Gaza, oltre 330 morti. Pax Christi: al fianco di chi soffre

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333 morti è il nuovo bilancio delle vittime palestinesi in 12 giorni di offensiva israeliana. Soltanto nelle ultime 24 ore sono state uccise circa 28 persone, tra loro tre bambini. Oltre 2.200 i feriti. Due i civili morti da parte israeliana, l’ultimo oggi: un beduino colpito da un razzo lanciato da Gaza e caduto in un insediamento nel Neghev. Sarebbero stati oltre 1660, secondo Israele, i razzi sparati finora dai palestinesi. Francesca Sabatinelli:

E’ sempre più pesante il bilancio dei palestinesi caduti sotto i colpi dei raid israeliani, tre quarti dei quali, denuncia l’Onu, sono civili. Tra i morti, come ormai ogni giorno, anche bambini. Tra le vittime di oggi: quattro persone della stessa famiglia sono morte in un bombardamento a Beit Hanoun, nel nord della Striscia, non distante dalla frontiera con Israele, e tra loro due piccoli. Di poche ore prima l’uccisione di un’altra famiglia di cinque persone, a Khan Yunis, nel sud. La comunità internazionale invoca una tregua e una soluzione diplomatica, ma gli sforzi per il momento sono stati del tutto vani.

Israele ha ordinato lo sgombero agli abitanti di due campi profughi della zona centrale di Gaza, così come già fatto nei giorni scorsi con gli abitanti di località vicine al confine con Israele. Le Brigate Ezzedin al-Qassam hanno dichiarato di aver combattuto dietro le linee nemiche, con infiltrazioni di loro uomini in territorio israeliano. Un’informazione non confermata ma neanche smentita da Israele, che attraverso il ministro della Sicurezza interna ha parlato di scontri sulla barriera di confine con miliziani palestinesi.

Priorità degli israeliani resta la distruzione della rete di tunnel di Hamas. “Stiamo estendendo la fase terrestre dell’operazione” hanno dichiarato le forze armate, fanteria e blindati, quindi, per il momento resteranno alle periferie dei centri urbani, nei pressi della frontiera. Intanto altre cifre si aggiungono a quelle drammatiche dei morti: secondo l’ agenzia Onu per i profughi palestinesi, il numero di sfollati da Gaza rifugiatisi negli edifici dell’Unrwa è salito oggi a 55mila, circa 15mila persone più di ieri.

Alla volta di Israele e della Cisgiordania è partito oggi un gruppo del movimento cattolico Pax Christi, coordinatore nazionale in Italia è don Renato Sacco:

R. – Pax Christi! Con un nome così non si può che essere portatori di pace e la pace va costruita ogni giorno, ancor di più là dove c’è, come in questi giorni, una guerra, “un massacro”, noi diciamo. Allora noi andiamo con lo spirito di condividere la sofferenza delle vittime e di non chiudere gli occhi! Noi abbiamo avuto il richiamo forte del viaggio del Papa qualche mese fa e poi la preghiera la sera di Pentecoste; accanto alla speranza della pace c’è la denuncia della follia di questa violenza, che ci sembra inaudita. Allora, di fronte a questa situazione, non possiamo limitarci a stare a guardare! Ciò che abbiamo fatto altre volte negli anni passati, Sarajevo, Iraq, la stessa Betlemme, lo facciamo adesso: essere là a condividere, dal di dentro, la sofferenza di chi oggi sta vivendo questa follia.

D. – Quindi, don Sacco, c’è sicuramente un legame spirituale con chi sta soffrendo, ma il vostro viaggio ha anche degli aspetti strettamente pratici?

R. – Sì, certo! Io credo che in queste situazioni, per chi è là, sia importante sapere che qualcuno non li ha dimenticati e quindi la presenza, a nome anche di chi resta a casa, è importantissima. E poi, certo, portiamo anche delle medicine per l’ambulatorio di Betlemme, e incontreremo il direttore della Caritas Gerusalemme, che è Abuna Raed, a lui daremo anche dei soldi per condividere la sofferenza delle famiglie a Gaza. Soldi che ci sono stati dati in questi 2-3 giorni da tante persone, anche dall’Italia, da famiglie, da parenti, da amici, che così hanno voluto dire: noi non possiamo venire, però, oltre alla preghiera, oltre al ricordo e all’affetto, bisogna condividere anche le cose pratiche con chi ha bisogno adesso.

D. – Quindi voi sarete in Israele, sarete in Cisgiordania, però ovviamente non vi spingerete verso Gaza…

R. – Credo di no. Penso sia praticamente impossibile. E poi, voglio chiarirlo anche per chi ci dice “ma, siete matti! Andate a cercare pericoli…”: noi non vogliamo fare gli eroi o gli avventurieri. Questa nostra presenza non vuole essere una sfida a chissà che cosa, ma un segno di vicinanza. Quindi credo che a Gaza no, però a Betlemme, a Gerusalemme e in altre situazioni dove comunque le persone soffrono. A Gaza faremo arrivare, tramite altre persone, il nostro esserci. Non vuole essere una missione eroica, ma una delegazione di pace laddove sembra che prevalga la violenza, l’uccisione, il massacro, anche di bambini, noi vogliamo dire: “No! Non dobbiamo rassegnarci a questo!”.

Fonte: Radio Vaticana

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