LIBIA – Migliaia di profughi intrappolati a causa degli scontri tra milizie

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Ancora forte tensione in Libia a causa degli scontri tra milizie rivali soprattutto attorno allo scalo di Tripoli. Drammatica la situazione dei profughi: migliaia sono costretti a combattere una guerra che non è la loro, cadono vittime dei trafficanti, di abusi e violenze. A lanciare un appello all’Europa e alla Comunità internazionale perché intervenga in modo concreto per proteggerli è don Mussie Zerai presidente dell’Agenzia Habeshia. L’ha intervistato Cecilia Seppia:

R. – Purtroppo, sono migliaia i profughi dell’Africa subsahariana che si trovano incastrati nella guerra; i maschi spesso costretti a fare da portantini, da facchini per le munizioni: abbiamo molti feriti, molti che hanno perso la vita, donne e bambini che stanno letteralmente morendo di fame. Ce ne sono circa 350 solo a Tripoli, chiusi in un campo sportivo, all’aperto, senza protezione, e sono quattro giorni che non ricevono cibo, nulla …

D. – Lei ha detto che ogni giorni ricevete, con l’agenzia Habeshia, telefonate di gente disperata, impaurita … che cosa vi raccontano?

R. – Sono molto spaventati soprattutto a causa delle bombe, dei proiettili che vengono sparati per la strada… Ci sono stati anche morti in casa: mentre erano in casa, piombava una bomba … la gente è terrorizzata! Poi, le varie aggressioni che ci sono state anche casa per casa: sono stati derubati, aggrediti, hanno subito abusi di ogni genere … Questo è quello che ci raccontano.

D. – Lanciando questo appello, ha usato un’espressione molto forte: ha detto che questi profughi, questi rifugiati sono “figli di nessuno”, perché a differenza degli occidentali che sono stati fatti evacuare con la ripresa della guerra in Libia, loro non hanno avuto nessuna tutela. Quindi, che cosa fare?

R. – E’ così tutti gli altri sono stati evacuati tranne loro: per questo, la comunità internazionale deve progettare un piano di evacuazione per proteggere queste persone, anche nei Paesi confinanti. Per esempio, quelli che sono a Tripoli spesso si dirigono verso la Tunisia, però vengono bloccati al confine, non possono andare nemmeno là, sono prigionieri.

D. – L’Unione Africana è incapace di proteggere queste persone. C’è un’Europa che arranca anche su questo: più volte dall’Italia è arrivata la richiesta all’Europa di intervenire perché – ricordiamolo – molti di questi profughi sono diretti in Italia …

R. – L’Unione Europea deve intervenire per prevenire tutti questi morti, sia nel deserto che nel Mediterraneo: tutti sono diretti verso l’Europa, non solo verso l’Italia. Anzi, molti vorrebbero andare nell’Europa del Nord. Questo significa che l’Italia è solo l’ingresso, la porta dell’Europa e quindi il problema non è solo italiano, ma anche europeo. E la richiesta del ministro dell’Interno Alfano affinchè “Mare Nostrum” possa essere rilevato, assorbito da Frontex è giusta. E’ vero che Frontex non è nata per accogliere, ma per respingere: quando è stata ideata era nata per respingere gli arrivi e proteggere i confini dell’Europa; è ovvio che oggi si rifiuta a subentrare. Però, per questo bisogna rivedere i regolamenti e anche il progetto per cui è nata Frontex: che diventi un’agenzia che protegge e accoglie questi rifugiati. Però, dev’esserci un accordo tra tutta la comunità europea secondo il quale queste persone, poi, dovranno essere ridistribuite su tutto il territorio europeo.

D. – Profughi ammassati a Tripoli, a Misurata, a Sebha ci sono gli ospedali al collasso, nel senso che il sistema sanitario non riesce a prendersi cura di queste persone, anche perché mancano le medicine …

R. – Non ci sono gli strumenti per intervenire; non c’è un medico chirurgo che possa intervenire e quindi si trovano in condizione di totale abbandono. E in alcuni casi, le ferite sono andate in cancrena al punto di richiedere, nel caso di un ragazzo giovanissimo, l’amputazione di un piede che sognava tutt’altra vita; un’altra ragazza è costretta a letto perché ha la schiena spezzata: ha bisogno di un urgente intervento chirurgico ma non sono in grado di farlo, non sono in grado di spostarli a Tripoli perché lungo il percorso ci sono i pericoli dovuti dai continui conflitti … Questa è la situazione che stanno vivendo!

Fonte: Radio Vaticana

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