IRAQ – Al-Abadi premier incaricato. Isis avanza. Mons. Warduni: “Il mondo intervenga”

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L’Iraq è nel caos. Nel nord non si ferma l’avanzata dell’Isis, nonostante i bombardamenti americani e la resistenza curda, tanto che domani anche l’Ue riunirà i suoi ambasciatori per coordinare un intervento mirato. Intanto a Baghdad è crisi politica con lo scontro tra il premier uscente Al Maliki e il presidente Masum che ha affidato la formazione del nuovo governo allo sciita Haidar al-Abadi salutato con favore dalla comunità internazionale. Il servizio di Gabriella Ceraso:

Continua a consumarsi il dramma umanitario di migliaia di civili delle minoranze, specie yazida e cristiana, nel nord dell’Iraq. Viveri e acqua arrivano lentamente dagli aerei americani e europei sulle montagne del Sinjar dove quasi 50 bambini yazidi, secondo fonti governative, muoiono ogni giorno. Invece Ong e chiesa locale sono in azione in Kurdistan dove migliaia di sfollati arrivano di continuo scappando dall’Isis. I guerriglieri avanzano conquistando gran parte del distretto di Jalawla, a nordest di Baghdad, trovando scarsa resistenza nei curdi, armati dagli Stati Uniti, e approfittando del caos politico a Baghdad. Qui il presidente Fuad Masum, accusato di impeachment dal premier uscente al Maliki per aver tardato ad affidargli il terzo mandato, e da lui denunciato alla Corte suprema, ha incaricato lo sciita Haidar al Abadi di formare un nuovo esecutivo col sostegno di Stati Uniti e Onu, Plaude la comunità internazionale che parla di “tappa cruciale” per la formazione di un governo di coalizione, di un “governo aperto” dice la Casa Bianca. In realtà si prefigura un duro braccio di ferro con al Maliki che, sostenuto dall’esercito e scaricato dalla sua maggioranza sciita che ha scelto al Abadi, già parla di nomina illegittima e prepara un’azione legale contro la cosiddetta “cospirazione curdo-americana’.

Sulla situazione il commento di mons. Shlemon Warduni, vescovo ausiliario di Baghdad dei caldei, al microfono di Marco Guerra:

R. – La cooperazione del mondo è molto debole ed è venuta molto tardi! Anche dall’Europa, anche dall’America… Voi dite: “Meglio tardi che mai”, ma la nostra tragedia non è stata presa sul serio sin dall’inizio. Per questo il Patriarca e noi tutti abbiamo visto la noncuranza del mondo all’inizio, per almeno quasi un mese. Per questo siamo arrivati a questo punto. All’inizio, almeno, parlavano con una lingua dolce con i cristiani, ma solo per alcuni giorni… Poi sono però arrivati a cacciarli, a ucciderli se non diventavano musulmani. E questo non solo a Mosul, perché quattro giorni fa hanno “svuotato” tutta la Piana di Ninive: i bambini, gli anziani dormono per la strada… Una cosa tremenda! Quindi, anche l’America è arrivata in ritardo… Noi vediamo che queste persone seminano la paura, una grande paura nel cuore della gente, che lascia tutto e se ne va. Noi vogliamo un’azione pronta, adesso, subito! Quanti bambini sono morti, quante donne sono state calpestate, quanti uomini sono stati uccisi! Perciò, Sua Beatitudine dice, e anche noi che lui, che il mondo deve intervenire molto presto, subito! Non deve vendere le armi a questa gente!

D. – Quindi, nelle zone occupate dall’Isis la situazione è peggiorata rispetto a un mese fa. Ma cosa è cambiato in queste ultime settimane?

R. – Prima dicevano ai cristiani di non andarsene, perché qualcuno all’inizio aveva parlato con loro dicendo così… Poi, hanno cacciato i cristiani dalle loro funzioni pubbliche nel governo, poi hanno scritto sulle case, poi hanno gridato “cristiani fuori!”…. Dopo tutto quello che è accaduto nella Piana di Ninive, e la paura che sono riusciti a seminare nel cuore di tutti, appena la persone sentono che si stanno avvicinando, scappano via subito, corrono via, uno dopo l’altro… Sono migliaia: 150-200 mila persone si trovavano all’aperto… La Chiesa ha cercato di fare qualcosa, di trovare dei posti: ringraziamo Dio che la maggioranza di queste persone hanno potuto avere un tetto. Noi gridiamo a tutto il mondo: “Per favore, fate qualche cosa! Per favore non vendete le armi!”. Le nazioni che aiutano queste persone, bisogna chiamarle e chiedere loro: “Voi siete con il mondo o fuori dal mondo?”. Se sono fuori dal mondo, allora devono essere puniti!

D. – La mancanza di un’unità politica nella capitale si sente? E’ un problema? Con tutte le etnie dell’Iraq unite si potrebbe sconfiggere l’Isis?

R. – Questo è uno dei problemi più grandi. Il governo e tutti gli altri partiti che dovrebbero prendere le cose sul serio discutono solo delle poltrone, invece di dire “andiamo dai curdi e facciamo un blocco unito che mostri la forza dell’Iraq”. Noi non vogliamo la guerra! Noi non vogliamo uccidere gli altri, ma vogliamo i nostri diritti, vogliamo la pace! Vogliamo la sicurezza per i nostri bambini e le nostre donne, per le ragazze che vengono maltrattate. Queste divisioni sono una grande lacuna nella storia dell’Iraq. Se il governo si unisse con i curdi, con un cuore solo, certamente le cose sarebbero di altro tipo. Però anche gli americani, anche l’Europa devono intervenire! Anche se i curdi non sono con il governo…

Fonte: Radio Vaticana

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