Il Papa: “L’icona dei missionari è la Maddalena, donna in uscita”

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Maria Maddalena, l’apostola degli apostoli, quale “icona” dei missionari. A proporla è stato Papa Francesco, nel discorso rivolto ai partecipanti al Capitolo Generale della Congregazione della Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, figli spirituali di Bogdan Janski, apostolo dei polacchi emigrati in Francia durante il secolo XIX. Maria Maddalena, dice il Papa “dopo aver incontrato Gesù Risorto, lo annuncia agli altri discepoli.

“La nostalgia di un passato che ha potuto essere fruttuoso di vocazioni e grandioso di opere non vi impedisca di vedere la vita che il Signore fa germogliare accanto a voi nel momento presente”. Questa l’indicazione di Francesco ai partecipanti al Capitolo Generale della Congregazione della Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo:

“Non siate uomini nostalgici, ma uomini che, mossi dalla fede nel Dio della storia e della vita, annunciano la venuta dell’alba anche in piena notte (cfr Is 21,11-12). Uomini contemplativi che, con lo sguardo del cuore fisso sul Signore, sanno vedere quello che non vedono altri, impediti dalle preoccupazioni di questo mondo; uomini che sanno proclamare, con l’audacia che viene dallo Spirito, che Cristo è vivo ed è il Signore”.

Maria Maddalena, donna in uscita che sa rischiare
Francesco affronta poi una seconda riflessione: Maria Maddalena e le altre che vanno al Sepolcro sono donne “in uscita”, abbandonano il loro “nido” e si mettono in cammino, sanno rischiare:

“Lo Spirito chiama anche voi, Fratelli della Risurrezione, ad essere uomini in cammino, un Istituto “in uscita”, verso le periferie umane, lì dove è necessario portare la luce del Vangelo. Vi chiama ad essere cercatori del volto di Dio, là dove lo si trova: non nei sepolcri – «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?» (v. 5) –, ma dove Egli vive: nella comunità e nella missione”.

Dalla comunità uscire verso il mondo
E’ chi crede nel Risorto che ha quindi il coraggio di uscire per “per portare la Buona Nuova della Risurrezione”, assumendosi anche “il rischio della testimonianza, come fecero gli Apostoli”:

“Quanti sono coloro che aspettano questo lieto annuncio! Non ci è lecito privarli di esso. Se la Risurrezione di Cristo è la nostra più grande certezza e il tesoro più prezioso, come non correre ad annunciarla agli altri?”

La vita fraterna in comunità è un modo concreto di manifestare la Risurrezione di Cristo: accogliendo non quei fratelli che noi scegliamo, ma quelli che il Signore ci dona:

“L’altro è un dono che non può essere manipolato né disprezzato; un dono da accogliere con rispetto, perché in lui, specialmente se è debole e fragile, mi viene incontro Cristo”.

L’autoreferenzialità conduce alla morte 
Il richiamo di Francesco è quindi ad essere “costruttori di comunità evangeliche e non meri ‘consumatori’ di esse” e “ad assumere la vita fraterna in comunità come la prima forma di evangelizzazione”:

“Le comunità siano aperte alla missione e rifuggano l’autoreferenzialità, che conduce alla morte. I problemi – che sempre ci sono – non vi soffochino, ma possiate coltivare la “mistica dell’incontro” e cercare, insieme con i fratelli che il Signore vi ha donato e illuminati «dalla relazione d’amore che passa fra le tre Divine Persone», la via e il metodo per andare avanti (cfr Lett. ap. A tutti i consacrati, 21 novembre 2014, I, 2). In una società che tende a livellare e massificare, dove l’ingiustizia contrappone e divide, in un mondo lacerato e aggressivo, non fate mancare la testimonianza della vita fraterna in comunità!”

Sono due le forme di consolazione rivelate dal Risorto ai discepoli: la gioia interiore di riconoscerne la presenza e che conduce alla missione, e la luce del mistero pasquale che “fa recuperare la speranza”:

“Risorti per far risorgere, liberati per liberare, generati a vita nuova per generare vita nuova in tutti coloro che incontriamo sul nostro cammino. Questa è la vostra vocazione e missione di Fratelli della Risurrezione”.

La Risurrezione aiuta ad uscire dai sepolcri
Sarà la Risurrezione che aiuterà “ad uscire dai momenti di tristezza” per aprire a orizzonti di gioia e di speranza, per dare la forza di “annunciare la Buona Notizia in questa cultura tante volte segnata dalla morte”:

“Se avremo il coraggio di andare fino ai nostri sepolcri personali e comunitari, vedremo come Gesù è capace di farci risorgere da essi. E questo ci farà ritrovare la gioia, la felicità e la passione dei primi momenti del nostro donarci”.

Il carisma non è una bottiglia di acqua distillata
A conclusione dell’incontro, l’invito di Francesco a “fare memoria grata del passato, vivere il presente con passione, abbracciare il futuro con speranza”:

“Memoria grata del passato: non archeologia, perché il carisma è sempre una sorgente di acqua viva, non una bottiglia di acqua distillata. Passione per mantenere sempre vivo e giovane il primo amore, che è Gesù. Speranza: sapendo che Gesù è con noi e guida i nostri passi come ha guidato i passi dei nostri fondatori”.

Radio Vaticana

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