L’antenna italiana Virgo scopre la sorgente delle onde gravitazionali

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Poter catturare l’energia che attraversa l’universo,cioè le onde gravitazionali, generate nei momenti finali della fusione di due buchi neri dalla massa di 31 e 25 volte quella del Sole e distanti fra loro circa 1,8 miliardi di anni luce. Non è fantascienza ma sono le osservazioni registrate lo scorso 14 agosto da tre rivelatori, uno europeo Virgo, che si trova in Italia e realizzato con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, insieme alla Francia, e da due strumenti americani Ligo.
Il risultato, che apre una nuova pagina dell’astronomia, è stato annunciato dalle due collaborazioni internazionali a Torino, nella conferenza di apertura del G7 Scienza, che si tiene in questi giorni nel capoluogo piemontese. Lavorando all’unisono pur essendo distanti tra loro, i tre rivelatori permettono di localizzare la provenienza delle onde gravitazionali con grande precisione.
“L’importanza della scoperta, – spiega Gianluca Gemme ricercatore dell’INFN e responsabile nazionale dell’esperimento Virgo – cioè della rivelazione di un’onda gravitazionale da tre strumenti – due interferometri americani di Ligo e il nostro interferometro italiano di Virgo – e che grazie alla presenza di Virgo, del terzo strumento italiano, adesso è possibile localizzare la direzione di provenienze del segnale con molta più precisione. Questo permette di studiare con altri mezzi, per esempio con i telescopi, la sorgente e quindi avere un quadro completo di quello che sta succedendo nel corso della missione gravitazionale. Quindi il ruolo di Virgo in questo momento è fondamentale, perché senza di esso si era già arrivati all’osservazione di onde gravitazionali, ma non era possibile identificare con precisione la direzione di provenienza della sorgente. Ora questo è possibile e ci aspettiamo di avere nel futuro delle informazioni molto interessanti”
E questa scoperta potrà avere nel futuro importanti riscontri oltre che nel campo astronomico e fisico, ma anche medico ed ingegneristico
“Per esempio, – sottolinea Gianluca Gemme – alcuni degli algoritmi che noi utilizziamo per analizzare i nostri dati, potrebbero avere applicazioni interessanti in campo medico, come nell’analisi di immagini mediche. Quindi la ricerca fondamentale oltre a produrre un avanzamento della conoscenza che è un valore di per sé produce anche molto spesso ricadute in diversi campi e settori”.
In questo momento i rivelatori sono fermi, per permettere un miglioramento delle loro funzioni. L’esperimento sarà ripetuto probabilmente nell’autunno del prossimo anno, quando si andranno ad approfondire gli studi sul ruolo delle onde gravitazionale e dei buchi neri nell’universo.

Radio Vaticana

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