Motu Proprio: nessuno nella leadership è al di sopra della legge

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Presentata in Sala Stampa vaticana nel corso di un “Meeting point” con i giornalisti la Lettera Apostolica in forma di «Motu proprio» del Papa, “Vos estis lux mundi” con gli interventi di mons. Charles Scicluna, segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede e di mons. Juan Ignacio Arrieta Ochoa de Chinchetru, segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi.

Nella loro presentazione della Lettera Apostolica del Papa in forma di Motu proprio con le nuove procedure per segnalare molestie e violenze, e assicurare che vescovi e superiori religiosi rendano conto del loro operato, mons. Juan Ignacio Arrieta e mons. Charles Scicluna si sono alternati soffermandosi sulle principali novità e sui punti forti del testo,distinto nelle due grandi parti relative alle disposizioni generali e alla gestione dei casi di responsabilità dei vescovi o di quanti ricoprono ruoli di leadership.

Legge pontificia di natura procedurale
Prima di entrare nel merito delle singole parti, Mons. Arrieta ha voluto ribadire la natura procedurale del testo quale “legge pontificia di ambito universale” che non introduce nuove fattispecie di reato, ma traccia “vie sicure per segnalare notizie potenzialmente criminose” e “verificarle con prontezza mediante un adeguato confronto, al fine di avviare eventualmente le procedure sanzionatorie previste dalla legge canonica”. Due le idee rilevanti che mons. Arrieta evidenzia del Proemio del testo pontificio: “la necessità di una conversione continua, che ci faccia imparare -dice- dalle lezioni del passato, per dare testimonianza della nostra fede in Cristo”, e la “protezione dei minori” intesa come “una responsabilità che riguarda particolarmente i Vescovi e quanti assumono davanti alla Chiesa compiti a servizio del Popolo cristiano, come i chierici e le persone consacrate”. Concetti ribaditi e puntualizzati da mons.

Qui non si tratta di inventare la ruota o di fare un commento su leggi penali che già abbiamo ma di fornire procedure e indicazioni su ciò che si deve fare per denunciare e poi per l’investigazione della leadership. Questo, secondo me, è molto importante perché questo documento, che è una legge universale che entra in vigore il primo giugno di quest’anno, è frutto dell’impegno di responsabilizzazione della leadership, in inglese “accountability”, ma anche della trasparenza che è basata sul potere di denuncia.

Le novità delle Disposizioni generali

Entrando quindi nel merito delle disposizioni generali, Titolo I – Elementi oggettivi e soggettivi del provvedimento – mons. Arrieta ricapitola i contenuti principali (identifica i soggetti vincolati alla legge ; segnala quattro condotte che motivano in concreto il provvedimento; determina l’obbligo di denuncia da parte di chierici e religiosi; stabilisce obbligatoriamente forme sicure per accogliere e trasmettere le segnalazioni all’autorità che deve indagare; infine, stabilisce norme volte a proteggere sia l’autore della segnalazione che la presunta vittima del reato); ribadisce che la norma “riguarda tutti i chierici e i religiosi della Chiesa cattolica, sia che appartengano a istituti di diritto pontificio che a istituti di diritto diocesano” e poi segnala le due novità più significative.

Obbligo di denuncia e protezione delle vittime

Novità di tipo organizzativo importante nelle parole di mons. Arrieta è il fatto che il motu proprio stabilisca l’obbligo dei Vescovi di costituire in modo stabile, accessibile e sicuro nella diocesi uno o più sistemi per accogliere le segnalazioni, seguendo eventualmente le indicazioni date dalla rispettiva Conferenza episcopale e l’altra novità è l’obbligo di segnalazione da parte dei chierici e dei religiosi qualora abbiano notizia o fondati motivi per ritenere che siano state compiute le condotte che motivano il provvedimento. Ruolo importante in queste primissime fasi dell’iter è la tutela delle vittime. A questo proposito importante la sottolineatura di mons. Scicluna:

Qui abbiamo una legge universale che impone l’obbligo di denuncia e protegge chi denuncia, per cui chiede anche che tutte le diocesi abbiano strutture di ascolto. Qui la denuncia non viene solo facilitata dando l’obbligo di denunciare ma viene facilitata anche dotando le chiese locali di strutture di ascolto.

“Epocale”, viene considerata da mons. Scicluna, la facilitazione dell’atto di denuncia non solo con la creazione di apposite strutture di ascolto a livello diocesano, ma anche con l’accoglienza e l’attenzione alla dignità delle vittime grazie alla stretta collaborazione delle Conferenze episcopali che sono tenute a trovare le modalità migliori per realizzare quaesto aspetto del percorso.

