Concistoro: riconoscere ai cristiani del Medio Oriente i diritti degli altri cittadini

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Il Medio Oriente ha un bisogno urgente di ridefinire il proprio futuro: questa, in sintesi, la riflessione emersa dagli interventi in Aula dei partecipanti al Concistoro dedicato alla questione mediorientale. I circa trenta interventi dei cardinali e patriarchi hanno ribadito l’urgenza della pace nella regione e della tutela dei cristiani e delle minoranze, soprattutto nel diritto alla libertà religiosa. Il servizio di Isabella Piro:
Iraq, Siria, Egitto, Terra Santa, Giordania, Libano: questi alcuni dei Paesi che hanno fatto sentire la loro voce in Aula del Sinodo, attraverso gli interventi dei rispettivi Patriarchi e Cardinali. In generale, sono stati ribaditi alcuni principi: l’esigenza della pace e della riconciliazione in Medio Oriente, la difesa della libertà religiosa, il sostegno alle comunità locali, la grande importanza dell’educazione per creare nuove generazioni capaci di dialogare tra loro, il ruolo della comunità internazionale.
Riguardo al primo punto, è stato sottolineato che il Medio Oriente ha un bisogno urgente di ridefinire il proprio futuro; è stata messa in risalto l’importanza di Gerusalemme come “capitale della fede” per le tre grandi religioni monoteiste ed è stata poi evidenziata la necessità di arrivare ad una soluzione dei conflitti israelo-palestinese e siriano. Di fronte alle violenze perpetrate dall’Is, è stato ribadito che non si può uccidere in nome di Dio.
In relazione alla libertà religiosa è stato sottolineato che la libertà di religione, insieme a quella di culto e di coscienza, è un diritto umano fondamentale, innato ed universale, un valore per tutta l’umanità. Accanto a tale diritto, si è evidenziata anche l’esigenza che ai cristiani siano riconosciuti tutti i diritti civili degli altri cittadini, soprattutto nei Paesi in cui attualmente la religione non è separata dallo Stato.
Riguardo, inoltre, al sostegno per le comunità locali della regione, è stato ribadito che un Medio Oriente senza cristiani sarebbe una grave perdita per tutti, poiché essi hanno un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’equilibrio della regione e per il grande impegno nel settore dell’educazione. E’ essenziale quindi incoraggiare i cristiani affinché restino in Medio Oriente e perseverino nella loro missione, anche perché essi hanno sempre contribuito al benessere dei Paesi in cui vivono.
In quest’ottica, una riflessione è stata fatta anche riguardo al problema della migrazione dei cristiani: essi devono trovano accoglienza nelle Chiese e negli Stati in cui emigrano con l’auspicio di avere anche strutture pastorali adeguate per i diversi riti. Inoltre, è stato richiesto di proseguire l’invio di aiuti umanitari in Medio Oriente, affinché i cristiani siano incoraggiati a restare sul posto e di coltivare le diverse manifestazioni di solidarietà possibili da parte delle Chiese di altri Paesi, anche con viaggi e pellegrinaggi.
Quanto all’educazione, è stato fatto notare come in molti Paesi mediorientali i libri di testo scolastici non parlino in modo positivo delle religioni differenti da quella di Stato e come sia necessaria una riflessione su questo punto da parte delle istituzioni locali. In quest’ottica, è stato auspicato il dialogo interreligioso con i musulmani, a partire dalla base comune della ragione, ed una viva cooperazione ecumenica, affinché tutte le Chiese del Medio Oriente facciano sentire una loro unica voce.
Alla comunità internazionale, in particolare, è stato richiesto di garantire, ai profughi cristiani, la possibilità di tornare quanto prima nelle loro case, attuando delle “zone di sicurezza”, ad esempio nella Piana di Ninive. Infine, è stato anche levato un appello per tutte le persone rapite in Medio Oriente, affinché il mondo non si dimentichi di loro.

Fonte: Radio Vaticana

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