Il Papa in Iraq, un gesto d’amore “estremo” per i cristiani

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A pochi giorni dalla partenza del Papa per l’Iraq, dal 5 all’8 marzo, il direttore della Sala Stampa Vaticana Matteo Bruni descrive il viaggio che per la prima volta porterà un Pontefice in quella terra.

A pochi giorni dalla partenza del Papa per l’Iraq, dal 5 all’8 marzo, il direttore della Sala Stampa Vaticana Matteo Bruni descrive il viaggio che per la prima volta porterà un Pontefice in quella terra.

Fraternità e speranza, sono le due parole che meglio sintetizzano il viaggio di Francesco in Iraq, il primo di un Papa in questo Paese, e che Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa Vaticana, utilizza, riandando a quanto Francesco disse lo scorso 8 febbraio al corpo diplomatico, riferendosi anche alla pandemia: “Fraternità e speranza sono medicine di cui oggi il mondo ha bisogno, al pari dei vaccini”.

La sollecitudine per i cristiani e l’importanza del dialogo

Quello in Iraq è un “gesto d’amore per i cristiani nella regione, un po’ estremo”, spiega Bruni che ricorda che si tratta del 33mo viaggio internazionale di Papa Francesco da lui stesso annunciato quando parlò del desiderio di recarvisi, era il giugno del 2019 e parlava davanti alla Roaco, Riunione Opere Aiuto Chiese Orientali. Sono tre le letture del viaggio indicate da Bruni. La prima, senz’altro, la sollecitudine per i cristiani che si trovano in Iraq e nella regione. La seconda, riguarda il forte spirito di condivisione e dialogo tra diverse religioni che si manifesterà, soprattutto nella tappa de 6 marzo, durante l’incontro interreligioso ad Ur dove il Papa, spiega Bruni, “va a cercare fratelli e si fa fratello di tutti in questo cammino che lo porta in Iraq”. Sarà un momento legato alla memoria di Abramo, che vedrà unite tutte le religioni presenti nel Paese.

La ricchezza religiosa dell’Iraq

Il direttore della Sala Stampa descrive l’Iraq quale culla di civiltà, mosaico diversificato, parla della ricchezza di questa terra, abitata da innumerevoli gruppi religiosi dall’antichissima presenza, oltre ai cristiani, degli zoroastriani, dei bahai, gli yazidi, tristemente divenuti noti per le persecuzioni subite durante il terrore imposto dall’Isis. Naturalmente a tutto questo si affianca l’Islam iracheno, quello sunnita, che conta tra il 32 ed il 37% dei fedeli, e quello sciita, tra il 60 ed il 65%; fa riferimento a Najaf, meta di pellegrinaggi del mondo islamico, seconda solo alla Mecca, anche questa una tappa del viaggio del Papa, il 6 marzo, dove incontrerà l’ayatollah Al Sistani.

L’incontro con la sofferenza

E poi c’è il terzo significato: l’incontro con l’Iraq, con una terra che ha sofferto molto in questi recenti anni, che non può essere raccontata senza parlare dei suoi vicini, come la Siria – che tuttora vive una annosa guerra – l’Iran e la Turchia. “Un’intera regione – spiega Bruni – in cui ogni tassello è legato all’altro”. Bruni sottolinea il forte entusiasmo con il quale le comunità cristiane si sono preparate a questo “evento di pace e di consolazione per un popolo che ha molto sofferto”. Il Papa, aggiunge, “conferma questi fratelli nella fede e nell’amore, consola le loro sofferenze e desidera che questo viaggio apra al futuro per le comunità cristiane che vivono in questa terra”.

Il crollo della presenza cristiana

Dopo 15 mesi di fermo quindi, si arriva a questa attesa visita, in un Paese che in pochi anni ha visto il drammatico crollo della presenza cristiana, ma che oggi vede qualche ritorno soprattutto a Qaraqosh, altra tappa del viaggio. Fu da questo villaggio a maggioranza cristiana, ricorda Bruni, che gli abitanti furono cacciati nel 2014 da Daesh: circa 40 mila le persone mandate via, nella notte tra i 6 e 7 agosto , cristiani e non solo.

La Madonna di Loreto accompagnerà il viaggio

Ad accompagnare il Papa in questo viaggio saranno il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, il cardinale Fernando Filoni già nunzio apostolico in Iraq, il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, monsigno Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, il cardinale Miguel Ángel Ayuso Guixot, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso.Con loro vi sarà Regina Lynch della R.O.A.C.O, in considerazione del fatto che l’annuncio dell’intenzione di andare in Iraq il Papa lo espresse durante l’udienza con loro, mentre a rappresentare i lavoratori del Vaticano sarà un infermiere, dipendente della direzione Santità e Igiene del Governatorato. Soprattutto, però, ad accompagnare il Pontefice sarà l’immagine della Madonna di Loreto, a cento anni dalla proclamazione di Maria patrona degli aviatori.

Francesco parlerà in italiano in sette discorsi

I discorsi del Papa saranno in totale sette, tutti in italiano con diverse modalità di traduzione. Il primo evento sarà l’incontro con i vescovi nella Cattedrale siro-cattolica “Nostra Signora della salvezza”, luogo simbolo della Chiesa irachena, dove il 31 ottobre del 2010, un gruppo di terroristi sferrò un attacco in cui rimasero uccisi 48 fedeli, tra i quali due sacerdoti, e diverse decine di musulmani. Un martirio che oggi viene ricordato con una lunga striscia di marmo che dall’altare arriva al sagrato, proprio a testimonianza del sangue versato quel giorno. Sarà invece nella Cattedrale caldea di San Giuseppe, a Baghdad, che il Papa celebrerà, per la prima volta, la Messa in rito caldeo.

La preghiera a Mosul per le vittime di quella terra

Domenica 7 marzo è dedicata a Qaraqosh ed Erbil, nella Regione autonoma del Kurdistan iracheno e a Mosul, nella piana di Ninive, dove Francesco andrà per un momento fortemente desiderato di preghiera, di raccoglimento, di silenzio, per onorare le vittime di quella terra. Sarà nella piazza della Chiesa che si svolgerà la preghiera, alla fine della quale verrà inaugurata una lapide commemorativa. Dopo la visita alla comunità di Qaraqosh, l’ultimo evento pubblico, sarà la Messa nello stadio “Franso Hariri” a Erbil e, il giorno dopo, dopo il rientro a Roma.
Fonte e immagini: Vatican News

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