Padre Cantalamessa: “L’idolo del denaro, radice di tutti i mali, punisce i suoi stessi adoratori”

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La tragica esperienza vissuta accanto a Gesù da uno dei 12 apostoli, Giuda Iscariota. Ad essa, che rappresenta uno dei drammi più foschi della libertà umana, il predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa, ha dedicato la sua omelia nella Celebrazione della Passione del Signore presieduta in questo Venerdì Santo da Papa Francesco nella Basilica Vaticana. La sua vicenda, afferma, ha tanto da dirci su noi stessi, ma soprattutto sulla risposta di Gesù al peccato. Il servizio di Adriana Masotti:
“Giuda Iscariota che divenne traditore” scrive l’evangelista Luca. Molte le risposte che nel tempo sono state date a questa drammatica scelta. Forse motivi ideali o politici. Ma i Vangeli, uniche fonti attendibili, dice padre Cantalamessa, parlano di un motivo molto più terra-terra: il denaro. “Quanto siete disposti a darmi, se io ve lo consegno? Aveva chiesto Giuda ai capi dei sacerdoti:
“Ma perché meravigliarsi di questa spiegazione e trovarla troppo banale? Non è stato forse quasi sempre così nella storia e non è ancora oggi così? Mammona, il denaro, non è uno dei tanti idoli; è l’idolo per antonomasia”.
“L’attaccamento al denaro – dice la Scrittura – è la radice di tutti i mali”. Dietro ogni male della nostra società c’è il denaro, o almeno c’è anche il denaro. Cosa c’è, ad esempio, dietro il commercio della droga, si domanda padre Cantalamessa, lo sfruttamento della prostituzione, le varie mafie, la corruzione politica, la fabbricazione e il commercio delle armi, la vendita di organi umani?
“E la crisi finanziaria che il mondo ha attraversato e che questo paese sta ancora attraversando, non è dovuta in buona parte all’’esecranda bramosia di denaro’, l’auri sacra fames, da parte di alcuni pochi? Giuda cominciò con sottrarre qualche denaro dalla cassa comune. Dice niente questo a certi amministratori del denaro pubblico? Ma senza pensare a questi modi criminali di accumulare denaro, non è già scandaloso che alcuni percepiscano stipendi e pensioni cento volte superiori a quelli di chi lavora alle loro dipendenze e che alzino la voce appena si profila l’eventualità di dover rinunciare a qualcosa, in vista di una maggiore giustizia sociale?”.
Quante volte, continua padre Cantalamessa, abbiamo dovuto ripensare alle parole di Gesú al ricco che aveva ammassato tanti beni da sentirsi al sicuro per il resto della vita: “Stolto, questa notte stessa l’anima tua ti sarà ridomandata”:
“Uomini collocati in posti di responsabilità che non sapevano più in quale banca o paradiso fiscale ammassare i proventi della loro corruzione si sono ritrovati sul banco degli imputati, o nella cella di una prigione, proprio quando stavano per dire a se stessi: ‘Ora godi, anima mia’. Per chi l’hanno fatto? Ne valeva la pena? Hanno fatto davvero il bene dei figli e della famiglia, o del partito, se è questo che cercavano? O non hanno piuttosto rovinato se stessi e gli altri? Il dio denaro si incarica di punire lui stesso i suoi adoratori”.
Il tradimento di Giuda continua nella storia, ma sarebbe troppo comodo pensare solo ai casi clamorosi o a gesti compiuti da altri e padre Cantalamessa fa esempi concreti:
“Tradisce Cristo chi tradisce la propria moglie o il proprio marito. Tradisce Gesú il ministro di Dio infedele al suo stato, o che invece di pascere il gregge pasce se stesso. Tradisce Gesú chiunque tradisce la propria coscienza”.
Giuda dopo aver riconosciuto di aver consegnato sangue innocente andò ad impiccarsi. Quale sarà stato il suo destino eterno, si chiede il predicatore, invitando a non dare un giudizio affrettato. Gesú, sostiene, non ha mai abbandonato Giuda e nessuno sa dove egli è caduto nel momento in cui si è lanciato dall’albero con la corda al collo. Chi può dire cosa è passato nella sua anima nell’ultimo istante? Come Gesù cercò il volto di Pietro dopo il rinnegamento per dargli il suo perdono, chissà come avrà cercato anche quello di Giuda in qualche svolta della sua via crucis! Ma Pietro ebbe fiducia nella misericordia di Cristo, Giuda no! Il suo più grande peccato, conclude padre Cantalamessa, non fu aver tradito Gesú, ma aver dubitato della sua misericordia:
“Esiste un sacramento nel quale è possibile fare una esperienza sicura della misericordia di Cristo: il sacramento della riconciliazione. Quanto è bello questo sacramento! È dolce sperimentare Gesú come maestro, come Signore, ma ancora più dolce sperimentarlo come Redentore: come colui che ti tira fuori dal baratro, come Pietro dal mare, che ti tocca, come fece con il lebbroso, e ti dice: “Lo voglio, sii mondato!”.
Fonte: Radio Vaticana

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