Giornata contro le vittime di torture. Il Papa: “È peccato grave”

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L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 26 giugno Giornata internazionale a sostegno delle vittime della tortura. Le Nazioni Unite hanno sempre condannato la tortura come uno degli atti più vili commessi da esseri umani sui loro simili. Secondo il diritto internazionale essa è un crimine ed è soggetta a un divieto assoluto che non può essere giustificato in nessuna circostanza. Questo si applica a tutti i membri della comunità internazionale, indipendentemente dal fatto che lo Stato abbia ratificato o meno trattati internazionali in cui la tortura è espressamente vietata.

La Dichiarazione dei diritti umani

Tale ricorrenza è ancor più importante in quanto il 10 dicembre 2018 si celebrerà il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che all’articolo 5 sancisce: “Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti”. Approvato nel 1948 dall’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite questo documento riveste un’importanza storica fondamentale in quanto rappresenta la prima testimonianza della volontà della comunità internazionale di riconoscere universalmente i diritti che spettano a ciascun essere umano, tra questi, appunto, anche quello di non poter essere sottoposto a tortura.

La tortura non è un ricordo

Nonostante l’assoluto divieto secondo il diritto internazionale, ancora oggi in molti Paesi si assiste a torture, persecuzioni, genocidi e altre forme di trattamento crudele, degradante e disumano. La tortura, dunque, non è un ricordo legato al passato.

L’impegno del Papa

Nel corso del suo pontificato, più volte il Santo Padre ha espresso parole di condanna contro questo crimine. “Torturare le persone è un peccato mortale, è un peccato molto grave”. Con queste parole Francesco, in occasione dellAngelus del 22 giugno 2014, ricordava la Giornata per le vittime della tortura. Ma il Papa non si era limitato alla semplice denuncia, aveva anche chiesto alla Chiesa di darsi da fare, di non stare alla finestra. “Invito i cristiani – aveva detto – ad impegnarsi per collaborare alla sua abolizione e sostenere le vittime e i loro familiari”.

La visita del Pontefice ad Auschwitz

Ma contro la tortura, Francesco si era anche pronunciato durante il suo viaggio in Polonia con queste parole: “La crudeltà non è finita in Auschwitz e Birkenau, è oggi. Oggi si tortura la gente. Tanti prigionieri sono torturati, subito per farli parlare, terribile, oggi ci sono uomini e donne che nelle carceri sovraffollate vivono come animali”.

La notte delle veglie

Come ogni anno, il 26 giugno, l’Acat, Associazione cristiana ecumenica che agisce contro la tortura e la pena di morte, organizza in tutto il mondo la Notte delle veglie. Si tratta di una nottata di preghiera per esprimere vicinanza e sostegno a chiunque nel mondo abbia subito o subisca tortura o trattamenti inumani e degradanti.

Vatican News

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