ETIOPIA – “Corridoi umanitari” per i profughi: una via per salvare delle vite

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Adis Abeba – In Etiopia non ci sono strutture mediche altamente qualificate, né per i cittadini, né per i profughi presenti sul territorio. Ma, grazie alla creazione di alcuni “corridoi umanitari”, dal novembre 2017 a oggi 327 profughi eritrei, somali e sudsudanesi sono giunti in Italia beneficiando di strutture ospedaliere e assistenziali italiane. Entro la fine del 2018, ne arriveranno altri 173, frutto dell’operazione curata dalla Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con la Conferenza episcopale italiana e il Governo italiano.
I “corridoi umanitari”, spiega a Fides Giancarlo Penza della Comunità di sant’Egidio, “sono un modo per far arrivare in Italia i rifugiati, sottraendoli ai trafficanti e con la certezza che chi arriva riuscirà a integrarsi nella società”.
L’idea è nata nel 2011 di fronte alle continue stragi del mare Mediterraneo. Dopo un attento studio delle leggi vigenti, si è scoperta la possibilità, per i singoli paesi europei, di concedere un numero annuale di visti di ingresso “a territorialità limitata”, cioè validi solo per il paese che li ha rilasciati. “Il Governo italiano ha accettato la proposta di concedere visti a persone vulnerabili sottraendole ai viaggi della disperazione”, spiega Penza.
A novembre 2017 è partito il primo gruppo proveniente dall’Etiopia: si tratta di bambini malati, vedove, giovani che hanno subito carcere e torture. Sono persone generalmente segnalate da organizzazioni religiose che lavorano in loco, ma anche dall’Agenzia etiope per i rifugiati e dall’Acnur. In Italia sono accolte da famiglie, associazioni, parrocchie che offrono vitto e alloggio, corsi di italiano e un sostegno per le pratiche burocratiche. Il contributo finanziario è offerto dalla Conferenza episcopale italiana, e copre la maggior parte dei costi grazie ai fondi dell’8 per mille. Allo Stato l’operazione non costa nulla. Il sistema, ben controllato, “permette di salvare vite umane”, conclude Penza.

Agenzia Fides

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