Il Papa all’udienza generale: “Il cristiano semina speranza, non aceto”

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I cristiani seminino olio di speranza e non aceto di amarezza, siano consolatori e difensori come lo Spirito Santo: è l’invito rivolto da Papa Francesco nella catechesi all’udienza generale, stamani in Piazza San Pietro. Nella sua riflessione il Papa ha tracciato il legame fra lo Spirito Santo e la speranza cristiana, proseguendo il ciclo di catechesi dedicate a questo tema e in vista della Pentecoste, domenica prossima. Una Festa che Francesco chiama “il compleanno della Chiesa”.

La speranza è come una vela che “raccoglie il vento dello Spirito e lo trasforma in forza motrice che spinge la barca”. E’ l’immagine che Papa Francesco usa per parlare della speranza in rapporto allo Spirito Santo. Lo Spirito Santo, spiega, dà speranza perché dona la testimonianza interiore che siamo figli di Dio e permette quindi di sperare contro ogni speranza, come Abramo e la Vergine Maria. Si tratta quindi di una speranza che non delude:

“’La speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato’. Per questo non delude, perché c’è lo Spirito Santo dentro che ci spinge ad andare avanti, sempre avanti”.

E lo Spirito Santo ci rende non solo capaci di sperare ma anche di seminare speranza, essere come Lui consolatori e difensori dei fratelli:

“Seminatori di speranza. Un cristiano può seminare amarezze, può seminare perplessità, e questo non è cristiano, e tu, sei fai questo, non sei un buon cristiano. Semina speranza: semina olio di speranza, semina profumo di speranza e non aceto di amarezza e di dis-speranza”.

La voce, lo sguardo, i modi di fare siano gentili e tranquillizzanti, in una parola bisogna essere consolatori e donare conforto ad immagine del Paraclito, come esortava a fare il Beato cardinale Newman. Francesco auspica quindi che lo Spirito Santo non solo faccia abbondare nella speranza, ma, di più – dice – “ci faccia sprecare speranza” con i più bisognosi:

“Sono soprattutto i poveri, gli esclusi, i non amati ad avere bisogno di qualcuno che si faccia per loro ‘paraclito’, cioè consolatore e difensore, come lo Spirito Santo si fa per ognuno di noi, che stiamo qui in Piazza, consolatore e difensore. Noi dobbiamo fare lo stesso per i più bisognosi, per i più scartati, per quelli che hanno più bisogno, quelli che soffrono di più. Difensori e consolatori”.

Lo Spirito Santo alimenta anche la speranza nell’intero creato. Bisogna rispettarlo, esorta Francesco, perché “non si può imbrattare un quadro senza offendere l’artista che lo ha creato”.

Il Papa si addentra poi nel significato più profondo della speranza cristiana, che non significa solo sperare di essere lieti in futuro, dopo la morte, ma già oggi, come esprime il brano della Lettera ai Romani proclamato prima dove si parla del “Dio della speranza” : “è la gioia di sperare e non sperare di avere gioia”. Francesco ricorda quindi il detto popolare: “Finché c’è vita, c’è speranza”. E’ vero anche il contrario, dice: “finché c’è speranza, c’è vita”. “Gli uomini hanno bisogno di speranza per vivere e – aggiunge – dello Spirito Santo per sperare”.

Nei saluti il Papa ricorda i pellegrini venuti per partecipare alla Veglia di Pentecoste in occasione dei cinquant’anni del Rinnovamento Carismatico Cattolico, sabato prossimo a Roma. Un saluto anche ai giovani polacchi, che come ogni anno si radunano a Lednica e ai partecipanti al pellegrinaggio nazionale guidato dal cardinale Dominik Duka, arcivescovo di Parga in occasione del 75.mo anniversario della strage di Lidice ad opera del regime nazista.

Radio Vaticana

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