Il Papa alla Cei: “Nulla giustifica la divisione”

0

“La mancanza o comunque la povertà di comunione costituisce lo scandalo più grande, l’eresia che deturpa il volto del Signore e dilania la sua Chiesa. Nulla giustifica la divisione”. Il Papa si è rivolto in questo modo all’assemblea dei vescovi italiani riuniti in Vaticano. In apertura il saluto del presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, che ha ricordato i tanti suggerimenti arrivati dalle conferenze episcopali locali sulle modifiche allo statuto della Cei.

Hai un tono scherzoso il Papa nell’aprire l’incontro con i vertici della Cei e riferisce di un particolare che lo ha colpito: “Un giornale diceva, dei membri della presidenza, che ‘questo è uomo del Papa, questo non è uomo del Papa, questo è uomo del Papa …’ … ma la presidenza, di cinque-sei, sono tutti uomini del Papa”. Poi Francesco parla della sua visione di Chiesa. Ricercare l’unità è fondamentale, perché “l’assenza di comunione costituisce lo scandalo più grande… Meglio cedere… piuttosto che lacerare la tunica e scandalizzare il popolo santo di Dio

“Per questo, come Pastori, dobbiamo rifuggire da tentazioni che diversamente ci sfigurano: la gestione personalistica del tempo, quasi potesse esserci un benessere a prescindere da quello delle nostre comunità; le chiacchiere, le mezze verità che diventano bugie, la litania delle lamentele che tradisce intime delusioni”.

Dunque anche la Conferenza Episcopale italiana deve essere al servizio dell’unità, serve intessere rapporti all’insegna dell’apertura. I sacerdoti ne hanno bisogno

“I nostri sacerdoti, voi lo sapete bene, sono spesso provati dalle esigenze del ministero e, a volte, anche scoraggiati dall’impressione dell’esiguità dei risultati: educhiamoli a non fermarsi a calcolare entrate e uscite, a verificare se quanto si crede di aver dato corrisponde poi al raccolto”.

L’apertura è un atteggiamento che va portato avanti nella vita di tutti i giorni

“Come pastori siate semplici nello stile di vita, distaccati, poveri e misericordiosi”.

D’altronde le sfide di oggi sono tante, perché la crisi non è solo economica ma soprattutto spirituale e culturale. E’ necessario un nuovo umanesimo. Per questo serve difendere la vita, dal concepimento fino alla fine naturale, la famiglia. Sempre con misericordia

“Non trascurate di chinarvi con compassione su chi è ferito in affetti e vede compromesso un progetto di vita”

E poi massima attenzione alla crisi del lavoro che provoca disoccupazione e cassintegrazione ai migranti che cercano una possibilità di vita. Insomma, rimarca Francesco, “nessuno volga lo sguardo dall’altra parte”. Infine un appello direttamente ai vescovi seduti davanti a lui: “E voi pregate per me, soprattutto alla vigilia di questo viaggio che mi vede pellegrino ad Amman, Betlemme e Gerusalemme a 50 anni dallo storico incontro tra Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora”.
Fonte: Radio Vaticana

No comments