Ciclone Idai: l’impegno della Chiesa in aiuto di Mozambico e Malawi

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Saranno inviati 2500 filtri per depurare l’acqua nelle zone devastate dal passaggio di Idai. “Mancano acqua potabile e rifugi alternativi per chi ha perso tutto”, spiega ai nostri microfoni monsignor Tejado Munoz, sottosegretario del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale

In Mozambico la situazione rimane gravissima. Oltre ai 598 morti e 1500 feriti causati dal passaggio del ciclone Idai, sono più di 110mila le abitazioni distrutte ma l’emergenza maggiore è adesso quella del colera. Sono 1400 i casi già registrati. “Abbiamo bisogno del sostegno finanziario della comunità internazionale. Queste persone sono state devastate, non hanno più mezzi di sussistenza, hanno perso le loro case, le loro fattorie, i loro raccolti, le persone care – spiega David Beasley direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, da subito al lavoro per sfamare gli sfollati. “Avranno bisogno di aiuto almeno per i prossimi 6-12 mesi per rimettere i loro piedi sulla terra”, afferma, “le scuole sono andate perdute, i bambini sono stati gravemente colpiti, le famiglie sono state spazzate via con tutto quello che avevano, e ora sta arrivando il momento di ricostruire”.
Vatican News ha raccolto la testimonianza di monsignor Segundo Tejado Munoz, sottosegretario del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, che per il Dicastero sta seguendo l’evolversi della situazione.
Fonte: Vatican News

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