Francesco: “I governi favoriscano la piena partecipazione dei popoli indigeni”

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I governi favoriscano una piena partecipazione dei popoli indigeni. Lo chiede il Papa che, stamani prima dell’udienza generale, nell’Auletta dell’Aula Paolo VI, ha rivolto un discorso in spagnolo ai circa 40 rappresentanti di popoli indigeni, al termine del Terzo Forum a loro dedicato. L’incontro, conclusosi a Roma lunedì scorso, è stato convocato dall’Ifad, il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo, che celebra quest’anno il 40.mo di fondazione.

Francesco saluta le circa 40 persone presenti, rappresentanti di quei 30 popoli indigeni che si stimano in 370 milioni di persone. Vivono in 90 Paesi fra Asia, Africa e America latina e sono il 5 per cento della popolazione mondiale, ma rappresentano il 15 per cento della povertà globale.

Per collaborazione fra governi e popoli indigeni serve diritto a consenso preventivo

Il discorso del Papa parte dalla questione centrale discussa in questo Terzo Forum: come conciliare il “diritto allo sviluppo” con la tutela delle loro caratteristiche e dei loro territori, soprattutto quando si tratta di attività economiche che possono interferire con le culture indigene. Per il Papa dovrebbe sempre prevalere il diritto al consenso preventivo e informato, come prevede l’articolo 32 della Dichiarazione sui diritti dei popoli indigeni:
“Sólo así se puede garantizar una cooperación pacífica …
Solo così è possibile assicurare una collaborazione pacifica tra autorità governative e popoli indigeni, superando contrapposizioni e conflitti”.

Valorizzare e favorire piena partecipazione
Ma oltre al consenso preventivo, c’è un secondo aspetto che sta a cuore al Papa: è quello della piena partecipazione, cioè “inclusione e non solo considerazione”. Nell’elaborazione di progetti e linee guida, bisogna che questi siano “inclusivi dell’identità dei popoli indigeni”, con speciale attenzione a giovani e donne:

“Esto implica que los gobiernos reconozcan que las comunidades indígenas …
Ciò significa per i Governi riconoscere che le Comunità autoctone sono una componente della popolazione che va valorizzata e consultata e di cui va favorita la piena partecipazione, a livello locale e nazionale. Non si può permettere una emarginazione o una divisione in classi: prima classe, seconda classe… Integrazione con piena partecipazione”.
A realizzare questa necessaria road map, può contribuire l’Ifad con i suoi finanziamenti e la sua competenza perché “uno sviluppo tecnologico ed economico” che non lascia una qualità della vita integralmente superiore, conclude citando la Laudato sì, non si può considerare progresso.

Non permettere fra le nuove tecnologie quelle che distruggono la terra

Il terzo punto su cui Francesco si sofferma nel parlare con i rappresentanti dei popoli indigeni, è il rispetto del creato, testimoniato da loro. Nelle vostre tradizioni, rileva il Papa, “vivete il progresso con una cura speciale per la madre terra”, perché quello che voi portate nella storia è cultura:
“En este momento, donde la humanidad está pecando gravemente al no cuidar a la tierra…
In questo momento in cui l’umanità sta peccando gravemente nel non prendersi cura della terra, io vi esorto a continuare a dare testimonianza di questo”. Non permettete, esorta in conclusione, fra le nuove tecnologie quelle che distruggono la terra, che distruggono l’equilibrio ecologico, e che finiscono per distruggere la saggezza dei popoli.

Fonte: Radio Vaticana

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