Il Papa: “Il matrimonio non è una “fiction”, ma l’amore di Cristo è la garanzia per gli sposi”

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Le famiglie come il popolo di Israele in cammino nel deserto sotto la guida di Mosè, un cammino impegnativo, a volte faticoso, a volte conflittuale. E’ sulla prima lettura della liturgia di oggi, Festa dell’Esaltazione della Croce, che si concentra l’omelia di Papa Francesco che oggi, nella Basilica vaticana, ha celebrato la Santa Messa con il rito del matrimonio. Venti le coppie di sposi intorno all’altare: i più giovani hanno meno di trent’anni, i più maturi una cinquantina e hanno esperienze di vita diverse alle spalle.

L’emozione e la gioia sono evidenti sul volto degli uomini e delle donne oggi uniti in matrimonio dal Papa. Lacrime di commozione scendono sul volto di una sposa. In Basilica si respira un clima di festa. I “sì” degli sposi interpellati da Papa Francesco ciascuno e ciascuna per nome, sono chiari e decisi, ma c’è anche molto realismo nella celebrazione e nelle parole del Papa. La vita matrimoniale non è una “fiction”, dirà al termine della sua omelia incentrata sull’esperienza del popolo d’Israele nel deserto raccontata dalla prima Lettura tratta dal libro dei Numeri, esperienza che fa pensare alla Chiesa in cammino nel deserto del mondo di oggi, al Popolo di Dio, che è composto in maggior parte da famiglie.

“E’ incalcolabile la forza, la carica di umanità contenuta in una famiglia: l’aiuto reciproco, l’accompagnamento educativo, le relazioni che crescono con il crescere delle persone, la condivisione delle gioie e delle difficoltà… Le famiglie sono il primo luogo in cui noi ci formiamo come persone e nello stesso tempo sono i ‘mattoni’ per la costruzione della società”.

Ma il cammino è stancante, manca l’acqua, diventa insopportabile e, dice il Papa, c’è la tentazione di tornare indietro.

“Viene da pensare alle coppie di sposi che ‘non sopportano il viaggio’ della vita coniugale e familiare. La fatica del cammino diventa una stanchezza interiore; perdono il gusto del Matrimonio, non attingono più l’acqua dalla fonte del Sacramento. La vita quotidiana diventa pesante, tante volte ‘nauseante’”.

Il popolo si ribella poi però si pente e supplica Mosè di chiedere al Signore di allontanare i serpenti velenosi che mordevano la gente. E il Signore dà il rimedio: un serpente di bronzo, appeso ad un’asta; chiunque lo guarda, viene guarito.

“Che cosa significa questo simbolo? Dio non elimina i serpenti, ma offre un ‘antidoto’: attraverso quel serpente di bronzo, fatto da Mosè, Dio trasmette la sua forza di guarigione, che è la sua misericordia, più forte del veleno del tentatore. Gesù, come abbiamo ascoltato nel Vangelo, si è identificato con questo simbolo (…) Chi si affida a Gesù crocifisso riceve la misericordia di Dio che guarisce dal veleno mortale del peccato”.

Il rimedio che Dio offre al popolo, il suo stesso Figlio che muore sulla croce, vale anche, in particolare, per gli sposi, dice Francesco, che “non sopportano il cammino” e vengono morsi dalle tentazioni dello scoraggiamento, dell’infedeltà, della regressione, dell’abbandono… se si affidano a Lui, li guarisce con l’amore misericordioso che sgorga dalla sua Croce, con la forza di una grazia che rigenera e rimette in cammino sulla strada della vita coniugale e familiare.

“L’amore di Gesù, che ha benedetto e consacrato l’unione degli sposi, è in grado di mantenere il loro amore e di rinnovarlo quando umanamente si perde, si lacera, di esaurisce. L’amore di Cristo può restituire agli sposi la gioia di camminare insieme; perché questo è il matrimonio: il cammino insieme di un uomo e di una donna, in cui l’uomo ha il compito di aiutare la moglie ad essere più donna, e la donna ha il compito di aiutare il marito ad essere più uomo”.

Il Papa torna a sottolineare che il cammino a cui gli sposi sono chiamati non è un cammino liscio, senza conflitti, non sarebbe umano, ma questa è la vita! E offre il suo consiglio:

“E’ normale che gli sposi litighino: è normale. Sempre si fa. Ma vi consiglio: mai finire la giornata senza fare la pace. Mai. E’ sufficiente un piccolo gesto. E così si continua a camminare”.

Alla fine l’augurio del Papa:

“Vi auguro, a tutto voi, un bel cammino: un cammino fecondo; che l’amore cresca. Vi auguro felicità. Ci saranno le croci: ci saranno! Ma sempre il Signore è lì per aiutarci ad andare avanti. Che il Signore vi benedica!”.

Fonte: Radio Vaticana

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