Afrin, raid aerei turchi devastano un sito cristiano patrimonio Unesco

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Le bombe hanno colpito il sito di Brad, che ospita diverse chiese e monasteri bizantini e tombe del periodo romano. Distrutti molti edifici fra i quali la tomba di san Marone e la chiesa di san Giuliano. Esperto siriano: Una delle pagine più belle della storia del cristianesimo in Oriente. Nemmeno l’invasione mongola aveva provocato simili danni.

Afrin (AsiaNews) – I raid aerei turchi che, nei giorni scorsi hanno accompagnato l’avanzata delle truppe di terra nella conquista di Afrin [enclave curda nel nord della Siria caduta il 17 marzo], hanno danneggiato un antico sito cristiano situato nella regione nord-orientale della Siria. A rivelarlo sono fonti del Dipartimento siriano per le antichità, secondo cui “caccia turchi hanno bombardato il sito di Brad, circa 15 km a sud della città di Afrin”, inserito fra i patrimoni Unesco.

Dal 2011 l’area di Brad – che comprende diverse chiese e monasteri bizantini, oltre che tombe risalenti al periodo Romano – è sotto la tutela dell’organismo Onu che vigila sull’educazione, la scienza e la cultura. Mahmoud Hamoud, capo del Dipartimento siriano per le antichità, aggiunge che i missili “hanno distrutto molti edifici” fra i quali la tomba di san Marone, fondatore della comunità maronita e venerato da cattolici e ortodossi.

I caccia turchi hanno distrutto pure la chiesa di san Giuliano, che comprende un mausoleo, ed è considerata uno degli edifici cristiani più antichi al mondo. Esso risale, aggiunge l’esperto, “alla fine del quarto secolo”.

Il 20 gennaio scorso Ankara ha lanciato una imponente offensiva contro le milizie curde Ypg (Unità di Protezione Popolare), che considera collegate ai gruppi “terroristi” curdi del Pkk (Partito curdo dei lavoratori), protagonisti di una pluridecennale lotta per l’indipendenza. Conquistata Afrin, ora la Turchia di dirige verso altre città curde dell’area come annunciato dal presidente Recep Tayyip Erdogan, il quale punta al controllo di tutte le zone di confine nel settore orientale del Paese.

I danni al patrimonio cristiano non sono gli unici causati dalle truppe turche, sostenute da milizie ribelli filo-jihadiste in lotta contro il presidente siriano Bashar al-Assad. Alla fine di gennaio Damasco ha accusato Ankara di aver danneggiato il tempio neo-ittita di Ain Dara, di 3mila anni. Il governo turco aveva risposto che “gli edifici religiosi e culturali, i siti storici, le rovine archeologiche e i luoghi pubblici non rappresentavano obiettivi sensibili da colpire”. Tuttavia, i danni al patrimonio culturale siriano e mondiale provocati dall’offensiva restano.

Insieme alla tomba di san Marone, scoperta nel 2002 da un gruppo di archeologi francesi, l’antica città di Brad ospita anche diverse vestigia cristiane dell’epoca romana e bizantina. “Questo sito – commenta l’ex responsabile del patrimonio archeologico siriano Maamoun Abdulkarim – costituisce una delle più belle pagine della storia del cristianesimo. Esso ospita tre chiese, un monastero e una torre di cinque metri”. “Nemmeno l’invasione mongola – aggiunge – aveva fatto questi danni”.

Nelle scorse settimane gli esperti avevano lanciato l’allarme in merito a oltre 40 villaggi cristiani della regione di Afrin, che l’Unesco ha ribattezzato “villaggi antichi del nord della Siria” e che comprendono anche diversi siti considerati patrimonio dell’umanità. Questi luoghi, afferma l’organismo Onu, forniscono “una panoramica eccezionale sullo sviluppo della cristianità” nella regione orientale e vanno per questo tutelati e preservati.

Intanto nella Ghouta orientale, enclave ribelle alla periferia di Damasco, anche uno degli ultimi gruppi di opposizione nell’area sotto assedio dell’esercito governativo ha annunciato il cessate il fuoco. A riferirlo è la Bbc, secondo cui i miliziani di Faylaq al-Rahman hanno accettato la tregua mediata delle Nazioni Unite. Una decisione, spiegano i vertici del gruppo, che consentirebbe colloqui con l’esercito russo, alleato della Siria, circa le garanzie per la sicurezza dei civili. Le truppe siriane hanno ormai preso il controllo dell’80% dell’enclave.

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