Il Papa ai vescovi del Burundi: “Solo il Vangelo sanerà le ferite nel vostro Paese”

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In un Paese ancora ferito dai “terribili conflitti” del recente passato, siate testimoni della fraternità del Vangelo anche nel campo della cosa pubblica. È uno degli auspici che Papa Francesco ha espresso nel discorso consegnato oggi ai vescovi del Burundi, ricevuti in visita ad Limina. Ampio lo spazio riservato fra l’altro dal Papa alla formazione dei candidati al sacerdozio. Il servizio di Alessandro De Carolis:
Quando la guerra ha insegnato a odiare, la pace può tornare se qualcuno semina di nuovo la fraternità. Un’evidenza che Papa Francesco mette subito in risalto nel suo discorso ai vescovi del Burundi quando – riconoscendo che “profonde ferite” causate da violenza ed “estrema povertà” fanno ancora sanguinare la popolazione del Paese – chiede ai presuli burundesi di radicare con forza nelle coscienze il Vangelo, il solo che, dice, possa “indurre gli uomini all’amore fraterno e al perdono”. Senza “mai vacillare nella speranza”, la Chiesa locale – afferma Papa Francesco – deve dunque prendersi tutto lo spazio necessario per dialogare in campo “sociale e politico”, in vista della “riconciliazione”. In particolare, aperto dev’essere il confronto con le autorità del Burundi: loro per prime, osserva il Papa, “hanno bisogno della vostra testimonianza di fede e del vostro coraggioso annuncio di valori cristiani, cosicché possano comprendere la Dottrina sociale della Chiesa, apprezzarne il valore e ispirarsi nella gestione della cosa pubblica”.
Sacerdoti capaci di tutto questo vanno adeguatamente formati sin dall’inizio, e comunque sostenuti durante il ministero, e sul punto Papa Francesco si sofferma in modo dettagliato. Ogni vocazione al sacerdozio, ripete, deve in ogni caso poggiare su “quattro pilastri” solidi, ovvero “formazione intellettuale”, “formazione spirituale, umana e pastorale”. Questo perché, sottolinea il Papa, i sacerdoti porteranno lungo l’arco della vita, “nelle loro relazioni quotidiane”, il Vangelo e dunque nel ministero sacerdotale – asserisce citando l’Evangelii Gaudium – non dovrebbe esservi “un predominio dell’aspetto amministrativo su quello pastorale, come pure una sacramentalizzazione senza altre forme di evangelizzazione”. Ma non è tutto. Oggi, riconosce con schiettezza, le vocazioni “sono fragili” e i giovani “devono essere sostenuti con attenzione nel loro cammino. Devono avere come formatori preti che siano veri esempi di gioia e di perfezione sacerdotale, che siano loro vicini e condividano le loro vite, che li ascoltino veramente così da conoscerli e guidarli meglio. È solo a questo prezzo – soggiunge – che un giudizio equo può essere esercitato, evitando malaugurati errori”.
Stessa cura Papa Francesco la chiede, oltre che per le persone consacrate – ringraziate per “le opere di educazione sociale, di assistenza sanitaria, o ancora per l’aiuto dato ai profughi che sono in gran numero nel vostro Paese” – anche per i laici e la gioventù del Burundi nel suo insieme. “In un mondo in fase di secolarizzazione è necessario dare alle nuove generazioni una visione autentica della vita, della società, della famiglia”. Di conseguenza, conclude il Papa, sarà fondamentale fare “tutto il possibile” perché la formazione, nelle scuole cattoliche e non, possa essere irrorata dai valori cristiani, così che i leader del Burundi del futuro, possano costruirlo “più umano e più giusto”.
Fonte: Radio Vaticana

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