Card. Parolin: “La fede cristiana radice spirituale d’Europa”

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L’Europa contemporanea ha un immenso bisogno dell’umile e forte carisma benedettino”: così il cardinale segretario di Stato vaticano Pietro Parolin celebrando, nel Monastero di Montecassino, i vespri nel 50.mo anniversario della proclamazione di San Benedetto a Patrono Primario d’Europa, stabilita dal beato Paolo VI. Il servizio di Benedetta Capelli:

Paolo VI e Montecassino avevano un particolare legame. Papa Montini fin da giovanissimo – ricorda il card. Pietro Parolin – sentiva tra le mura dell’abbazia “una pace vera”, “attiva e feconda” ed il segreto era nel carisma stesso di san Benedetto. “Le mura severe, magnifiche, tranquille, non sono che il segno visibile – afferma il porporato – di una virtù interiore, quella pace che a sua volta è frutto di una fedeltà al carisma benedettino”. E’ dunque nell’orizzonte monastico della sensibilità spirituale di Paolo VI che va ricercato il motivo che spinse, 50 anni fa dopo il drammatico bombardamento del febbraio del 1944, a consacrare personalmente la nuova Basilica e nell’occasione a proclamare san Benedetto, patrono d’Europa.
Secondo il segretario di Stato vaticano, Papa Montini era “un monaco del cuore”, da sempre affascinato dalla vita monastica che era “scoperta della bellezza della preghiera”. Proprio il silenzio, la pace, la preghiera erano per Paolo VI le risposte al frastuono, all’esteriorità dell’uomo dei suoi tempi e per questo invocava la necessità di “riaffacciarsi al chiostro benedettino”. Due erano gli obiettivi sui quali, per lui, plasmare l’Europa: la fede e l’unità spirituale dei popoli europei, radicata nel Vangelo.
E San Benedetto era modello di questo perché – sottolinea il card. Parolin – era “pacis nuntius”, aveva come strumenti di unità e di evangelizzazione tra popoli differenti: la Croce, il libro e l’aratro; vere e proprie basi per l’Europa unita. Paolo VI diceva che con la Croce, con la legge di Cristo, Benedetto cementò l’unità spirituale perché i popoli diversi si sentivano l’unico popolo di Dio. Con il libro, e quindi con la cultura, salvò la tradizione classica degli antichi, restaurando il culto del sapere. Infine fu con l’aratro, con il suo “ora et labora”, che elevò la fatica umana.
“La fede cristiana – afferma il porporato – ha promosso l’umanità, rivelandosi come sua autentica radice spirituale”. Vale per il passato dell’Europa ma anche per il futuro. “Il carisma monastico, con la sua eredità spirituale può infatti contribuire magnificamente anche oggi, in Europa e fuori dai suoi confini, a tracciare la strada verso un umanesimo integrale”. “L’Europa contemporanea ha un immenso bisogno dell’umile e forte carisma benedettino – aggiunge – a partire dal riconoscimento del primato a Cristo e con l’osservanza della sua “Regola”. Oggi si può da qui “offrire a tutti la rinnovata consapevolezza delle comuni radici cristiane del continente” e portare chi è disorientato “verso la bellezza della preghiera e la gioia che emana da una vita donata a Dio”.
Infine il card. Parolin, al termine dell’omelia, ha fatto cenno al recente provvedimento adottato dal Papa riguardo la nuova configurazione dell’Abbazia territoriale di Montecassino. “Si tratta – ha detto – di una misura che trova chiaro riferimento nelle indicazioni del Concilio Vaticano II e nel Motu Proprio “Catholica Ecclesia” del 1967 ed intende esprimere la sollecitudine apostolica per l’Abbazia, garantendone un quadro giuridico più consono alla vita monastica e favorendo una cura pastorale più rispondente alle esigenze del mondo attuale”.
Viva riconoscenza della Santa Sede poi è stata espressa per tutti gli abati che in passato hanno guidato l’Abbazia, al termine dell’omelia una preghiera per l’Europa perché, attraverso san Benedetto, “possa ritrovare i suoi ideali e nuovo slancio e vigore per affrontare le sfide attuali”.

Fonte: Radio Vaticana

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