Centro Astalli: dare ai rifugiati una vita integrata

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Alla presentazione dei rapporto annuale 2018 del Centro Astalli, fotografia della migrazione in Italia e dei servizi offerti da quella che è a sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, i protagonisti non sono tanto i numeri, quanto le persone. Persone come Moussa, 27 anni, fuggito dal Mali perché detenuto per aver lavorato come meccanico per il governo deposto con un colpo di stato. Moussa racconta la sua storia nella sala Squarzina del Teatro Argentina di Roma.

La storia di Moussa, fuggito dal Mali

“Ho camminato tantissimo – spiega – ho viaggiato fino all’Algeria e poi in Libia”. E la Libia era peggio del Mali, perché è stato messo in carcere perché era senza documenti, e ha subito torture e violenze. E’ riuscito a salire su un gommone e arrivare in Sicilia. Ora vive in una comunità di ospitalità del Centro Astalli e vorrebbe prima o poi ricominciare a studiare Legge. “So che non posso farlo subito – racconta – ma sono un bravo meccanico, conosco i motori, e mi piacerebbe farlo anche in Italia”.

Osman, da Mogadisco a Roma ora parla agli studenti

Osman, 29 anni, da nove in Italia, è fuggito da Mogadisco e dalla Somalia tormentata dal terrorismo e dalle bande militari, quando ne aveva 18, e ora lavora come mediatore culturale e traduttore dall’arabo. Ci racconta del servizio che fa per il Centro Astalli che lo ha aiutato nell’integrazione. Incontra i ragazzi delle scuole superiori italiane e racconta la sua storia. “Le loro facce prima sono diffidenti – spiega – distanti, poi curiose, sbalordite e alla fine conquistate”.

Padre Ripamonti: uscire dall’emergenza

Al termine della presentazione, protagonisti anche il presidente Rai Monica Maggioni e il direttore dell’Espresso Marco Damilano, raggiungiamo padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli. “Il rapporto annuale ci consegna questa fotografia in movimento – ci dice – L’auspicio è che il lavoro che facciamo ogni giorno sia quello di creare sempre meno persone con una vita precaria, e sempre più persone con una vita integrata. Questo è un auspicio che facciamo anche alle istituzioni, perché si esca dall’emergenza e si vada verso una programmazione che sia il più possibile al servizio delle persone”.

Padre Baggio: il sogno di un mondo con spazio per tutti

Padre Fabio Baggio, sottosegretario Sezione Migranti e Rifugiati della Santa Sede, ha portato il saluto di Papa Francesco. “La crescita degli enti del Centro Astalli riflette proprio quello che il Papa ha chiesto – ci spiega – muoversi da quella che poteva essere una prima accoglienza, uno spazio per dormire e per mangiare, ad una riflessione molto più grande su quella che è l’integrazione, per portare queste persone all’autonomia ma soprattutto ad essere poi dei grandi collaboratori di crescita delle nostre società, che sono pronte a fare spazio a queste persone, per poi arrivare anche all’ultimo punto che è quello di sognare insieme un mondo in cui ci sia davvero spazio per tutti”.

Vatican News

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