Negli Usa, un convegno sulla storia della Radio e della Filmoteca Vaticana ,Viganò: “La Chiesa tra ammonimento e incoraggiamento”

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Si è conclusa negli Stati Uniti il 134.mo convegno internazionale dell’American Historical Association con un particolare focus sulla relazione tra la Santa Sede e i mezzi di comunicazione come la radio, il cinema e la tv.

Un’analisi storica che mette in luce l’uso da parte della Chiesa della radio, del cinema e della tv, nel secondo dopoguerra. È uno dei temi affrontati nel 134.mo convegno internazionale dell’American Historical Association, svoltosi a New York e a Chicago, in particolare nella sessione: “Cattolici, Media e Società nel dopo guerra”. Al centro dell’approfondimento la storia dalla Radio Vaticana, quella della Filmoteca Vaticana ma ancora il Catechismo dopo il Concilio Vaticano II, la Tv e la Chiesa.

Viganò: la Chiesa tra ammonimento e incoraggiamento
Tra i relatori monsignor Dario Edoardo Viganò, vice-cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, che ha ripercorso la nascita e lo sviluppo della Filmoteca Vaticana: argomento al centro del suo recente libro “Il cinema dei Papi. Documenti inediti dalla Filmoteca Vaticana”, edito da Marietti. Nel suo intervento, incentrato sul cinema ed i Papi Pio XII e Giovanni XXIII, il presule ha messo in luce l’atteggiamento della Chiesa nei confronti del cinema. Si trattò allora di un delicato equilibrio tra ammonimento e incoraggiamento, frutto anche della storia della cultura di allora. “Per cui oggi lo studio del rapporto tra cattolicesimo e cinema – ha affermato Viganò – si può dire sia uscito da una nicchia di ricerche specialistiche, per divenire un argomento di intenso dibattito interdisciplinare attraverso cui storici del cinema, storici dell’età contemporanea, sociologici e antropologici si confrontano in campo aperto”.

Un nuovo atteggiamento verso il cinema
Nella sua relazione, il vice cancelliere ha sottolineato anche il contributo che il sostituto alla Segreteria di Stato Giovanni Battista Montini, insieme a monsignor Martin J. O’Connor, presidente della Pontificia Commissione per la Cinematografia Didattica e Religiosa, ebbe nel guardare al cinema non solo in senso censorio e propagandistico. “Essi intendevano superare un approccio meramente strumentale – ha spiegato monsignor Viganò – assecondando il graduale avanzare nel magistero di Pio XII di una mentalità più aperta a considerare il cinema nella sua estetica e nei suoi linguaggi specifici e quale agente non secondario dei cambiamenti sociali in atto”. Questo tipo di approccio si concretizzò in una maggiore strutturazione degli uffici dedicati ai media; un bollettino mensile di informazioni diffuso poi nelle rappresentanze pontificie, episcopati e ai dirigenti ecclesiastici dell’apostolato cinematografico che, oltre ai resoconti, offriva “testi dei più importanti atti e discorsi in tema di cinema, radio e televisione dell’episcopato mondiale; i dossier sulle questioni più rilevanti: la classificazione morale e la censura dei film, l’organizzazione del circuito di sale cattoliche, la propaganda mediatica comunista, la rapida espansione della televisione”. Con un dettagliato excursus storico si arriva poi alla nascita della Filmoteca nel 1959 grazie a Papa Roncalli che la istituì con il Motu Proprio “Boni Pastor” ma già nel 1953 venne creata una prima cineteca vaticana in un locale del vicolo del Pellegrino dove si conservavano le pellicole provenienti dall’appartamento papale.

La Radio Vaticana e la donna
“Apostolato on air: Radio Vaticana e la società moderna” è il titolo dello studio di Raffaella Perin, ricercatrice di Storia del Cristianesimo contemporaneo all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, autrice del libro: “La radio del Papa. Propaganda e diplomazia nella Seconda Guerra mondiale”. Nella sua relazione, la Perin ha ricordato il ruolo dell’emittente pontificia nel corso del conflitto e l’attenzione di Pio XII verso il nuovo mezzo che cercò sempre di potenziare. Nel 1951 ci fu l’ampliamento della Palazzina Leone XIII, dotata anche di un auditorium, e nel 1957 l’inaugurazione del centro trasmittente di Santa Maria di Galeria.

Attenzione alle donne lavoratrici
E’ negli anni ’50 che la programmazione della Radio Vaticana si sviluppa in rubriche dedicate ad argomenti liturgici, alla storia, alle donne, alla mariologia, accanto ad un servizio informativo in sette lingue chiamato Irvat, Informazioni Radio Vaticana. Intanto in Italia si affermava la Democrazia Cristiana, partito che si richiamava direttamente ai cattolici. Nel 1956 nasce la rubrica “Mondo femminile” diventato poi “Invito alla gioia. Settimanale per la donna e per la famiglia”. “Questi programmi – ha affermato la relatrice – non furono solo il riflesso di un’idea di donna precostituita, ma contribuirono a delineare quale fosse l’immagine della donna cattolica a cui le ascoltatrici dovevano ispirarsi”. I cambiamenti della società si riflettono nella volontà delle donne di realizzarsi come donne sul lavoro pur continuando ad essere mogli e madri. Vennero affrontati nei programmi temi come la parità di salario con deputate parlamentari o con donne impegnate nei movimenti laicali. “Mi pare che diversamente da quanto accadde durante il conflitto, quando la radio era anche un mezzo diplomatico con cui comunicare con i governi in guerra, a partire dagli anni ’50 – ha concluso la Perin – diventa uno specifico ed efficace mezzo di propaganda. Radio Vaticana diventa un tramite tra la gerarchia e la società; diventa lo strumento che traduce il contenuto del messaggio magisteriale per le masse”.

La tv per la Chiesa: differenze tra Italia e Usa
Nel contributo di Federico Ruozzi, docente all’Università di Modena e Reggio Emilia, incentrata sull’arrivo della televisione negli Stati Uniti e in Italia, si sono messe in luce delle differenze. Si guardò all’avvento del nuovo mezzo con curiosità perché entrava direttamente nelle case e quindi sembrò giusto, in entrambi i casi, utilizzarlo. “Nei primi anni di televisione italiana si provò a seguire il modello americano, ideando rubriche simili”, in America si sviluppò infatti un’importante programmazione religiosa. “Il cattolicesimo italiano, anche su diretta volontà del Pontefice, occupò invece – ha spiegato Ruozzi – posti di comando della televisione pubblica, quindi controllando ciò che veniva mandato in onda, non riuscendo mai veramente a creare una programmazione religiosa realmente efficace e di qualità, ma trasformando la televisione italiana in generale in un vero progetto culturale cattolico: dove uomini e idee non erano al servizio nel cercare spazi da dedicare alla Chiesa o al Papa, ma più in generale nel creare un vero e proprio progetto culturale sulla televisione”. Altra diversità: i vescovi statunitensi usarono la televisione mentre l’episcopato italiano non si impegnò direttamente, lasciando ai laici l’iniziativa.

Fonte: Vatican News

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