Il Papa: Chiamati non a condannare e giudicare gli altri ma a riconoscerci peccatori, chiedere perdono a Dio che vuole donarci la possibilità di una vita nuova

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All’Angelus il Papa riflette sull’episodio evangelico della donna adultera in cui si contrappongono due atteggiamenti: quello di scribi e farisei e quello di Gesù che impersona la misericordia di Dio e apre ad una vita nuova.

Chiamati non a condannare e giudicare gli altri ma a riconoscerci peccatori, chiedere perdono a Dio che vuole donarci la possibilità di una vita nuova. Questa è l’esortazione che il Papa rivolge ai cristiani all’Angelus di questa quinta Domenica di Quaresima. La riflessione del Papa si concentra sula misericordia di Dio, partendo dal Vangelo odierno, quello della donna sorpresa in adulterio, nel quale si contrappongono due atteggiamenti. Scribi e farisei vorrebbero condannarla mentre Gesù vuole salvarla: non è venuto per condannare e giudicare ma per offrire una vita nuova. L’Evangelista precisa che essi volevano mettere alla prova Gesù. Si può supporre che il loro proposito fosse questo: il “no alla lapidazione sarebbe stato motivo per accusarlo di disobbedienza alla legge, mentre il “sì” per denunciarlo all’autorità romana, che non ammetteva linciaggi popolari, nota il Papa rilevando “la malvagità” di questa gente. Gli interlocutori di Gesù sono dunque “chiusi nelle strettoie del legalismo”.

Lasciar cadere le pietre della condanna e del chiacchiericcio
Gesù allora prima rimane in silenzio e si china a scrivere col dito per terra, “quasi a ricordare che l’unico Legislatore e Giudice è Dio che aveva scritto la legge sulla pietra”, e poi dice che chi è senza peccato, scagli la prima pietra, cioè fa appello alla coscienza di quegli uomini che si sentivano “paladini della giustizia”, richiamandoli invece alla loro condizione di peccatori ed allora quelli, uno dopo l’altro, se ne vanno:
Questa scena invita anche ciascuno di noi a prendere coscienza che siamo peccatori, e a lasciar cadere dalle nostre mani le pietre della denigrazione e della condanna, del chiacchiericcio, che a volte vorremmo scagliare contro gli altri. Quando noi sparliamo degli altri, buttiamo delle pietre, siamo come questi.

Chiediamo perdono: ci dona pace e ci fa ricominciare
Rimangono quindi là in mezzo solo la donna e Gesù, “la misera e la misericordia” dice Sant’Agostino. E “l’unico senza colpa”, che potrebbe scagliare la pietra, congeda invece la donna dicendole di non peccare più, cioè le apre nuove possibilità con il perdono e il suo amore misericordioso:
E così Gesù apre davanti a lei una strada nuova, creata dalla misericordia, una strada che richiede il suo impegno di non peccare più. È un invito che vale per ognuno di noi: Gesù quando ci perdona ci apre sempre una strada nuova per andare avanti. In questo tempo di Quaresima siamo chiamati a riconoscerci peccatori e a chiedere perdono a Dio. E il perdono, a sua volta, mentre ci riconcilia e ci dona la pace, ci fa ricominciare una storia rinnovata. Ogni vera conversione è protesa a un futuro nuovo, ad una vita nuova, una vita bella, una vita libera dal peccato, una vita generosa. Non abbiamo paura a chiedere perdono a Gesù perché Lui ci apre la porta a questa vita nuova.
In conclusione il Papa invoca la Vergine Maria perché “ci aiuti – dice – a testimoniare a tutti l’amore misericordioso di Dio che, in Gesù, ci perdona e rende nuova la nostra esistenza, offrendoci sempre nuove possibilità”.

Con la Cresima, testimoni coraggiosi del Vangelo
Al termine della Preghiera mariana, il Papa tra i presenti saluta anche alcuni studenti, fra cui quelli delle scuole Lasalliane di Torino e Vercelli, che ricordano il terzo centenario della morte di S. Giovanni Battista de la Salle. Rivolge poi un pensiero speciale ai ragazzi della Cresima di Settignano, Scandicci, e quelli della diocesi di Saluzzo, esortandoli ad essere “coraggiosi testimoni di Gesù e del Vangelo!”. “Con la cresima – dice loro – dobbiamo crescere sempre in coraggio, siate sempre coraggiosi!”
Fonte: Vatican News

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