I poveri le principali vittime dei cambiamenti climatici

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Saranno le persone più povere dei Paesi più vulnerabili a doversi adattare alle conseguenze dei cambiamenti climatici che  però loro non hanno contribuito a creare. Lo ha dichiarato oggi mons. Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente vaticano presso l’Ufficio Onu di Ginevra, durante la 28/ma sessione del Consiglio dei Diritti Umani.

Guarda alla prossima Conferenza Onu sul clima, quest’anno a Parigi,  mons. Tomasi, auspicando che possa essere l’occasione per le nazioni di assumersi l’impegno a ridurre le emissioni di carbonio e soprattutto l’impegno a finanziare azioni a supporto delle popolazioni maggiormente colpite dai cambiamenti climatici. La nostra preoccupazione per il bene comune del pianeta e per l’umanità, rileva mons. Tomasi, ci obbliga a dover riconoscere la nostra interdipendenza l’uno con l’altro e con la natura. Nessuno è esonerato dalle conseguenze dei cambiamenti climatici, così come non lo è dal dovere morale di agire in solidarietà reciproca per affrontare questo problema globale, anche per il bene delle generazioni presenti e future. Occorre quindi difendere il diritto allo sviluppo delle nazioni e dei popoli più vulnerabili che affrontano in modo più immediato l’impatto del cambiamento climatico. Povertà e cambiamento climatico sono ormai intimamente legati. E’ stimato in 600 milioni il numero di persone che dovranno affrontare la malnutrizione causata dai cambiamenti del clima, con una percentuale maggiore in Asia meridionale e nelle regioni dell’Africa sub-sahariana. Inoltre, l’aumento di inondazioni, tempeste, e l’innalzamento del livello dei mari, spingeranno sempre più la migrazione dalle campagne verso le periferie delle città, verso le baraccopoli, dove le persone saranno costrette a costruire le loro case, i loro rifugi, in zone a rischio. La Santa Sede, conclude quindi mons. Tomasi, si impegna a supportare gli sforzi che promuovano il bene comune, il rispetto della dignità umana e una cura particolare per i più vulnerabili. Si augura, inoltre, che i contributi promessi al Fondo verde per il clima continueranno ad aumentare in modo da consentire alle nazioni più vulnerabili di mitigare e adattarsi all’effetto dei cambiamenti climatici in modo più efficace.

Fonte: Radio Vaticana

 

 

 

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