Il Papa sui migranti: “È imperativo morale accoglierli e proteggerli”

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“Assieme al diritto di poter emigrare, deve essere garantito anche il diritto di non dover emigrare”, trovando nella propria patria la possibilità di una vita dignitosa. Per quanti fuggono invece “occorre aprire canali umanitari accessibili e sicuri”. Così Papa Francesco ricevendo stamattina in Vaticano i partecipanti al VI Forum Internazionale “Migrazione e pace” in corso a Roma. Il Forum, spiega nel suo saluto al Papa mons. Silvano Maria Tomasi del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, convoca ogni due anni diversi attori sociali e politici alla ricerca di nuove strade per umanizzare il fenomeno migratorio e ridurre le sofferenze dei migranti. L’evento è organizzato dal Dicastero sullo Sviluppo Umano Integrale della Santa Sede, lo Scalabrini International Migration Network e la Fondazione Konrad Adenauer. Hanno preceduto il discorso del Papa alcune testimonianze di immigrati.

Le parole di un’immigrata al Papa:
“Siamo eritrei, siamo ortodossi, con percorsi di fuga differenti. Io ho attraversato il Mar Rosso per andare in Yemen, mentre mio marito ha attraversato il deserto del Sudan e della Libia ed è giunto qui in Italia attraverso la rotta mediterranea, giungendo a Lampedusa….”
Nel racconto di una donna eritrea arrivata in Italia con la sua famiglia attraversando il deserto e il mare, c’è tutto il dramma di chi è costretto a scappare dalla propria terra a causa di conflitti, violenza e povertà. Le migrazioni sono sempre esistite ma, dice il Papa, preoccupa la natura forzosa di molti flussi migratori di oggi, che aumenta le sfide poste alla comunità politica, alla società civile e alla Chiesa. E indica in quattro momenti quella che dovrebbe essere la comune risposta: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Spesso siamo indotti, dice il Papa, a non guardare al prossimo come ad un fratello da accogliere:
“Di fronte a questa indole del rifiuto, radicata in ultima analisi nell’egoismo e amplificata da demagogie populistiche, urge un cambio di atteggiamento, per superare l’indifferenza e anteporre ai timori un generoso atteggiamento di accoglienza verso coloro che bussano alle nostre porte. Per quanti fuggono da guerre e persecuzioni terribili, spesso intrappolati nelle spire di organizzazioni criminali senza scrupoli, occorre aprire canali umanitari accessibili e sicuri”.
Ma non basta accogliere, è necessario anche proteggere i migranti resi più vulnerabili allo sfruttamento e alla violenza:
“Proteggere questi fratelli e sorelle è un imperativo morale da tradurre adottando strumenti giuridici, internazionali e nazionali, chiari e pertinenti; compiendo scelte politiche giuste e lungimiranti; prediligendo processi costruttivi, forse più lenti, ai ritorni di consenso nell’immediato; attuando programmi tempestivi e umanizzanti nella lotta contro i “trafficanti di carne umana” che lucrano sulle sventure altrui; coordinando gli sforzi di tutti gli attori, tra i quali, potete starne certi, ci sarà sempre la Chiesa”.
Lo sviluppo, continua Francesco, è un diritto innegabile di ogni essere umano. Anche in questo è necessaria un’azione coordinata:
“La promozione umana dei migranti e delle loro famiglie comincia dalle comunità di origine, là dove deve essere garantito, assieme al diritto di poter emigrare, anche il diritto di non dover emigrare , ossia il diritto di trovare in patria condizioni che permettano una dignitosa realizzazione dell’esistenza. A tal fine vanno incoraggiati gli sforzi che portano all’attuazione di programmi di cooperazione internazionale svincolati da interessi di parte e di sviluppo transnazionale in cui i migranti sono coinvolti come protagonisti”.
Riguardo all’integrazione, il Papa sottolinea che essa non è né assimilazione né incorporazione, ma un processo bidirezionale che si fonda sul mutuo riconoscimento della ricchezza culturale dell’altro. Rapportarsi in modo diverso nei confronti di quanti sono costretti a lasciare il proprio luogo di origine è un dovere di giustizia, afferma Francesco perché non sono più sostenibili e non sono più accettabili le disuguaglianze economiche oggi esistenti, tutti devono poter “beneficiare dei frutti della terra”:
“Non può un gruppetto di individui controllare le risorse di mezzo mondo. Non possono persone e popoli interi aver diritto a raccogliere solo le briciole.(…) Fare giustizia significa anche riconciliare la storia con il presente globalizzato, senza perpetuare logiche di sfruttamento di persone e territori, che rispondono al più cinico uso del mercato, per incrementare il benessere di pochi”.
Francesco ricorda poi la centralità della persona umana in tutte le sue condizioni, anche l’irregolarità legale non consente sconti sulla sua dignità. E va anche recuperato il valore della fraternità. Per noi cristiani, poi, conclude il Papa, l’ospitalità offerta al forestiero è offerta a Gesù Cristo stesso:
“Per questo «è necessario un cambio di atteggiamento verso i migranti e rifugiati da parte di tutti; il passaggio da un atteggiamento di difesa e di paura, di disinteresse o di emarginazione – che, alla fine, corrisponde proprio alla “cultura dello scarto” – ad un atteggiamento che abbia alla base la “cultura dell’incontro”, l’unica capace di costruire un mondo più giusto e fraterno, un mondo migliore”.

Fonte: Radio Vaticana

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