In vigore in Italia la Convenzione di Istanbul contro violenza sulle donne

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Entrerà in vigore in Italia, questo primo agosto, la Convenzione di Istanbul sulla “prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica”. Il documento, promosso dal Consiglio d’Europa, è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante sul tema ed è stato firmato da 32 Paesi. In Italia, secondo alcune stime, quest’anno le donne uccise sono state 36, la metà rispetto allo scorso anno, ma questo tipo di violenza rimane ancora un fenomeno diffuso, come spiega al microfono di Michele Raviart, suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata che si occupa di assistenza alle donne vittime della tratta:

R. – La violenza più comune è proprio quella che deriva dalla mancanza di rispetto, la mancanza di parità verso le persone di sesso femminile; questa idea di superiorità, questa idea di possesso, “tu sei mia e non puoi appartenere a nessun altro”. Qui c’è da lavorare moltissimo culturalmente per ritornare a scoprire il valore di ogni persona, con la propria dignità, con la propria libertà, con le proprie capacità, perché il valore della donna non è solo il suo corpo, ma il valore della donna è il suo essere.

D. – La violenza sulle donne da qualche anno è al centro di campagne di sensibilizzazione, però ancora una donna su tre è vittima di molestie di vario genere. Cosa c’è ancora da fare?

R. – Dobbiamo lavorare molto di più sui giovani, nelle scuole, nelle parrocchie perché veramente solo così, sensibilizzando, formando coscienze nuove, coscienze di responsabilità – perché siamo tutti responsabili di questo grande problema che sta distruggendo la vita di tante persone in tanti modi – e se non cambiamo la mentalità continueremo ad avere persone umiliate, sfruttate e anche maltrattate.

D. – Non c’è il rischio di creare una contrapposizione insanabile tra uomo e donna?

R. – Molte persone che vivono questa realtà, colgono questi squilibri. Perchè abbiamo tanta violenza? Perchè non abbiamo capito che dobbiamo lavorare per creare unione tra uomo e donna, comunione. L’uguaglianza nella diversità. Assolutamente non ci devono essere contrapposizioni perché abbiamo ruoli diversi, però con la stessa dignità. Questo a volte lo dimentichiamo: ciascuno compie il proprio ruolo proprio per il bene dell’umanità, il bene della famiglia e della società. Non devono essere ruoli che staccano, che separano, ma sono ruoli che uniscono: l’uguaglianza nella diversità.

D. – Valorizzare la dignità della donna è anche uno dei punti spesso toccati da Papa Francesco…

R. – Anche in Vaticano si sta prendendo atto di queste situazioni, si sta cercando di dare risposte. Ci sarà un Simposio, nel mese di novembre, in cui saranno invitate proprio giovani da tutto il mondo per poter avere anche la loro presenza, le loro capacità, poter coinvolgere i loro coetanei insieme a lavorare davvero per un cambio di mentalità che sarà veramente la chiave di una grossa svolta, perché ogni persona ritorni ad essere considerata persona.

Fonte: Radio Vaticana

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