è stato il testimone della ‘Chiesa del grembiule’: un mazzo di fiori gialli e bianchi a contrassegnare un momento di preghiera privato, toccante per il silenzio e il raccoglimento. Una tomba “che non si innalza monumentale verso l’alto, ma è tutta piantata nella terra” dirà solo più tardi Francesco. Attorno, il vento muove le piccole bandiere arcobaleno, quasi a ricordare la forza con cui don Tonino si era impegnato per la pace. Poi un tributo ai familiari defunti e il saluto ai parenti del Servo di Dio.

Quindi, nel piazzale antistante il Cimitero, l’incontro di Francesco con gli almeno ventimila fedeli presenti. Qui, a dominare è il calore della folla di quella terra che, osserva subito Francesco, a don Tonino diede “la ricchezza incomparabile di capire i poveri” e servirli.

Capire i poveri era per lui vera ricchezza. Aveva ragione, perché i poveri sono realmente ricchezza della Chiesa. Ricordacelo ancora, don Tonino, di fronte alla tentazione ricorrente di accodarci dietro ai potenti di turno, di ricercare privilegi, di adagiarci in una vita comoda.

Non a caso, ricorda il Papa, il vescovo sottolineava come il Vangelo chiami a una vita spesso “scomoda”:

Una Chiesa che ha a cuore i poveri rimane sempre sintonizzata sul canale di Dio, non perde mai la frequenza del Vangelo e sente di dover tornare all’essenziale per professare con coerenza che il Signore è l’unico vero bene.

L’esortazione allora rimane quella di don Tonino: non “teorizzare” la vicinanza ai poveri ma star loro vicino, seguendo l’esempio di Gesù “fino a spossessarsi di sé”.

Non lo disturbavano le richieste, lo feriva l’indifferenza. Non temeva la mancanza di denaro, ma si preoccupava per l’incertezza del lavoro, problema oggi ancora tanto attuale. Non perdeva occasione per affermare che al primo posto sta il lavoratore con la sua dignità, non il profitto con la sua avidità.

Don Tonino, aggiunge il Papa, “non stava con le mani in mano”.

“Agiva localmente per seminare pace globalmente, nella convinzione che il miglior modo per prevenire la violenza e ogni genere di guerre è prendersi cura dei bisognosi e promuovere la giustizia. Infatti, se la guerra genera povertà, anche la povertà genera guerra. La pace, perciò, si costruisce a cominciare dalle case, dalle strade, dalle botteghe, là dove artigianalmente si plasma la comunione”.

La meravigliosa terra di don Tonino, terra di “frontiera” che egli stesso chiamava “terra-finestra”, dal Sud dell’Italia – nota Francesco – “si spalanca ai tanti Sud del mondo”, dove “i più poveri sono sempre più numerosi mentre i ricchi diventano sempre più ricchi e sempre di meno”.

Siete una “finestra aperta, da cui osservare tutte le povertà che incombono sulla storia”, ma siete soprattutto una finestra di speranza perché il Mediterraneo, storico bacino di civiltà, non sia mai un arco di guerra teso, ma un’arca di pace accogliente.

Fonte: Vatican News

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