Il Papa ai vescovi coreani: “Custodite speranza, non seguite criteri mondani”

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La memoria e la speranza ispirino la Chiesa della Corea. E’ l’esortazione che Papa Francesco ha rivolto ai vescovi coreani incontrati nella sede della Conferenza episcopale del Paese, subito dopo l’incontro con le autorità nel Palazzo presidenziale di Seoul. Ai presuli, il Pontefice ha chiesto di essere testimoni di una “Chiesa costantemente in uscita verso il mondo” e di rifiutare i “criteri mondani” del successo e del potere. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Memoria e speranza. Papa Francesco ha incentrato il suo discorso ai vescovi della Corea su questo binomio, chiedendo ai pastori coreani di esserne custodi. Voi, ha detto, “siete i discendenti dei martiri” e della tradizione “che iniziò e crebbe largamente grazie alla fedeltà” di una “generazione di laici”. Un richiamo a non cedere alla tentazione del clericalismo. Francesco ha così offerto la sua riflessione proprio su cosa voglia dire fare “memoria dei martiri” per la Corea e non solo:

“La nostra memoria dei martiri e delle generazioni passate di cristiani deve essere realistica, non idealizzata o ‘trionfalistica’. Guardare al passato senza ascoltare la chiamata di Dio alla conversione nel presente non ci aiuterà a proseguire il cammino; al contrario frenerà o addirittura arresterà il nostro progresso spirituale”.

Essere custodi della memoria, ha sottolineato, “significa qualcosa di più che ricordare e fare tesoro delle grazie del passato”, ma anche “trarne le risorse spirituali per affrontare con lungimiranza e determinazione le speranze, le promesse e le sfide del futuro”. Il Papa che ha ricordato come da terra di missione la Corea sia diventata “una terra di missionari” ha dunque rivolto l’attenzione alla speranza “offerta dal Vangelo” ed ha esortato la Chiesa locale a prendersi cura degli anziani e dei giovani. Quindi si è soffermato su un tema a lui molto caro:

“Se noi accettiamo la sfida di essere una Chiesa missionaria, una Chiesa costantemente in uscita verso il mondo e in particolare verso le periferie della società contemporanea, avremo bisogno di sviluppare quel ‘gusto spirituale’ che ci rende capaci di accogliere e di identificarci con ogni membro del Corpo di Cristo”.

Essere custodi di speranza, ha soggiunto, “implica anche garantire che la testimonianza profetica della Chiesa in Corea continui ad esprimersi nella sua sollecitudine per i poveri”. Una sollecitudine, ha precisato, che non deve ridursi “alla sola dimensione assistenziale, dimenticando la necessità di ognuno di crescere come persona” e di “poter esprimere con dignità la propria personalità”. Il Papa ha avvertito, parlando a braccio, che una “tentazione della prosperità” è di cacciare i poveri e vivere “in tal modo che loro non osino entrare, non si sentano a casa loro”:

“C’è un pericolo, c’è una tentazione che viene nei momenti di prosperità. E’ il pericolo che la comunità cristiana si socializzi, cioè che perda quella dimensione mistica, che perda la capacità di celebrare il Mistero e si trasformi in una organizzazione spirituale, cristiana, con valori cristiani, ma senza lievito profetico. Lì si è persa la funzione che hanno i poveri nella Chiesa”.

E questa, ha ammonito, “è una tentazione della quale le Chiese particolari, le comunità cristiane hanno sofferto tanto, nella storia” fino “al punto di trasformarsi in comunità di classe media nella quale i poveri” vengono a provare vergogna:

“E’ la tentazione del benessere spirituale, del benessere pastorale. Non c’è una Chiesa povera per i poveri, ma una Chiesa ricca per i ricchi o una Chiesa di classe media per i benestanti …”

Francesco ha, dunque, esortato vivamente i vescovi ad ascoltare sempre i sacerdoti, a non allontanarsi mai da loro. Quindi, ha osservato che la Chiesa coreana vive ed opera in una società “secolarizzata e materialistica”:

“In tali circostanze gli operatori pastorali sono tentati di adottare non solo efficaci modelli di gestione, programmazione e organizzazione tratti dal mondo degli affari, ma anche uno stile di vita e una mentalità guidati più da criteri mondani di successo e persino di potere che dai criteri enunciati da Gesù nel Vangelo. Guai a noi se la Croce viene svuotata del suo potere di giudicare la saggezza di questo mondo!”.

Fonte: Radio Vaticana

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