Mons. Tomasi: “Intervento necessario in Iraq a difesa di civili inermi”

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Sulla situazione delle migliaia di civili cacciati dalle loro città dai miliziani jihadisti, ascoltiamo l’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio Onu di Ginevra:

R. – E’ evidente che ci sia l’urgenza di difendere anche fisicamente i cristiani nel Nord dell’Iraq, provvedere all’aiuto umanitario – acqua, cibo – perché i bambini stanno morendo, i vecchi stanno morendo, per mancanza di aiuti alimentari. Bisogna intervenire adesso, prima che sia troppo tardi. Un intervento umanitario è richiesto dalla realtà di queste decine e decine di migliaia di cristiani e di altre minoranze nella Piana di Ninive, che sono dovute scappare senza niente … solo i vestiti che avevano addosso. Hanno bisogno urgente di essere aiutati. L’azione militare forse in questo momento è necessaria, ma mi pare anche urgente fare in modo che, coloro che forniscono armi e denaro ai fondamentalisti, i Paesi che tacitamente li appoggiano, vengano allo scoperto e smettano questo tipo di supporto, che alla fine non fa del bene né ai cristiani né ai musulmani.

D. – Una situazione drammatica …

R. – Si tratta di una nuova tragedia nel Medio Oriente, dove i diritti umani fondamentali di tantissime persone e comunità intere sono violati. Ci troviamo di fronte ad una situazione veramente complicata: da una parte abbiamo questi fondamentalisti jihadisti, che in nome di un Califfato che vogliono mettere in piedi, stanno distruggendo e uccidendo senza misericordia e, dall’altra, una certa indifferenza da parte del mondo occidentale. Quando si tratta di cristiani, infatti, c’è un falso pudore a parlarne e a difenderne i diritti. Quindi è un momento dove la voce della coscienza deve emergere con chiarezza.

D. – Ora, però, qualcosa si sta muovendo …

R. – La comunità internazionale comincia a fare qualcosa. Abbiamo visto il segretario generale delle Nazioni Unite che ha parlato dell’inaccettabile crimine commesso contro i cristiani, menzionando finalmente i cristiani per nome; poi, il Consiglio di Sicurezza ha trattato la questione delle minoranze in Medio Oriente, in particolare dei cristiani e di altri gruppi, che sono più a rischio. Direi quindi che questo sia l’inizio di un cambio di atteggiamento, in cui vengono esplicitamente nominati i cristiani, che sono esposti ad una violazione radicale dei loro diritti, nel contesto della complessità politica e militare che vediamo in Medio Oriente. La novità mi pare che sia anche il fatto che alcuni musulmani, come per esempio il segretario generale dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica, si siano espressi con parole piuttosto forti per condannare questa persecuzione di cristiani innocenti e per difendere il loro diritto, non solo a non essere uccisi e ad essere rispettati nel loro ambiente, ma anche al loro diritto di vivere a casa loro, come tutti gli altri cittadini dell’Iraq, per esempio, o della Siria. Un Medio Oriente senza cristiani sarebbe un impoverimento, non solo perché la Chiesa sarebbe assente, ma anche per l’islam stesso, che mancherebbe di una spinta alla democrazia e di un senso di dialogo con il resto del mondo.

Fonte: Radio Vaticana

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