Procedura nel caso dei vescovi

Fin qui le disposizioni generali della prima parte del Motu Proprio. Ma le principali novità, secondo le parole dei due presuli intervenuti al meeting point, sono contenute nel Titolo II del testo pontificio che regolamenta il “modo di gestire eventuali segnalazioni” “riguardanti vescovi, e anche ecclesiastici o religiosi per atti compiuti mentre occupavano posti apicali”. Mons. Arrieta ha dunque chiarito i presupposti che legano il vescovo alla Santa Sede e quindi le novità riguardo al modo di procedere.

La disciplina dei vescovi appartiene alla Santa Sede perchè i”Membri del Collegio Episcopale dipendono solo dal Romano Pontefice” e già esistono modalità consolidate nei secoli “per indagare ed eventualmente sanzionare i Vescovi diocesani, facendo ricorso all’assistenza delle Nunziature apostoliche, delle Visite canoniche in loco”. Tutto ciò resta ma il Motu Proprio – ha spiegato mons. Arrieta – vi affianca sistemi caratterizzati da maggiore “vicinanza ai luoghi dove si sono compiuti i fatti per favorire contestualizzazione e conoscenza migliore delle circostanze o anche esigenze specifiche delle comunità”. “Le norme puntano in modo particolare ad assicurare la fedele comunicazione delle informazioni, ad effettuare una prima verifica sul posto e a condurre una gestione condivisa delle notizie da parte delle varie autorità interessate”.

Il metropolita, i laici e i tempi ristretti

Fulcro delle indagini è l’ Arcivescovo metropolita della Provincia ecclesiastica dove ha domicilio la persona segnalata il cui ruolo , in sintesi, appare fortemente valorizzato – come sin dall’inizio del Pontificato è stato nelle intenzioni di Papa Francesco – e sostenuto non solo dalle indicazioni della Santa Sede ma anche dalla presenza dei Nunzi.

In sintesi mons. Arrieta ricapitola l’iter che il metropolita è tenuto a seguire a meno che non si autodenunci per motivi di imparzialità o conflitti di interesse che possano minacciare l’integrità dell’indagine. “Il primo provvedimento a cui è tenuto il Metropolita è la sollecitazione alla Santa Sede dell’avvio dell’indagine, attraverso il Rappresentante Pontificio che diventa così un secondo canale di informazione e di confronto; ottenuto l’incarico e ricevute le opportune istruzioni dalla Santa Sede, il Metropolita avvia le indagini, adottando “modalità adeguate nel caso occorra ascoltare la testimonianza di minori o di persone vulnerabili”, rispettando la presunzione di innocenza fino a prova contraria e avvalendosi dell’aiuto di persone idonee, anche fedeli laici.

Importante inoltre, nelle parole di mons. Arrieta, è la “ristrettezza dei tempi” imposta alle indagini che devono concludersi entro novanta giorni durante i quali il metropolita è tenuto ad un aggiornamento mensile del Dicastero competente che, a fine indagini, riceverà gli atti dell’inchiesta e agirà in modo conforme al diritto.

Nessuna impunità

Indicativa la sottolineatura di mons. Scicluna proprio sulle novità di tutto questo iter anche rispetto al passato:

Si può dire che ci sono state investigazioni, non è che incominciamo adesso e prima non si è fatto niente. Adesso abbiamo una legge universale che determina le tappe fondamentali per l’investigazione di un membro di una leadership, vescovo o superiore maggiore, religioso o religiosa, dando il segnale che anche la leadership è sottoposta non solo alla legge di Dio ma anche alla legge canonica: deve rispondere dei crimini che ha fatto. Per cui non c’è immunità[…]c’è questo segnale molto forte, nessuno nella leadership è al di sopra della legge e secondo me questo, la procedura dice questo in modo molto chiaro.

A conclusione degli interventi nelle parole di mons. Arrieta è espresso il ” coraggio” della scelta del Papa con il motu proprio ed è ricapitolata la finalità del nuovo testo:

La Santa Sede, sempre fiduciosa nell’azione della Provvidenza che aiuta a “guardare con speranza verso il futuro” (Proemio), intende tracciare canali di trasmissione dell’informazione sicuri e degni di fiducia, coinvolgendo linee di azione sia autonome che coordinate, indicando una tempistica serrata e facendo il possibile per superare le distanze ma al tempo stesso rispettando la particolarità e l’autonomia di ogni luogo.

Fonte: Vatican News

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