Libia – Don Zerai: “Aumentano profughi in mano ai trafficanti”

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don zerai“Mi hanno contattato dalla Libia dei profughi che fanno parte di un gruppo di circa 600 persone rinchiuse dentro un capannone in condizioni igienico-sanitarie spaventose. Migranti maltrattati, tra i quali anche donne in cinta e minori, circondati da uomini armati che gli impediscono la fuga. Carcerieri pronti a farli partire verso l’Europa su imbarcazioni fatiscenti a prescindere dalle condizioni del mare. Già in molti sono stati costretti a partire sui barconi e mandati così incontro alla morte”.

Don Mussie Zerai, sacerdote eritreo, fondatore e presidente dell’Agenzia Habesha per l’accoglienza dei migranti africani, candidato al Nobel per la pace, descrive così l’attuale situazione sulle coste libiche.

Aumentano i profughi dal Sudan

“Purtroppo – spiega Zerai – l’uso dei flussi di migranti come minaccia verso l’Italia non è una novità. Già Gheddafi utilizzava questa pratica barbara. E ora, questi terroristi trafficanti di uomini, hanno imparato come ricattare politicamente l’Unione Europea”. “Ad aggravare la situazione – spiega ancora Zerai – è il fatto che sono in arrivo migliaia di profughi soprattutto dal Sudan, dalla zona del Darfur, dove, nell’indifferenza dei mass-media europei, continuano gli scontri tra governo e gruppi armati e molti villaggi vengono rasi al suolo”. “Le persone in fuga – spiega il presidente di Habesha – vengono convogliate verso la Libia e finiscono nelle mani di questi gruppi armati estremisti che guadagnano sulla loro pelle e li utilizzano come strumenti di ricatto”.

I rischi di un intervento militare europeo

Ma un intervento militare di una coalizione internazionale in Libia potrebbe fermare questo traffico di persone? “La prima cosa da fare sarebbe creare un dialogo fra i vari capi tribù libici“, spiega don Zerai. “Un intervento militare esterno, infatti, sarebbe in questo momento un grande regalo per gli estremisti perché incendierebbe la popolazione e la aizzerebbe contro l’occidente. L’errore è stato compiuto nel 2011, quando dopo l’intervento militare la coalizione internazionale ha abbandonato il territorio”.

Fonte: Radio Vaticana

 

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