NIGERIA – Per i cristiani incubo kamikaze. Il Card. Onaijekan: “Cresce la paura”

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Nuovo attacco nel nord-est della Nigeria ad opera degli estremisti islamici di Boko Haram. Decine di persone sono rimaste uccise nella città di Gwoza e molte persone sono state costrette a fuggire verso il Camerun. Intanto, in queste settimane, nuovi attacchi alle comunità cristiane, il più grave dei quali è avvenuto domenica 27 luglio, quando una ragazza si è fatta esplodere nella parrocchia di San Carlo a Kano, uccidendo quattro persone. Si tratta di un nuovo e terribile modus operandi per i terroristi, come spiega al microfono di Michele Raviart, il cardinale John Onaijekan, arcivescovo di Abuja:

R. – Gli attentati da parte di Boko Haram e dei loro sicari, quelli che mettono le bombe nelle macchine e le fanno esplodere, li abbiamo sempre avuti; ma attacchi suicidi con ragazze che sotto gli abiti lunghi portano le bombe è la prima volta. Ed è preoccupante, anche perché lì tutti indossano abiti lunghi.

D. – In generale, qual è la situazione per i cristiani, in questo momento in cui Boko Haram pare che si stia espandendo nel Nord?

R. – Non andiamo in giro con la paura di essere cristiani. Sappiamo che le Chiese sono prese di mira e facciamo il possibile per proteggerle, ma non sempre ci si riesce. Per esempio, non potevamo immaginarci che una ragazza davanti a una Chiesa potesse avere dell’esplosivo con sé; adesso lo sappiamo e dobbiamo prendere nuovi provvedimenti con qualsiasi persona che passa, con tutti gli inconvenienti che questo può comportare. Ho sempre detto che noi cristiani in Nigeria siamo parte integrante della Comunità nazionale che subisce questi attacchi: non siamo solo noi; vengono attaccati anche i mercati, le istituzioni governative – non solo chiese – ed è questo il contesto in cui ci troviamo anche noi cristiani.

D. – Boko Haram vi sembra più forte in questo momento?

R. – Il nostro governo dice sempre che stanno vincendo la guerra con Boko Haram, ma dai risultati che vediamo non sembra, perché continuano ad avere la possibilità di colpire. Tutti sanno che quando si colpisce una chiesa si fa “notizia”, ma questo non succede quando vengono colpiti i villaggi nel nord-est. Dopo quasi più di un anno di regime di emergenza, mi meraviglia che resistano ancora e che continuino a seminare disordine e tragedie. Noi dobbiamo essere sicuri che il governo sia veramente all’altezza della situazione, ma purtroppo sembra avere tante altre preoccupazioni a livello politico: l’anno prossimo ci saranno le elezioni. Sui giornali le notizie di Boko Haram sono solo di poche righe all’interno del giornale; le notizie di prima pagina, scritte a caratteri grossi, sono notizie di politica.

D. – Si parla anche di un “esodo” dalla Nigeria al Camerun per le violenze di Boko Haram…

R. – Questo è il risultato del disordine che divampa nella regione frontaliera del nord-est, quasi tutta controllata da questi terroristi che agiscono liberamente. Sembra che la povera gente trovi maggior difesa da parte delle forze dell’ordine camerunensi che non dalle nostre forze dell’ordine nigeriane. Per questo motivo attraversano le frontiere, che sono solo politiche perché la gente è della stessa etnia. Anche senza Boko Haram si muovono liberamente tra i due Paesi, ma adesso colgono l’occasione per trasferirsi in Camerun perchè sperano di avere più difesa rispetto ai villaggi sperduti della Nigeria che le forze dell’ordine nigeriane sembrano non riuscire a controllare.

Fonte. Radio Vaticana

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