Il Papa alle autorità del Madagascar: il popolo diventi artefice del proprio destino

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Stamani, con l’incontro di Papa Francesco con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico del Madagascar, entra nel vivo la seconda tappa di questo 31.mo viaggio apostolico. Nel discorso il Papa chiede di impegnarsi per lo sviluppo integrale di tutti gli abitanti, senza escludere nessuno, nel rispetto del patrimonio culturale del popolo, che una presunta “cultura universale” disprezza e distrugge

Assicurare la promozione integrale di tutti gli abitanti del Madagascar, chiamati a partecipare alla costruzione del futuro. E’ l’invito che stamani il Papa rivolge con forza alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico, nel primo discorso in terra malgascia, dove è arrivato ieri pomeriggio dal Mozambico. Senza giustizia sociale, ricorda, non può esserci concreta tutela dell’ambiente così come vanno rispettati gli stili di vita originari.
Ad ospitare l’evento è il Ceremony Building dove Papa Francesco arriva accompagnato dal capo dello Stato, Andry Rajoelina, dopo la visita di cortesia e il colloquio privato che con lui ha avuto nel vicino Palazzo presidenziale Iavoloha, poco fuori la capitale Antananarivo. Al termine dell’incontro con le autorità, insieme al presidente malgascio, Papa Francesco ha piantato un albero di baobab all’ingresso della Sala.

L’orizzonte di tutto il suo discorso è quella richiesta di “sviluppo integrale”, non solo economico ma di tutto l’uomo e di ogni uomo, cara a San Paolo VI. Ad un Paese classificato fra i 10 più poveri del mondo, dove la malnutrizione cronica colpisce circa un bambino su due, il Papa chiede quindi un forte impegno:
In questa prospettiva, vi incoraggio a lottare con forza e determinazione contro tutte le forme endemiche di corruzione e di speculazione che accrescono la disparità sociale e ad affrontare le situazioni di grande precarietà e di esclusione che generano sempre condizioni di povertà disumana. Da qui la necessità di introdurre tutte le mediazioni strutturali che possano assicurare una migliore distribuzione del reddito e una promozione integrale di tutti gli abitanti, in particolare dei più poveri.
Per realizzarlo, non ci si può, però, limitare solo all’assistenza, serve “il riconoscimento di soggetti giuridici chiamati a partecipare pienamente alla costruzione del loro futuro”, evidenzia Francesco.

No a “cultura universale” che disprezza gli stili di vita locali
Il Papa apprezza il grande aiuto offerto dalla comunità internazionale allo sviluppo del Paese, mettendo però in guardia dal rischio che l’apertura del Madagascar al mondo diventi una presunta “cultura universale” che sopprime “il patrimonio culturale di ogni popolo”:
La globalizzazione economica, i cui limiti sono sempre più evidenti, non dovrebbe portare ad una omogeneizzazione culturale. Se prendiamo parte a un processo in cui rispettiamo le priorità e gli stili di vita originari e in cui le aspettative dei cittadini sono onorate, faremo in modo che l’aiuto fornito dalla comunità internazionale non sia l’unica garanzia dello sviluppo del Paese; sarà il popolo stesso che progressivamente si farà carico di sé, diventando l’artefice del proprio destino.

Sia più udibile la voce di chi non ha voce
L’auspicio è che si sostengano le iniziative del popolo locale, in modo che la voce di chi non ha voce, sia “resa più udibile”: un percorso nel quale nessuno è messo da parte o si perde. In questo senso, nel suo intervento, richiama la parola malgascia fihavanana, che evoca lo spirito di condivisione e solidarietà, menzionata nel preambolo della Costituzione come uno dei valori fondamentali della cultura locale. Un atteggiamento, sottolinea ancora, che ha aiutato a resistere alle avversità. Francesco apprezza “quest’anima che – afferma – vi dà la forza di rimanere impegnati con l’aina (vale a dire con la vita), come ha ben ricordato padre Antonio di Padova Rahajarizafy”, un gesuita malgascio, pedagogo, scrittore e filosofo, primo Superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Madagascar (1969) e primo rettore malgascio del prestigioso Collegio di San Michele, fondato nel 1888 dai missionari Gesuiti francesi per formare catechisti, insegnanti e funzionari. Il gesuita, scomparso nel 1974, è stato un convinto difensore dell’idenità della cultura locale, fondando anche un ‘accademia.

