l Mare e i suoi lavoratori: una “periferia” tanto amata dal Papa

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A cento anni dalla fondazione dell’Apostolato del mare con noi, padre Bruno Ciceri. Il responsabile del settore nell’ambito del Dicastero per il Servizio allo Sviluppo Umano Integrale si sofferma sui tanti temi che riguardano i lavoratori del comparto marittimo e le loro famiglie per tre volte negli ultimi mesi, al centro dell’attenzione di Papa Francesco.

Sono tante le fragilità del mondo del mare e dei suoi lavoratori, un mondo prezioso per l’umanità sul fronte dell’economia, del commercio, dell’alimentazione e della tutela ambientale. I marittimi e i pescatori corrono numerosi rischi fisici, affrontano sfide economiche pesanti, vivono sofferenze e difficoltà che il Covid- 19 ha accentuato. Nulla però di tutto questo è nascosto ai cappellani e ai volontari che, da quando è nato l’Apostolato del Mare, sono al loro ascolto in circa trecento porti, attraverso social media, nelle cappelle delle navi, in ogni momento.

Cento anni della Fondazione significano vicinanza e, in questo momento, anche amplificazione della voce di quanti, nelle periferie del mondo, non hanno voce, perchè siano riconosciuti e tutelati i loro diritti e perchè il loro lavoro si svolga in sicurezza. Il mese centrale dell’estate, agosto, è, nella preghiera del Papa, proprio dedicato al mare e ai suoi lavoratori: ma è solo l’ultima di tre occasioni che Francesco dedica al tema, evidentemente per un particolare interesse.

Quale? Ne abbiamo parlato con padre Bruno Ciceri responsabile dell’Apostolato del Mare nell’ambito del Dicastero per il Servizio allo Sviluppo Umano Integrale:

Ecco l’intervista a padre Bruno Ciceri

R. – Ci sono delle motivazioni specifiche per questi interventi del Santo Padre per la gente del mare. A giugno scorso,ha voluto ringraziare i marittimi per il lavoro svolto durante il periodo del lockdown, quando tutto era fermo, e i marittimi hanno continuato a trasportare il 90% delle merci e soprattutto hanno trasportato equipaggiamenti medici da una parte all’altra del mondo. Il secondo intervento del Santo Padre è stato fatto il 13 di luglio scorso, che è la cosiddetta domenica del mare, una domenica in cui ecumenicamente, con le altre denominazioni cristiane, si cerca di ringraziare i marittimi per il lavoro che fanno perché rendono la nostra vita più facile. E poi, questa intenzione di preghiera ,di agosto anche perché quest’anno noi celebriamo i 100 anni della fondazione dell’Apostolato del Mare e volevamo rimarcare questa nostra realtà. Ma penso che il motivo principale per cui il Santo Padre è così vicino alla gente del mare, è perché il mondo marittimo è una delle periferie in cui la Chiesa è presente, in cui la Chiesa lavora. I porti sono proprio alla periferia delle città. E noi siamo presenti lì. E poi devo dire, purtroppo, nel mondo marittimo sono presenti alcuni temi che sono molto cari a Papa Francesco, per il tipo di sofferenza della gente. Pensiamo al lavoro forzato, alla tratta delle persone, alla schiavitù: ecco, per queste ragioni il Santo Padre è vicino alla gente del mare.
Padre Ciceri, chi lavora in mare, chi vive in mare ha una vita difficile e a volte pericolosa: sono 745 i morti tra il 2011 e il 2020. C’è un pericolo di vita, un pericolo di lavoro forzato, c’è l’inquinamento ci sono le regole della pesca non sempre rispettate che impatto hanno tutte queste cose sui marittimi?
R. – Un impatto molto forte sulle loro famiglie. Innanzitutto parliamo dai pericoli naturali: c’è la tempesta c’è l’uragano e anche se queste navi sono enormi, quando si scontrano con la forza della natura, diventano dei piccoli fuscelli sbattuti qua e là nel mare. Poi ci sono i pericoli creati dall’uomo e qua parlo della pirateria. Qualche anno fa, nel 2011-2012, era il problema principale, adesso se ne parla poco, però abbiamo ancora grossi problemi con la pirateria in alcune parti del mondo. Poi veniamo alla situazione del Covid dei mesi scorsi. La vita del marittimo già di per sé è logorante. Perché li costringe a stare lontano dalle loro famiglie 8 – 10 mesi di contratto. Con il Covid cosa è successo….? Le frontiere sono state chiuse, gli aerei non volavano più. Quindi questi marittimi sono rimasti bloccati sulle navi e il loro contratto da 8-10 mesi è diventato 14-15-16 mesi .Al momento presente abbiamo circa 200.000 marittimi bloccati sulle navi e non si riesce a fare il cambio dell’equipaggio. Quindi vorrei proprio lanciare un appello a tutti i governi, vorrei lanciare un appello anche alle autorità nei porti: i marittimi sono lavoratori essenziali, non solo per l’economia dell’Italia, ma per l’economia globale e quindi bisognerebbe creare dei canali speciali per favorire questo cambio di equipaggi e noi dobbiamo insistere su questo, altrimenti in questa gente aumenta la fatica, aumenta lo stress, soprattutto lo stress mentale. Ho ricevuto dai nostri cappellani alcuni report di marittimi che non hanno retto a questa pressione psicologica e hanno commesso un suicidio.
Padre, quando si parla di mare, di porti, di marittimi, non pensiamo mai che l’economia del mare ha un ritorno sull’economia terrestre, questa è un’altra cosa a cui il Papa tiene molto e sottolinea…
R. – Sì, la maggior parte del mondo, dipende dal mare. Sappiamo bene che la maggior parte dei prodotti viene dall’est dall’Asia e deve essere trasporta qua. Il trasporto via aereo costa troppo quindi ci sono le navi . E, se noi riflettiamo un momentino: dal telefonino che usiamo per qualsiasi cosa, alla televisione, ai vestiti, alle macchine, alla benzina, tutto è trasportato via mare, però noi non ce ne rendiamo conto. Poi, sono sicuro che molti di voi sono andati anche in crociera e la crociera si fa sul mare. Dobbiamo renderci conto di tutto questo. E poi, se ci spostiamo nel settore ittico, la pesca. Circa 60 milioni di persone nel mondo, sono coinvolte nella pesca e il 15% di questi 60 milioni di persone che lavorano nella pesca e nell’acqua-coltura sono donne e anche il cibo, che noi mangiamo, molto viene dal pesce. Dobbiamo tener presente anche che molti dei paesi via in sviluppo hanno come cibo principale il pesce. Quindi il mondo del mare, così nell’insieme, è un mondo molto importante per tutti noi.

