Francesco: l’amore si esprime con la misericordia per chi è nel bisogno

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Prima della recita mariana dell’Angelus, il Pontefice commenta il Vangelo odierno, con la parabola del “buon samaritano”, invitando tutti a “vivere sempre più il legame inscindibile” che c’è tra “l’amore per Dio” e “l’amore concreto e generoso” per i fratelli

“La misericordia nei confronti di una vita umana in stato di necessità è il vero volto dell’amore”. Così Papa Francesco prima di guidare la recita dell’Angelus. Commentando la parabola del “buon samaritano” (cfr Lc 10,25-37), modello di come deve agire un cristiano, il Pontefice chiarisce che “non siamo noi che, in base ai nostri criteri, definiamo chi è il prossimo e chi non lo è, ma è la persona in situazione di bisogno che deve poter riconoscere chi è il suo prossimo, cioè ‘chi ha avuto compassione di lui’”.
È così che si diventa veri discepoli di Gesù e si manifesta il volto del Padre: “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso”. È così che il comandamento dell’amore di Dio e del prossimo diventa un’unica e coerente regola di vita.

Chi è il mio prossimo?
Le pagine dell’evangelista Luca tracciano “un’impronta indelebile nella storia della Chiesa e dell’umanità”. Gesù è interrogato da un dottore della legge su cosa che “è necessario per ereditare la vita eterna”, e il Figlio di Dio lo invita a trovare la risposta nelle Scritture: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso”. C’erano, tuttavia, “diverse interpretazioni” su chi si dovesse intendere come “prossimo”. Di qui la parabola del “buon samaritano”, che si prende cura di un “uomo derubato e percosso dai briganti”.
Sappiamo che i giudei trattavano con disprezzo i samaritani, considerandoli estranei al popolo eletto. Non è dunque un caso che Gesù scelga proprio un samaritano come personaggio positivo della parabola. In questo modo vuole superare il pregiudizio, mostrando che anche uno straniero, anche uno che non conosce il vero Dio e non frequenta il suo tempio, è capace di comportarsi secondo la sua volontà, provando compassione per il fratello bisognoso e soccorrendolo con tutti i mezzi a sua disposizione.

Vera religiosità e piena umanità
Per quella stessa strada, prima del samaritano, rimarca Papa Bergoglio, “erano già passati un sacerdote e un levita, cioè persone dedite al culto di Dio”, senza, tuttavia, fermarsi.
Avevano anteposto una regola umana legata al culto al grande comandamento di Dio, che vuole anzitutto la misericordia. Gesù, dunque, propone come modello il samaritano, che amando il fratello come sé stesso, dimostra di amare Dio con tutto il cuore e con tutte le forze, ed esprime nello stesso tempo vera religiosità e piena umanità.
Fonte: Vatican News

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