LIBANO – Il Presidente di Caritas Libano: “In Medio Oriente il caos organizzato uccide anche la carità”

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“Qualche tempo fa un vescovo libanese ha tentato di fare una colletta per aiutare i profughi siriani. Ebbene, non è riuscito a raccogliere nemmeno un soldo. La gente diceva: basta, non vogliamo più aiutarli. Per tante persone, gli aiuti ai rifugiati siriani sono diventati motivo di accuse e rimproveri anche per il lavoro della Caritas”. Così il sacerdote maronita Paul Karam, Presidente di Caritas Lebanon, descrive all’Agenzia Fides il progressivo venir meno tra i libanesi del senso di carità e solidarietà umana verso i rifugiati siriani provocato anche dalla ripresa degli scontri nella valle della Bekaa tra militanti siriani anti-Assad e forze dell’esercito nazionale. “Tra la gente” riferisce p. Karam “tanti ripetono: ‘noi li abbiamo accolti, e loro ci hanno traditi. La polizia è entrata nei loro campi e ha trovato le armi. Adesso non vogliamo più aiutare i siriani’”.
Il sostegno umanitario verso i rifugiati siriani in Libano rischia di diventare l’ennesima vittima collaterale di conflitti e eventi che stanno diffondendo timore tra la popolazione libanese. Sullo sfondo c’è sempre la minaccia di un Libano contagiato dal conflitto siriano e il timore che anche il Paese dei Cedri diventi territorio di conquista per gruppi jihadisti come lo Stato Islamico e il Fronte al-Nusra, legato ad rete di al-Qaida. Il confine tra Siria e Libano è stato più volte attraversato dalle incursioni di gruppi jihadisti, e proprio al-Nusra minaccia di giustiziare nove poliziotti e soldati libanesi tenuti in ostaggio come ritorsione per il coinvolgimento pro-Assad delle milizie sciite libanesi di Hezbollah nel conflitto siriano.
Padre Karam, intervenuto al summit sulle emergenze del Medio Oriente convocato i questi giorni a Roma da Caritas Internationalis, richiama l’attenzione sulle contraddizioni e le ambiguità che segnano l’atteggiamento della comunità internazionale e soprattutto di alcune potenze occidentali davanti ai convulsi sviluppi mediorientali. “Evidentemente” fa notare il sacerdote libanese “qualcuno persegue il disegno di ridisegnare il Medio Oriente fomentando la creazione di micro-stati su base etnico-religiosa. Adesso fanno la guerra al Califfato Islamico, ma nel fronte che dicono di aver costruito contro i jihadisti ci sono gli stessi che per anni li hanno finaziati e riforniti di armi e sostegni logistici”. A giudizio di padre Karam, anche un certo modo di affrontare le sofferenze dei cristiani e delle altre minoranze rientra nei piani rivolti a stavolgere l’attuale quadro mediorientale: “Il nuovo Medio Oriente disegnato da questi strateghi del caos” rileva il Presidente di Caritas Lebanon “è una regione spezzettata e sempre affogata nei conflitti etnico-religiosi, dove non c’è posto per i cristiani. Fa pensare il fatto che gli Usa e altre nazioni occidentali si affrettino a concedere visti e permessi di asilo ai cristiani con procedure preferenziali. Ma noi questo non lo accettiamo. Non ci faremo mai trattare come ospiti nella terra che è anche nostra.”

Fonte: Agenzia Fides

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