Il Papa: no a modello economico idolatrico che sacrifica poveri e ambiente

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Una conversione ecologica integrale e un’economia a favore di tutti, evitando la tentazione di un modello idolatrico che sacrifica vite umane alla sola redditività. Così il Papa all’Incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico a Mauritius. Centrale anche il richiamo a continuare ad accogliere i migranti proseguendo sulla strada di quell’armonia delle differenze, che caratterizza la cultura dell’isola

Sviluppare una politica economica dal volto umano, che possa davvero “giovare a tutti”, e accettare la sfida dell’accoglienza ai migranti nel segno dell’integrazione. Sono i due cardini del discorso che Papa Francesco ha rivolto alle autorità della Repubblica di Mauritius, incontrate oggi pomeriggio nell’ultimo intervento sull’Isola e del suo 31.mo viaggio apostolico. A precedere l’incontro, la visita di cortesia al presidente ad interim, Barlen Vyapoory, e l’incontro con il primo ministro, Pravind Kumar Jugnauth, sempre nella splendida cornice del Castello di Réduit, Palazzo presidenziale, risalente al 1748, al periodo della dominazione francese.
Mauritius registra, infatti, fra i più alti tassi di sviluppo dell’Africa, ma la crescita economica rischia di non andare a vantaggio dei giovani, “per certe strategie della sua dinamica”, nota il Papa come aveva già messo in risalto stamani alla Messa, parlando del problema della disoccupazione giovanile.
Perciò vorrei incoraggiarvi a sviluppare una politica economica orientata alle persone e che sappia privilegiare una migliore distribuzione delle entrate, la creazione di opportunità di lavoro e una promozione integrale dei più poveri. Incoraggiarvi a non cedere alla tentazione di un modello economico idolatrico che ha bisogno di sacrificare vite umane sull’altare della speculazione e della mera redditività, che tiene conto solo del beneficio immediato a scapito della protezione dei più poveri, dell’ambiente e delle sue risorse.

Una conversione ecologica integrale
Anche per questo, il Papa chiede che si incentivi quella “conversione ecologica integrale” che mira, come ha messo in evidenza il cardinale Maurice Piat, attuale vescovo di Port Luis, non solo ad evitare catastrofi ambientali ma anche a portare un cambiamento negli stili di vita in modo che la crescita economica possa davvero giovare a tutti e non si incorra in gravi crisi sociali.

La comunione nelle diversità, senza emarginare o respingere
Tutto il discorso riflette l’apprezzamento del Papa per l’armonia culturale, etnica e religiosa, in cui le differenze sono rispettate e armonizzate “in funzione di un progetto comune”, creata a Mauritius. A comporre la popolazione dell’Isola sono, infatti, discendenti degli schiavi africani, al tempo dei francesi, poi nell’800, con gli inglesi, immigrati provenienti dall’India, tanto che oggi la popolazione indo-pakistana costituisce la maggioranza con il 68%, mentre il 27% è costituto da creoli, il 3% da cinesi e il 2% da francesi. Un popolo “nato con l’arrivo dei migranti” che, provenienti da “orizzonti e continenti diversi”, con le loro tradizioni, hanno “imparato, poco a poco, ad arricchirsi con le differenze degli altri e a trovare il modo di vivere insieme cercando di costruire una fraternità attenta al bene comune”.
Per il Papa, quindi, la popolazione di Mauritius ha una “voce autorevole” per ricordare che si può raggiungere una pace stabile, una “diversità riconciliata”: in altre parole “un’effettiva comunione all’interno della grande famiglia umana senza la necessità di emarginare, escludere o respingere”, sottolinea. Il DNA del popolo di Mauritius conserva la memoria di quei movimenti migratori “dei vostri antenati”, ricorda ancora Francesco, esortando a proseguire nella strada dell’integrazione delle differenze:
Ecco perché vi incoraggio, nella fedeltà alle vostre radici, ad accettare la sfida dell’accoglienza e della protezione dei migranti che oggi vengono qui per trovare lavoro e, per molti di loro, migliori condizioni di vita per le loro famiglie. Abbiate a cuore di accoglierli come i vostri antenati hanno saputo accogliersi a vicenda, quali protagonisti e difensori di una vera cultura dell’incontro che consente ai migranti (e a tutti) di essere riconosciuti nella loro dignità e nei loro diritti.

Collaborazione fra religioni con rispettive identità
Un apprezzamento per questa cultura dell’incontro che il Papa esprime anche per il modo in cui sull’Isola le diverse religioni – induisti, cristiani, musulmani – “con le rispettive identità”, collaborano sia per contribuire alla pace sociale, sia per ricordare il valore trascendente della vita “contro ogni tipo di riduzionismo”. Ribadita anche la disponibilità dei cattolici a continuare a partecipare a questo fruttuoso dialogo.
In particolare, poi, alle autorità di Mauritius chiede di essere un esempio per i giovani e di combattere tutte le forme di corruzione. Apprezzando la tradizione democratica instaurata a partire dall’indipendenza, che ha contribuito a fare di Mauritius “un’oasi di pace”, il Papa auspica che lo stile democratico possa essere sviluppato combattendo ogni forma di discriminazione.

Al termine dell’Incontro e prima di dirigersi verso l’aeroporto, Papa Francesco ha benedetto alcuni alberelli destinati alle Isole di Mauritius, Rodrigues e Agaléga. Quindi ha salutato brevemente alcuni leader religiosi presenti alla cerimonia. Emozione e gioia per la presenza del Papa hanno preso corpo negli occhi e nelle parole del presidente ad interim di Mauritius, Vyapoory, e del primo ministro, Jugnauth. In entrambi i loro discorsi, pronunciati prima dell’intervento del Pontefice, ha trovato spazio la questione del popolo delle isole Chagos. Messa in luce anche la ricchezza della multietnicità e della convivenza a Mauritius, strada sulla quale si vuole proseguire.

Fonte: Vatican News

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