La Chiesa in Australia chiede regole per tutelare le persone nel mondo digitale

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Ci sono “sfide serie” da affrontare per tutelare la persona umana nel mondo dei social media e promuovere la solidarietà nelle comunità on line. E non c’è tempo da perdere per dare risposte efficaci alla vita che scorre su Internet. Il severo richiamo “ad agire a tutti i livelli della società” arriva dai vescovi australiani ed è contenuto nella Dichiarazione divulgata – come ogni anno – in vista della domenica della Giustizia sociale, che viene celebrata nell’ultima domenica di settembre.

Rendere reale un autentico rapporto umano in rete
Il documento pubblicato oggi, intitolato “Rendere reale: un autentico incontro umano nel nostro mondo digitale”, sarà sviluppato durante tutto il prossimo anno, supportato da materiale divulgativo e formativo per una presa d’atto della complessità del tema da parte del governo, dei leader politici e dei responsabili tecnologici ma anche da parte delle imprese, delle comunità locali e dei singoli individui per rendere migliore la rete internet, a beneficio di tutti. Se la rete “ha infatti cambiato il nostro modo di comunicare, lavorare, imparare e fare affari” dobbiamo chiederci da cristiani, ammoniscono i presuli, “come possiamo contribuire a un mondo digitale più giusto e amorevole”. Per questo “siamo chiamati a ‘rendere reale’ l’amore di Dio nella vita dei nostri vicini, sia offline che online”.

Diventare cittadini attivi nel mondo digitale
“Le nostre parrocchie, scuole e altre organizzazioni cattoliche – spiega il reverendo Terence J. Brady, delegato della Conferenza episcopale australiana per la giustizia sociale – sono state rapide nell’abbracciare le possibilità positive di comunicazione e connessione, e lo stesso Papa Francesco ci incoraggia a “diventare audacemente cittadini del mondo digitale”.

Rischi di manipolazione, sfruttamento e violenza
Ma se la rete digitale “ci permette di essere più connessi che mai, purtroppo – rileva il reverendo Brady – può anche essere un luogo di manipolazione, sfruttamento e violenza”. Da qui l’appello “alla cittadinanza attiva perché, in fondo, questi problemi – sottolinea il sacerdote – non sono di natura tecnologica, ma piuttosto morale”. Dunque, “possiamo scegliere come ci comportiamo in rete, e possiamo plasmare collettivamente il mondo online, costruendo un vicinato digitale più giusto e amorevole”.

Promuovere inclusione e solidarietà su internet
Fa un esempio concreto il reverendo Brady. Se oggi, osserva, “sempre più servizi essenziali come le banche si muovono online, dobbiamo agire insieme come comunità per garantire l’inclusione digitale in modo che i nostri vicini non siano lasciati ai margini dell’autostrada digitale. Sta inoltre diventando sempre più chiaro che le piattaforme digitali richiedono una saggia governance e che per raggiungere questo obiettivo è necessaria una cooperazione internazionale. Il bene comune richiede un intervento globale piuttosto che lasciare che le piattaforme digitali si governino da sole”.

Fonte: Vatican News

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