I Vescovi del Venezuela grati per appello Papa. Ora rischio dittatura

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La Conferenza episcopale venezuelana (Cev) esprime tutta la sua gratitudine per la vicinanza e la preoccupazione vera che ancora una volta il Papa e la Santa Sede hanno manifestato ieri, in un rinnovato appello al rispetto dei diritti umani e anche alla sospensione della nuova Costituente che sta contribuendo alla radicalizzazione della crisi nel Paese sudamericano e sta fomentando l’odio. A nome dei vescovi, parla il vicepresidente della Cev mons. Mario Moronta, che conferma la scarsa affluenza al voto di domenica scorsa e non nasconde  il timore per l’avvento di una “democrazia dittatoriale“. La speranza dei vescovi oggi, dopo i tanti interventi dei giorni passati, è che l’appello della Santa Sede sia accolto da tutti, sia governo che oppositori. La gente, spiega mons Moronta, che vuole una Chiesa vicina è stata invece ancora una volta esaudita dalle parole del Papa. Ma un ruolo importante a questo punto deve svolgerlo anche la comunità internazionale con una posizione chiara.

Ascolta l’intervista integrale a mons Mario Moronta vicepresidente della Conferenza episcopale venezuelana:

R. – Abbiamo ricevuto con grande gratitudine questo comunicato della Santa Sede che è un modo per riaffermare ciò che qui in Venezuela è stato detto non soltanto da noi vescovi ma dalle persone di buona volontà. Questo comunicato conferma la vera preoccupazione del Santo Padre e della Santa Sede per il Venezuela. Speriamo che questo appello venga accolto dal governo. Certamente è ben accolto dalla gente che aspetta dalla Chiesa non soltanto una parola ma anche l’impegno di stare accanto a quelli che soffrono.

D. – I venezuelani hanno votato domenica scorsa per eleggere i membri della Costituente: il governo ha affermato che la partecipazione è stata del 41 per cento mentre l’opposizione parla del 12 per cento. Che informazioni ha lei?

R. – La vera informazione è che non si è arrivati al 15 per cento di tutti quelli che sono iscritti al Consiglio nazionale elettorale. Il governo cerca di convincere soprattutto la comunità internazionale che c’è stata una massiccia partecipazione al voto, ma questa informazione non è vera.

D. – Lei ha chiesto alle forze armate che smettano di seminare la paura e di difendere la democrazia. Esiste il pericolo di una dittatura militare?

R. – C’è il rischio di quella che noi chiamiamo una “democrazia dittatoriale”, cioè l’imposizione di un regime politico con un’apparenza di democrazia ma dove non contano i diritti umani e la libertà. Penso che corriamo questo pericolo e per questo tutti i vescovi del Venezuela hanno chiesto alle forze armate di rispettare  il loro dovere: difendere la Costituzione, difendere il popolo, difendere la democrazia. Abbiamo fatto appello alla loro coscienza: la loro obbedienza non è a una parte politica o un governante ma a Dio.

D. – Esiste la possibilità concreta che il governo accolga il desiderio del popolo di far svolgere elezioni regionali nazionali quest’anno?

R. – Speriamo che ci sia un cambiamento di rotta da parte del governo. Il governo ha annunciato la possibilità di indire elezioni regionali ma ha chiesto alle forze politiche che vogliono partecipare di iscriversi entro il prossimo mercoledì. Non sappiamo se è una trappola, se è una strategia, però almeno è una porta che si apre e dobbiamo dare l’appoggio concreto a questa iniziativa. Quello che dovrebbe fare il governo è ritirare la Costituente: non è voluta dalla maggioranza del popolo venezuelano e non è, come dicono loro, uno strumento per la pace.

D. – Desidera lanciare un appello alla comunità internazionale attraverso i nostri microfoni?

R. – Sì, abbiamo sentito le dichiarazioni di tanti Paesi, Paesi europei, dell’America Latina e di tutto il mondo, che chiedono al governo di ritirare la Costituente. Hanno detto che ci saranno delle sanzioni contro il Venezuela, speriamo che siano sanzioni contro il governo e non contro la gente.

Radio Vaticana

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