Appello del Papa per la Siria: “Si rischia una catastrofe umanitaria”

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Al termine dell’Angelus, Papa Francesco ha lanciato un appello per la Siria, invitando ancora una volta la comunità internazionale a lavorare sul fronte diplomatico e dei negoziati per salvare vite umane.

La preoccupazione di Papa Francesco per quanto sta avvenendo in Siria è molto forte. Dopo la preghiera dell’Angelus, il Pontefice ha ricordato le “notizie inquietanti” che vengono da quell’area, paventando il rischio di “una possibile catastrofe umanitaria”. Pertanto l’invito è a tutti gli attori coinvolti di non lesinare alcuno sforzo soprattutto per salvaguardare la vita di persone innocenti.
Fa dolore, spirano ancora venti di guerra e giungono notizie inquietanti sui rischi di una possibile catastrofe umanitaria nell’amata Siria, nella Provincia di Idlib. Rinnovo il mio accorato appello alla Comunità internazionale e a tutti gli attori coinvolti ad avvalersi degli strumenti della diplomazia, del dialogo e dei negoziati, nel rispetto del Diritto umanitario internazionale e per salvaguardare le vite dei civili.

Allarme dell’Onu su Idlib

Nei giorni scorsi anche le Nazioni Unite hanno parlato, in caso di attacco, della possibilità di una catastrofe umanitaria ad Idlib, nella parte nord-occidentale della Siria, roccaforte dei ribelli jihadisti. In questa città si starebbe profilando lo scontro finale con le truppe di Damasco, sostenute da Russia e Iran. Da giorni le forze lealiste siriane e i loro alleati si preparano a lanciare operazioni di terra e di aria su larga scala contro i miliziani ribelli che — secondo le forze di Damasco — si sono asserragliati nella zona anche con uomini legati ad Al Qaeda. Gli insorti, nei giorni scorsi, hanno fatto esplodere due importanti ponti sul fiume Oronte che congiungevano Idlib con la provincia di Hama, sotto il controllo governativo, nel tentativo di ostacolare il temuto assalto delle truppe di Damasco.

La diplomazia riunita a Teheran

Si lavora a livello diplomatico per trovare una soluzione tra le parti coinvolte e i loro alleati e anche per creare corridoi umanitari nella regione. A Teheran, il prossimo 7 settembre, è previsto un nuovo incontro tra Iran, Russia e Turchia per cercare una via d’uscita. Iran e Russia sarebbero intenzionate a dare il colpo finale ai jihadisti mentre la Turchia, ai ferri corti con gli Stati Uniti, si opporrebbe temendo nuovi flussi di profughi sul suo territorio. Proprio gli Usa hanno mostrato preoccupazione per una possibile nuova carneficina intanto il rappresentante speciale degli Stati Uniti per la Siria, James Jeffrey, si recherà in Medio Oriente per constatare la situazione di persona e approfondire la denuncia di Mosca sui presunti attacchi chimici.

Vatican News

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