Il Papa all’Angelus: “Affidiamoci a Dio con l’umiltà dei poveri in spirito”

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All’Angelus domenicale, Papa Francesco ha dedicato la catechesi al Vangelo odierno, che parla delle Beatitudini e del “discorso della montagna” fatto da Gesù. Nel dopo Angelus il Pontefice ha espresso la sua vicinanza alle popolazioni del Centro Italia colpite dal terremoto e dal maltempo. Infine il saluto di Francesco ai circa tremila ragazzi dell’Azione Cattolica di Roma, presenti in Piazza San Pietro, due dei quali si sono affacciati con il Santo Padre dal Palazzo Apostolico al termine dell’Angelus.

Il passo evangelico di Matteo, spiega Francesco, è la chiave di volta del Nuovo Testamento, in cui Gesù manifesta la volontà di Dio di condurre gli uomini alla felicità. Un messaggio rivolto soprattutto ai poveri e agli oppressi e i maltrattati. Ma Gesù segue una strada particolare per spiegare che cosa sia la felicità del cristiano.

Il motivo della beatitudine, cioè della felicità, non sta nella condizione richiesta – «poveri in spirito», «afflitti», «affamati di giustizia», «perseguitati»… – ma nella successiva promessa, da accogliere con fede come dono di Dio. Si parte dalla condizione di disagio per aprirsi al dono di Dio e accedere al mondo nuovo, il «regno» annunciato da Gesù.

La realtà di disagio e di afflizione – spiega il Papa – viene vista in una prospettiva nuova. “Non si è beati se non si è convertiti, in grado di apprezzare e vivere i doni di Dio”. Francesco si sofferma poi sulla prima beatitudine: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli». Il povero in spirito è colui che non si ribella, ma sa essere umile, docile, disponibile alla grazia di Dio. E la felicità dei poveri in spirito ha una duplice dimensione: innanzitutto nei confronti dei beni materiali che vanno utilizzati con sobrietà
“…senza appesantirsi nell’opacità della consumazione vorace. Più ho, più voglio; più ho, più voglio: questa è la consumazione vorace. E questo uccide l’anima. E l’uomo o la donna che fanno questo, che hanno questo atteggiamento “più ho, più voglio”, non sono felici e non arriveranno alla felicità”.
E la povertà in spirito si manifesta nella lode a Dio e all’amore col quale ha creato noi e il mondo.
“…è Lui, il Signore, è Lui il Grande, non io sono grande perché ho tante cose! E’ Lui: Lui che ha voluto il mondo per tutti gli uomini e l’ha voluto perché gli uomini fossero felici.

Il povero in spirito è il cristiano – afferma ancora Francesco – che non fa affidamento su sé stesso, sulle ricchezze materiali, non si ostina sulle proprie opinioni, ma ascolta con rispetto e si rimette volentieri alle decisioni altrui.
“Se nelle nostre comunità ci fossero più poveri in spirito, ci sarebbero meno divisioni, contrasti e polemiche! L’umiltà, come la carità, è una virtù essenziale per la convivenza nelle comunità cristiane.

La povertà in senso evangelico – continua il Santo Padre – è la strada privilegiata verso la meta del Regno dei Cieli, una strada che privilegia la condivisione al possesso. E la strada dell’amore percorribile – sottolinea il Papa – solo se si ha un cuore aperto. In questo percorso – conclude il Papa – ci è di esempio la Vergine Maria, modello dei poveri in spirito, in quanto docile alla volontà del Signore.
Nel dopo Angelus, dopo aver ricordato l’odierna Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra e salutato i pellegrini di diverse parrocchie, associazioni e gruppi provenienti dall’Italia e da altri Paesi, ha ancora una volta rivolto il suo incoraggiamento alle popolazioni del Centro Italia ancora sofferenti per il sisma e l’eccezionale ondata di maltempo.

“Non manchi a questi nostri fratelli e sorelle il costante sostegno delle istituzioni e la comune solidarietà. E per favore, che qualsiasi tipo di burocrazia non li faccia aspettare e ulteriormente soffrire!”
Infine il festoso incontro con i ragazzi dellAzione Cattolica Romana, che Francesco ha così scherzosamente appellato.
“Come vedete, sono arrivati gli invasori … sono qui!”
L’Azione Cattolica Romana è quest’anno impegnata nella “Carovana della Pace”, il cui slogan è “Circondati di Pace”. E un lancio di palloncini colorati, simbolo di pace, ha concluso la mattinata col Papa.

Fonte: Radio Vaticana

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