Il Papa: “Tiranneggiando la natura l’uomo rischia il suicidio”

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A 500 giorni dall’inizio del Pontificato, il quotidiano argentino El Clarín pubblica sul suo inserto settimanale “Viva” i primi stralci di una intervista a Papa Francesco. Molti i temi toccati, dai ricordi di infanzia agli argomenti di stretta cronaca come l’immigrazione, con molte considerazioni del Papa sul senso della vita. Il servizio di Alessandro De Carolis:

In molti vantano di conoscere più o meno a fondo il segreto della felicità – dove questo termine, ambito ma indefinito, si può declinare a seconda delle sensibilità di chi parla con altri sostantivi di più terrena concretezza: salute, amore, soldi, potere e via dicendo. Interrogato sul punto, Papa Francesco è spiazzante come sempre e all’intervistatore del “Clarín” chiarisce il suo modo di intendere la questione prendendo a prestito un’espressione dalla città di cui da 500 giorni è nuovo e amato Vescovo:

“Qui i romani hanno un detto, che potremmo prendere come punto di riferimento, che dice: ‘Campa e lascia campà’, cioè vai avanti e lascia che tutti vadano avanti, vivi e lascia vivere. E’ il primo passo per la pace e la felicità”.

L’intervista è uno nuovo spaccato dell’uomo diventato Papa, che aggiunge tasselli al mosaico di una personalità ormai nota, dominata da un cuore che è una porta sempre spalancata sugli uomini, i loro patimenti e le loro speranze. I ricordi d’infanzia sono un atto d’amore per la lavandaia che aiutò sua mamma nelle fatiche domestiche e che, reincontrata da adulto e sacerdote, Jorge Mario accompagna in punto di morte ricevendo da lei una medaglietta che il Papa afferma di baciare la sera prima di dormire e la mattina appena sveglio. È morta felice, con il sorriso sulle labbra e con la dignità di chi ha lavorato, dice di lei Francesco, con la genuina ammirazione che gli umili suscitano sempre in lui.

Il mondo piccolo di casa Bergoglio si allarga poi a considerazioni sul mondo grande della comunità internazionale, che però resta spesso piccola nella generosità ai bisogni di chi, lasciandosi alle spalle orrori di vario tipo, tende una mano in cerca di ospitalità. L’Europa ha paura, osserva il Papa, parlando di immigrazione ma elogiando la Svezia, che pur contando meno di 10 milioni di abitanti è stata capace negli ultimi anni di fare spazio a 800 mila immigrati.

E uno sguardo ancora più ampio arriva a comprendere tutto quel mondo che da nord a sud, per indifferenza e peggio per interesse, continua a sprecare i doni di Dio:

“Quando, per esempio, si vuole fare un’estrazione mineraria, perché si ottiene di più che con un altro metodo – e questo, però, contamina l’acqua – non importa. E così si va avanti contaminando la natura. Penso che una domanda che non ci si faccia sia: l’umanità, per questo uso indiscriminato e tirannico della natura, non si sta suicidando?”

La domanda resta sospesa sulla coscienza collettiva, mentre nessun dubbio traspare quando il giornalista chiede a Francesco come si veda in veste di possibile vincitore del Nobel. Il Papa risponde in franchezza di non averci mai pensato, perché – ammette – molto lontano dalla sua forma mentale è la ricerca di premi e dottorati. Piuttosto, preferisce riassumere la fibra della sua umanità rifacendosi stavolta alla sua cultura più ancestrale, quella dei gauchos e della pampa, mirabilmente narrati da Ricardo Guiraldes nel suo “Don Segundo Sombra”:

“In Don Segundo Sombra c’è una cosa molto bella, di un uomo, il protagonista, che passa in rassegna la sua vita. Dice che da giovane era una roccia impetuosa, che portava avanti tutto; da adulto, era un fiume che andava avanti; e che nella vecchiaia si sentiva in movimento, che però scorreva lento. Io utilizzerei questa immagine del poeta e romanziere Ricardo Guiraldes, questo ultimo aggettivo: tranquillo. La capacità di muoversi con benevolenza e umiltà, la calma della vita”.

Fonte: Radio Vaticana

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