Senza giustizia sociale, non c’è concreta tutela ambientale
Anche in Madagascar, come in Mozambico, torna la preoccupazione di Francesco per la cura della casa comune, notando che pure in questo ambito serve un approccio integrale: si prendano in considerazione, esorta, “le interazioni dei sistemi naturali fra loro e con i sistemi sociali”. Esiste, infatti, una sola “crisi socio-ambientale”, ribadisce il Papa citando la Laudato si’. Nell’isola rossa, come viene chiamato il Madagascar a motivo della presenza di laterite, ci sono il 5% di tutte le specie animali e vegetali conosciute, una ricchezza che il Papa menziona mettendo in particolare l’accento sulla questione “deforestazione eccessiva” a causa di incendi e taglio incontrollato del legname prezioso. La biodiversità è, poi, a rischio per contrabbando ed esportazioni illegali. E anche qui, chiede un approccio integrale, che tenga conto di tutte le sfaccettature della realtà:
È vero che, per le popolazioni interessate, molte di queste attività che danneggiano l’ambiente sono quelle che assicurano per il momento la loro sopravvivenza. È dunque importante creare occupazioni e attività generatrici di reddito che siano rispettose dell’ambiente e aiutino le persone ad uscire dalla povertà. In altri termini, non può esserci un vero approccio ecologico né una concreta azione di tutela dell’ambiente senza una giustizia sociale che garantisca il diritto alla destinazione comune dei beni della terra alle generazioni attuali, ma anche a quelle future.

La solidarietà dei malgasci
Esempio di amore per la sua terra fu proprio la Beata Victoire Rasoamanarivo, beatificata trent’anni fa da san Giovanni Paolo II nella sua visita in Madagascar: fu la prima malgascia autoctona ad esserlo. Nel pomeriggio il Papa si recherà in visita alla tomba di questa donna coraggiosa, proveniente da una delle più potenti famiglie del Paese, che, fra il 1883 e il 1886, nel periodo dell’espulsione dei missionari e di persecuzione, sostenne le comunità cattoliche e si dedicò ad opere di carità in favore di poveri e lebbrosi. In conclusione, Francesco riafferma la disponibilità della Chiesa cattolica al dialogo con tutti per “l’avvento di una vera fraternità che valorizzi sempre il fihavanana, promuovendo lo sviluppo umano integrale, affinché nessuno sia escluso”.

All’inizio del suo discorso, Papa Francesco aveva anche ringraziato, per la sua testimonianza di “patriota”, Rajoelina che, presidente della Transizione, nel gennaio di quest’anno è stato eletto capo dello Stato. Nel saluto che ha aperto l’incontro al Ceremony Building, Rajoelina aveva infatti confermato, con passione, la sua volontà e il suo impegno di costruire un futuro migliore per il Madagascar, mettendo anche in luce l’importanza dell’unità. Un incontro, quello fra il Papa e il presidente, suggellato come di consueto dallo scambio di doni: Francesco ha offerto una riproduzione su pergamena di tre litografie ad opera della Tipografia vaticana e ha ricevuto un modellino di un veliero. E a ribadire il senso di questa sua tappa in Madagascar, il messaggio scritto in francese sul libro d’onore: “Sono venuto come seminatore di pace e speranza: possano i semi gettati in questa terra portare al popolo malgascio frutti abbondanti! Il Signore vi benedica”.

Fonte: Vatican News

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