Nicaragua, appello del nunzio a nome del Papa: tregua e ripresa del dialogo

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Il nunzio apostolico in Nicaragua, mons. Waldemar Stanislaw Sommertag, ha rivolto a nome di Papa Francesco un forte appello a porre fine alle violenze che stanno sconvolgendo il Paese dal 18 aprile scorso, esattamente tre mesi fa, e che hanno causato oltre 360 morti. Le opposizioni chiedono il ripristino della democrazia e le dimissioni di Ortega che è al potere dal 2007 per il terzo mandato consecutivo e governa insieme alla moglie Rosario Murillo, che è vicepresidente.

Profonda preoccupazione del Papa per la crisi

“In questo tragico momento – afferma il presule in una dichiarazione diffusa dai media cattolici nicaraguensi – desidero esprimere anche a nome del Santo Padre e della Santa Sede la profonda preoccupazione per la grave situazione che si sta vivendo nel Paese. Logicamente non è accettabile pensare che i morti e le vittime della violenza possano risolvere una crisi politica e garantire un futuro di pace e prosperità in Nicaragua”.
Tornare rapidamente al dialogo
“Piangendo per tutti i morti e pregando per le loro famiglie – prosegue il nunzio – con tutte le mie forze umane e spirituali lancio un appello alle coscienze di tutti a raggiungere una tregua e consentire un rapido ritorno al tavolo del dialogo nazionale per cercare insieme una soluzione adeguata e risolvere così la crisi. Ci mettiamo tutti umilmente sotto la protezione della Beata Vergine Maria, chiedendo il suo aiuto perché guidi sempre il nostro amato Nicaragua”.

Nicaragua, non si ferma la repressione. Il Papa invita al dialogo

La presa di Masaya, città simbolo della resistenza
Ieri forze di polizia e paramilitari hanno preso il controllo del centro di Masaya, città a 30 chilometri da Managua, diventata il simbolo della resistenza al governo Ortega. L’operazione militare, scrive il quotidiano El Nuevo Diario, è durata oltre sette ore, in particolare nell’area della comunità indigena di Monimbo, ed ha avuto un bilancio, per un ampio uso di armi da fuoco, di almeno tre morti e numerosi feriti, secondo un’associazione locale per i diritti umani. Il numero dei morti potrebbe essere anche più alto, ma una verifica è per il momento impossibile perché non si può entrare nella città che è praticamente circondata dalle forze governative.
Crescenti aggressioni contro la Chiesa cattolica
In questa situazione, la Chiesa cattolica è sempre più bersaglio di minacce e attacchi. Il cardinale Leopoldo Brenes, arcivescovo di Managua, il 9 luglio scorso è stato aggredito, insieme al nunzio e al vescovo ausiliare di Managua Silvio Báez, da attivisti vicini al governo. Un altro vescovo, mons. Abelardo Mata, alla guida della Diocesi di Estelí, è sfuggito ad un attentato alcuni giorni fa. Nonostante la repressione e le aggressioni, i presuli nicaraguensi, su incoraggiamento del Papa, hanno deciso all’unanimità di continuare il dialogo nazionale: nello stesso tempo denunciano “la mancanza di volontà politica del governo di dialogare sinceramente e di cercare processi reali” che portino verso una democrazia”.

Le accuse dell’Onu al governo Ortega

Da parte sua, il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha duramente criticato “la forza eccessiva di entità legate al governo del presidente Daniel Ortega”, sottolineando che l’uso della forza contro i civili e gli studenti “rappresenta un ostacolo per ottenere una soluzione politica alla situazione attuale”. L’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha denunciato che la legge sul terrorismo recentemente approvata dal Parlamento del Nicaragua può essere usata per criminalizzare le proteste pacifiche nel Paese.
L’Osa condanna le violenze
Oggi, l’Organizzazione degli Stati Americani voterà una risoluzione di condanna delle violenze e chiederà lo smantellamento dei gruppi paramilitari che agiscono impuniti nel Paese.

Vatican News

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