Il pensiero del Papa va anche ai Cappellani dei marittimi e alla pastorale che riguarda i marittimi . Qual è la condizione di un sacerdote che vive questa dimensione religiosa?
R.- Dobbiamo dire che la chiesa da sempre è stata vicino alla gente del mare, poi nel 1920 un gruppo di laici si è trovato insieme e appunto ha messo insieme tutte queste realtà della Chiesa e l’ha chiamata Apostolato del Mare. Ecco questa piccola realtà formata da 4-5 laici, nel tempo è cresciuta e si è sviluppata fino al presente in cui abbiamo un’organizzazione presente in trecento porti con tantissimi cappellani e volontari. Loro cosa fanno? Ogni giorno vanno al porto, salgono sulle navi, visitano i marittimi, ascoltano i loro bisogni. Questo era sempre prima del Covid. Purtroppo con il Covid, c’è stato il lockdown, ma i nostri cappellani si sono dati da fare e hanno trovato nuovi modi per essere presenti. Hanno utilizzato molto i social media, ad esempio si è creata anche una chat che è un’applicazione dove qualsiasi il marittimo in qualsiasi parte del mondo può chiamare e trovare qualcuno che parla la sua lingua e può aiutarlo e consolarlo. Noi generalmente provvediamo a qualsiasi tipo di assistenza: partiamo dall’ assistenza spirituale, quindi la celebrazione della Messa sulle navi, ma interveniamo anche quando ci sono degli eventi drammatici sulle navi. Ci può essere un incidente e qualcuno muore; oppure i marittimi possono commettere un suicidio, e, su una piccola comunità di 15-20 persone su una nave, se succede qualcosa a uno di loro, diventa un dramma. E allora i nostri cappellani generalmente sono i primi a salire a bordo e portare loro conforto. Però i marittimi hanno bisogno di tante altre piccole cose: per noi è molto semplice, se finiamo lo shampoo, se finiamo il dentifricio, andiamo fuori a comprarlo. Ecco, per loro, se arrivano al porto alla sera e ripartono alla mattina, non c’è speranza di andare fuori a comprare. I porti poi sono tutti lontani dalla città: ecco noi andiamo anche a comprare lo shampoo o il dentifricio, piccole cose che però sono importanti per loro. Poi altra cosa essenziale: noi provvediamo in diversi modi a portare loro il wi-fi a bordo perché quelli che hanno il cellulare possano comunicare e vedere le famiglie.
Siamo nell’anno della Laudato si’: i marittimi cosa possono fare per difendere il mare?
R. – Direi che nel mondo marittimo, nell’industria marittima già si sta facendo molto per rispettare il mare. Ad esempio la riduzione delle emissioni inquinanti delle navi: si stanno cercando diversi tipi di carburante in modo tale che non si inquini l’aria. Inoltre ad esempio il lavaggio delle stive, prima tutta l’acqua veniva ributtata in mare e magari c’erano delle sostanze inquinanti. Adesso si sta cercando di cambiare tutto questo e prima o poi riusciremo. Poi, parlando dei pescatori: loro in diverse parti del mondo, non pescano più soltanto il pesce, ma pescano anche la plastica che trovano nel mare e ce n’è tantissima. Loro la riportano a terra e la affidano al riciclo. Quindi c’è una coscienza molto molto forte da parte dei pescatori per quanto riguarda il rispetto dell’ambiente. Ma la cosa più importante dobbiamo farla noi: dobbiamo impegnarci a non disperdere la plastica nell’ambiente perché, siccome la Terra è ricoperta dalla maggior parte dell’acqua, sicuramente quello che noi abbandoniamo nella terra finisce nell’acqua e inquina l’acqua che è il sostentamento, non solo per i pescatori e per i marittimi, ma anche per noi.

Fonte e immagini: Vatican News

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