Messico – La Chiesa lancia “Innovazione pastorale 2.0”

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Puebla capitale internet dell’intera America Latina. E’ la sfida e realtà della Chiesa messicana che ha lanciato il progetto: “Innovazione pastorale 2.0”. Attraverso un percorso di formazione e testimonianza digitale, unico nel continente, si stanno abbattendo muri virtuali e sociali. Massimiliano Menichetti ne ha parlato con padre Armando Javier Prado Flores, vicario episcopale per i laici nell’arcidiocesi di Puebla:

R. – Non c’è altra via, sono i mezzi di oggi e anche quelli di domani. Allora noi dobbiamo usarli non soltanto tecnologicamente ma nella mentalità. Dobbiamo capire che questa è un’impostazione diversa della comunicazione: prima io dicevo, tu ascoltavi; adesso io dico, tu ascolti ma tu puoi intervenire, interagire. E’ la rete internet 2.0, poi arriverà quella 3.0, quella semantica che in parte già è una realtà in ambito pubblicitario. A livello semantico si cerca di capire i desideri, i bisogni, le aspettative e si tenta di rispondere in anticipo. La Chiesa ha questa opportunità di conoscere i bisogni reali e così fare “l’abito a misura”.

D. – C’è chi dice: è pericoloso utilizzare per la fede parole e regole del mercato…

R. – Questa è una domanda che sorge sempre. Dio ha voluto farsi uomo perché noi uomini potessimo capire il suo mistero d’amore, di donazione di sé, di gioia, di ricerca di pienezza della vita. Non siamo stati noi ad inventare questo e mai sottomettere alle leggi del mercato la fede. No, questo no, mai e poi mai! Ciò che si fa è seguire il mistero dell’Incarnazione.

D. – Detto in altre parole: siamo nel mondo senza essere del mondo…

R. – E non possiamo fare altro. Il cristianesimo cresce per contagio. E’ un contagio di quella gioia che c’è: conoscere Gesù, conoscere l’amore infinito di Dio che non fa discriminazione. E’ un amore inclusivo per tutti, sempre e ovunque.

D. – Puebla è la quarta città del Messico. Voi avete avviato questo progetto “Innovazione pastorale 2.0”, siete i soli in tutta l’America Latina: chi viene da voi?

R. – Dagli Stati Uniti, dall’Ecuador, Cile, Guatemala e Angola… E poi nel Messico, da un terzo della Repubblica ci sono studenti: da Città del Messico, Campeche, Guanajuato, Guerrero, Hidalgo, Jalisco, Michoacan, Puebla, San Luis Potosi, Taumalipas…

D. – Stupisce che proprio dagli Stati Uniti, un po’ una patria tecnologica, vengano in Messico…

R. – Questa è una meraviglia per noi. Ma lo abbiamo pensato fin dall’inizio. Siccome i nostri migranti negli Stati Uniti vogliono ascoltare la Parola di Dio, vogliono diventare agenti pastorali e vogliono lavorare sulla pastorale spagnola negli Stati Uniti, allora loro prendono questa abilitazione da noi, a basso prezzo, bassissimo, rispetto alle università americane, e poi possono lavorare nella pastorale spagnola degli Stati Uniti.

D. – Il Messico vive ora un periodo complesso proprio in relazione “ai muri” con gli Stati Uniti e alle decisioni del presidente Trump. Qual è la situazione?

R. – Ciò che fa questo presidente non è nuovo. Altri presidenti dagli Stati Uniti hanno fatto le stesse cose, hanno costruito i muri, hanno deportato tanti messicani, tanti centroamericani, sudamericani… Anche Obama ne ha deportati tantissimi, migliaia. Ma il problema è che noi non abbiamo la capacità di trattenere queste persone che cercano lavoro. Adesso che ritornano non abbiamo neanche la capacità di riceverli.

D. – Come Chiesa siete molto impegnati su questo fronte, che cosa state facendo?

R. – Facciamo un lavoro col governo, con privati, con università, con tutte le parti interessate ad avviare opportunità, nuove imprese ma il problema è enorme. Si parla di 35mila rimpatriati solo negli ultimi giorni. Chi riesce a ricevere questo? Nessun Paese! Dobbiamo creare sinergie, dobbiamo abbattere il muro della povertà estrema, che è un’offesa a Dio. Non è giusto che la gente non abbia il minimo della condizioni per vivere: non è umano, non è evangelico. La Chiesa non lo vuole e dobbiamo lottare con tutte le forze, in tutti i sensi, per avere una vita dignitosa come figli e figlie di Dio.

Fonte: Radio Vaticana

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