Francesco: “La terapia della speranza inizia ascoltando”

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La comunità cristiana non vive in una “cittadella fortificata” ma va per la strada, ascolta le storie di tutti e poi offre la testimonianza dell’amore. Lo ha detto Papa Francesco all’udienza generale, stamani, in Piazza San Pietro. Proseguendo il ciclo di catechesi sulla speranza cristiana, Francesco ha concentrato la sua riflessione sull’incontro dei discepoli di Emmaus con Gesù e ha ricordato che anche nei momenti più brutti, Dio cammina sempre con noi. Infine, è tornato ad invocare la pace per “la cara terra ucraina”.

E’ un incontro rapido quello di Gesù con i discepoli di Emmaus nel quale però c’è “tutto il destino della Chiesa”, sottolinea Papa Francesco all’udienza generale. Una vicenda significativa, dunque, per capirne la missione:
“Ci racconta che la comunità cristiana non sta rinchiusa in una cittadella fortificata, ma cammina nel suo ambiente più vitale, vale a dire la strada. E lì incontra le persone, con le loro speranze e le loro delusioni, a volte pesanti. La Chiesa ascolta le storie di tutti, come emergono dallo scrigno della coscienza personale; per poi offrire la Parola di vita, la testimonianza dell’amore, amore fedele fino alla fine. E allora il cuore delle persone torna ad ardere di speranza”.
Quando incontrano Gesù, i discepoli di Emmaus fuggivano da Gerusalemme. Dopo la sua morte in croce, erano delusi, convinti di essersi lasciati alle spalle una sconfitta che non avevano immaginato. Prima della Pasqua, infatti, erano pieni di entusiasmo, pensando che Gesù avrebbe manifestato la sua potenza ma la Festa si era invece trasformata nel giorno più doloroso della loro vita. E allora Gesù inizia la sua “terapia della speranza”:
“E questo che succede in questa strada è una terapia della speranza. Chi la fa? Gesù. Anzitutto domanda e ascolta: il nostro Dio non è un Dio invadente. Anche se conosce già il motivo della delusione di questi due, lascia a loro il tempo per poter scandagliare in profondità l’amarezza che li ha avvinti. Ne esce una confessione che è un ritornello dell’esistenza umana: ‘Noi speravamo, ma… Noi speravamo, ma …'”.
Quante tristezze, quanti fallimenti, quante speranze poi deluse nella vita di ciascuno, rileva Francesco, ma Gesù camminando con le persone sfiduciate, “in maniera discreta”, riesce a ridare speranza. E parla prima di tutto con le Scritture dove non si trovano “fulminee campagne di conquista”:
“La vera speranza non è mai a poco prezzo: passa sempre attraverso delle sconfitte. La speranza di chi non soffre, forse non è nemmeno tale. A Dio non piace essere amato come si amerebbe un condottiero che trascina alla vittoria il suo popolo annientando nel sangue i suoi avversari. Il nostro Dio è un lume fioco che arde in un giorno di freddo e di vento, e per quanto sembri fragile la sua presenza in questo mondo, Lui ha scelto il posto che tutti disdegniamo”.
Poi il segno di cosa deve essere la Chiesa: come ha spezzato il pane, Gesù “spezza” la nostra vita e la offre a tutti, “perché – sottolinea – non c’è amore senza sacrificio” .
Tutti nella vita vivono momenti bui nei quali sembra ci sia solo un muro davanti ma Francesco ricorda che “Gesù è sempre accanto a noi per ridarci speranza”, dicendoci: “Vai avanti, io sono con te”. Questo “il segreto della strada che conduce a Emmaus”: anche attraverso le apparenze contrarie, Dio non smetterà mai di volerci bene:
“Dio camminerà con noi sempre, sempre, anche nei momenti più dolorosi, anche nei momenti più brutti, anche nei momenti della sconfitta: lì è il Signore. E questa è la nostra speranza: andiamo avanti con questa speranza, perché Lui è accanto a noi camminando con noi. Sempre”.
Al termine della catechesi, Francesco invoca la pace “per la cara terra ucraina”, salutando un gruppo di ucraini, che hanno partecipato al pellegrinaggio militare internazionale a Lourdes. Nel rivolgersi, poi, ai pellegrini provenienti da Siria, Terra Santa e Medio Oriente, sottolinea che tante persone vivono come i discepoli di Emmaus, “con il cuore spezzato a causa delle guerre”. Solo Il Risorto, dice, può riaccendere nell’umanità delusa “la fiamma della speranza che non delude mai”. Ai pellegrini italiani, infine, ricorda l’odierna memoria di Maria Ausiliatrice, “aiuto dei cristiani”.

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