Mafia Capitale – Mons. Marciante: “C’è da rifare la politica e gli uomini”

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Continua a far discutere la sentenza di ieri su Mafia Capitale. Secondo i magistrati, a Roma fino al 2014, hanno agito due associazioni per delinquere ‘semplici’, non di stampo mafioso. Per Alfonso Sabella, ex magistrato del pool antimafia a Palermo, ed ex assessore del Campidoglio alla Legalità nel 2014, questa sentenza dimostra “quanto Roma e la sua macchina amministrativa siano fragilissime e permeabili alla criminalità”.
Alessandro Guarasci ha intervistato il vescovo ausiliare della diocesi di Roma, mons. Giuseppe Marciante:

R. – E’ necessario ridare fiducia ai cittadini. Hanno perso fiducia nelle istituzioni e quando si perde la fiducia nelle istituzioni è grave, questo mi sembra uno dei grossi problemi. C’è molto disorientamento. Di chi ci dobbiamo fidare? Questa è la grande domanda che ogni cittadino si pone. Perché abbiamo provato di tutto, tutte le combinazioni politiche, di tutti i colori, di tutti gli schieramenti, ma pare che la corruzione sia un tarlo che corrode continuamente le istituzioni. C’è da rifare la politica e soprattutto c’è da rifare gli uomini. E allora ci vuole una riscossa morale, direi a tutti i livelli, dalle istituzioni possiamo dire più vicine al cittadino, i municipi, ma direi non soltanto a livello istituzionale, anche a livello relazionale: c’è un bisogno di riscoperta di valori fondanti, anche lo stare insieme, il bene comune.
D. – Serve una rinascita dal basso a Roma in questo momento, una riscossa morale che però fa fatica da quello che si vede a venire a galla?
R. – Sì, a venire a galla, sì. Perché ci vogliono le risorse interiori profonde, degli uomini. Penso che la Chiesa in questo ha un ruolo ma la Chiesa deve essere una Chiesa credibile, forte, una Chiesa evangelicamente compromessa, in questo senso. Allora la Chiesa può essere un faro e nello stesso tempo può essere anche un punto di coagulo di forze vive, di forze fresche, di forze nuove. Penso che ci sia bisogno di questo. Siamo stanchi di questo modo di gestire la realtà pubblica.
D. – Lei come vede in questo momento il cittadino romano? Una persona un po’ rassegnata ai mali e ai danni di questa città, che guarda semplicemente ad arrivare a fine giornata, molto chiuso su se stesso, egoista, o lei vede che c’è la possibilità di risalire la china?
R. – Ognuno dice: si arrangi chi può. Io penso che questa è un po’ la mentalità che sta serpeggiando a livello comune. Ognuno cerca di pensare a se stesso e chi ha le risorse ed è furbo in questo caso riesce ma la povera gente, chi non ha risorse, chi non ha la stessa furbizia come fa a risorgere? E’ un problema serio.
D. – A Roma non c’è un’associazione mafiosa, se non altro così hanno detto i giudici, però c’è una forte corruzione. Questo che cosa ci deve far dire ancora?
R. – Che cos’è mafioso? Cioè, cosa non è mafioso quando si usa in questo modo il potere? Non so, ho dei dubbi su questo giudizio e secondo me la mafia l’abbiamo relegata a certi fenomeni ma non è così, la mafia è legata al potere. In fondo è questo: il potere in modo illegittimo, in modo corrotto. Questo è la mafia.

Radio Vaticana

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