Il Vangelo del lavoro secondo Papa Francesco

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La Chiesa celebra oggi la Festa di San Giuseppe Lavoratore. La ricorrenza, istituita da Pio XII nel 1955 per dare un senso cristiano al primo maggio, Giornata internazionale del lavoro, cade in una fase ormai prolungata di crisi, che vede oltre 202 milioni di disoccupati nel mondo: un dato destinato a crescere nei prossimi anni. Papa Francesco, in questo primo anno di Pontificato, ha avuto parole molto forti su questo tema. In questo servizio di Sergio Centofanti, vi riproponiamo alcuni interventi significativi:
“Quando la società è organizzata in modo tale che non tutti hanno la possibilità di lavorare … quella società non va bene: non è giusta”. Papa Francesco usa parole dure contro l’attuale modello di sviluppo che nega a tanti il lavoro. “Questa economia uccide” – tuona nella Evangelii gaudium – perché fa prevalere la “legge del più forte, dove il potente mangia il più debole”. Oggi – afferma – c’è la “nuova tirannia invisibile, a volte virtuale”, di un “mercato divinizzato” dove regnano “speculazione finanziaria”, “corruzione ramificata”, “evasione fiscale egoista”. Incontrando i lavoratori delle Acciaierie di Terni spiega così il dramma della disoccupazione:
“È la conseguenza di un sistema economico che non è più capace di creare lavoro, perché ha messo al centro un idolo, che si chiama denaro! Pertanto, i diversi soggetti politici, sociali ed economici sono chiamati a favorire un’impostazione diversa, basata sulla giustizia e sulla solidarietà. Questa parola, in questo momento, rischia di essere esclusa dal dizionario. Solidarietà: sembra come una parolaccia! No! E’ importante la solidarietà, ma questo sistema non le vuole tanto bene, preferisce escluderla”. (Discorso ai lavoratori delle Acciaierie di Terni, marzo 2014)
L’attuale cultura dello “scarto” – sottolinea – ha creato “qualcosa di nuovo”: “gli esclusi non sono ‘sfruttati’ ma rifiuti, ‘avanzi’”. E durante la Messa a Santa Marta del primo maggio dell’anno scorso afferma:
“Le persone sono meno importanti delle cose che danno profitto a quelli che hanno il potere politico, sociale, economico. A che punto siamo arrivati? Al punto che non siamo consci di questa dignità della persona; questa dignità del lavoro”. (Omelia a Santa Marta del primo maggio 2013)
“Dove non c’è lavoro – osserva – manca la dignità”: e questa situazione non è casuale, perché oggi tanti “sistemi sociali, politici ed economici hanno fatto una scelta che significa sfruttare la persona”. E sempre nella Evangelii gaudium parla delle nuove forme di schiavismo, il lavoro che rende schiavi: “Nelle nostre città – scrive – è impiantato questo crimine mafioso e aberrante, e molti hanno le mani che grondano sangue a causa di una complicità comoda e muta”:
“Quante persone, in tutto il mondo, sono vittime di questo tipo di schiavitù, in cui è la persona che serve il lavoro, mentre deve essere il lavoro ad offrire un servizio alle persone perché abbiano dignità. Chiedo ai fratelli e sorelle nella fede e a tutti gli uomini e donne di buona volontà una decisa scelta contro la tratta delle persone, all’interno della quale figura il lavoro schiavo”. (Udienza generale del primo maggio 2013)
Papa Francesco cita Giovanni Paolo II laddove dice che la Chiesa “non può né deve rimanere al margine della lotta per la giustizia”, perché è “necessaria una voce profetica” in un contesto che vuole mettere a tacere i poveri, mentre altri “non vogliono rinunciare ai loro privilegi”. Quindi lancia questo appello:
“Cari fratelli e sorelle, non smettete mai di sperare in un futuro migliore. Lottate per questo, lottate. Non lasciatevi intrappolare dal vortice del pessimismo, per favore! Se ciascuno farà la propria parte, se tutti metteranno sempre al centro la persona umana, non il denaro, con la sua dignità, se si consoliderà un atteggiamento di solidarietà e condivisione fraterna, ispirato al Vangelo, si potrà uscire dalla palude di una stagione economica e lavorativa faticosa e difficile”. (Discorso ai lavoratori delle Acciaierie di Terni, 20 marzo 2014)
Fonte: Radio Vaticana

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